“Si muore più sul lavoro che in guerra”
La Cgil lancia l’allarme

MACERATA -Sono tre le morti nel territorio dall'inizio del 2014. Massimo De Luca, segretario Fillea Cgil Macerata: "Si tende ad investire sempre meno nella formazione, nella tutela del lavoratore e nella sicurezza. I governi lasciano la situazione nel silenzio"
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Matteo Ferretti, Maurizio Procaccini, Massimo De Luca e Carlo Cesca

La conferenza stampa di questo pomeriggio. Da sinistra Matteo Ferretti, Maurizio Procaccini, Massimo De Luca e Carlo Cesca

di Carmen Russo

«In questo paese si muore più sul lavoro che per incidenti di altro genere o addirittura in guerra», è la drammatica situazione dipinta da Massimo De Luca, segretario Fillea Cgil Macerata a fronte delle ultime morti sul posto di lavoro, ultima in ordine cronologico quella di Sulo Hoxha, il camionista albanese di 54 anni schiacciato nella cabina della betoniera lungo la strada tra San Severino e Castelraimondo (leggi l’articolo). Ma non è l’unico episodio nel maceratese che conta dall’inizio dell’anno 3 morti per incidenti causati dal mancato rispetto delle norme di sicurezza sul  luogo di lavoro. «E’ una situazione a cui i governi non prestano attenzione – continua De Luca – C’è l’assoluto silenzio nei confronti di questo problema da parte delle istituzioni. Il tutto probabilmente nasce dalla precarietà del lavoro e dalla minima durate dei contratti, si tende ad investire sempre meno nella formazione per la sicurezza e sulla strumentazione necessaria».
E’ Maurizio Procaccini, coordinatore Filt della provincia di Macerata, ad illustrare la situazione sulla sicurezza del settore trasporti. «Soprattutto per le merci, ma ultimamente anche per le persone, il trasporto sta attraversando un periodo particolarmente drammatico. La crisi agisce su più fronti, alcuni imprenditori senza scrupoli tendono a non far rispettare le norme ad esempio quelle sul riposo sancito dalla legge o non controllando puntualmente i mezzi. Preoccupa inoltre l’invasione di lavoratori interinali stranieri a basso costo. Non è chiaro, inoltre, del perché ci siano pesanti controlli e tutela sul trasporto pubblico e meno su quello destinato alle scuole materne ed elementari come ad esempio gli scuolabus. Siamo preoccupati per i livelli di sicurezza».

Matteo Ferretti e Maurizio Procaccini

Matteo Ferretti e Maurizio Procaccini

Un’altra motivazione della precarietà del lavoro è dovuta, secondo la Cgil alla riforma Fornero, che ha di fatto livellato, l’età di pensionamento alzandola, senza tener conto del tipo di mansione o lavoro. Dati nazionali infatti vedono che per ogni morte di lavoratori dai 25 ai 50 (su un milione di lavoratori), ce ne siano 5 di over 65. «Non si è tenuto conto dei lavori logoranti ed è sbagliata la formazione, obsoleta per i più grandi, insufficiente per i più giovani», dice Matteo Ferretti della Fillea.
Una battaglia che la Cgil continua a combattere, su più fronti, tutelando anche tutti i lavoratori che non sono in regola: «Come il caso di un’azienda del legno di Recanati in fallimento a marzo 2014, i cui operai sono andati in cassa integrazione, tranne 5, dichiarati apprendisti, ma che poi abbiamo scoperto svolgere mansioni da operai. Siamo riusciti, con l’intervento dell’ispettorato del lavoro, a riconoscerli tali addirittura dal 2011», dice Carlo Cesca.

«Anche per queste motivazioni, sciopereremo sabato 25 ottobre a Roma. Lì chiederemo che non siano creati posti di lavori, togliendo, però, i diritti rendendo precario il nostro mondo», conclude Massimo De Luca.

Massimo De Luca e Carlo Cesca

Massimo De Luca e Carlo Cesca

Nelle Marche, infatti, già oggi si contano 3800 adesioni per un totale di 75 pullman e si prevede di superare i 5mila partecipanti per la manifestazione organizzata per sabato prossimo, a cui si può aderire contattando al più presto la sede della Cgil più vicina.
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