di Gianluca Ginella
“Sono uno storico autodidatta”, lo diceva con orgoglio Libero Paci, un maceratese che raccontava di essere nato “sotto la torre di piazza (della Libertà, ndr)”. Si è spento ieri pomeriggio, alle 16, a 89 anni. Era ricoverato a Villa Cozza di Macerata, dopo che negli ultimi mesi aveva avuto problemi di salute. Lascia la moglie, Ersilia Nicolai, e una collezione di libri su Macerata e un archivio che narra secoli di storia locale, di famiglie, di politica, di vie e luoghi. La sua passione per Macerata e la storia era nata fin da quando era giovane “aveva circa 20 anni e teneva una scatola con delle piccole schede con aneddoti, storia, vicende politiche, economiche e culturali” racconta la moglie Ersilia, che Paci aveva sposato nel 1988. La coppia non aveva figli e viveva a Macerata in via Giuliozzi. Paci era “molto ironico, aveva sempre la battuta pronta – racconta Ersilia –. Vorrei che fosse ricordato come una persona onesta, specchiata, e amante di Macerata. Lui diceva di amare Macerata, aveva un grande amore per la sua città”. Dove era nato l’undici di ottobre del 1924. Come soleva dire “sotto la torre di piazza, non so perché dicesse così. Io lo ricordo come una persona rispettosa dei valori storici, delle tradizioni, e molto preciso” prosegue la moglie Ersilia. Tanti i libri che Paci ha scritto ma in particolare i tomi che ne hanno caratterizzato l’attività di storico sono “Ma c’era Macerata” e “La storia di Macerata”. Volumi ricchi di aneddoti e di storie capaci di sorprendere anche chi a Macerata c’è nato. “Libero era per la verità storica, non per le storielle” tiene a sottolineare la moglie Ersilia. Nel corso delle sue ricerche aveva scoperto e sostenuto come l’università di Macerata fosse nata diversi anni dopo il 1290 (data indicata come quella di fondazione), aveva ricercato la verità su quale fosse la vera casa in cui nacque padre Matteo Ricci, e ultimamente si era appassionato alla storia di San Giuliano. “Diceva che ne esistevano due, san Giuliano di Antiochia e san Giuliano ospitaliere e lui pensava che il patrono di Macerata potesse essere il san Giuliano di Antiochia. Aveva cominciato a scrivere qualcosa ma poi non era stato bene” dice ancora la moglie Ersilia. Che poi racconta della sua passione per la musica classica, le arie dell’Opera e dice che “Libero non lo dimenticherò mai, rimarrà sempre con me”.
Libero Paci è stato ricordato anche dal sindaco Romano Carancini e dalla sua amministrazione. “Illustre storico, archivista, intellettuale insigne, fondamentale punto di riferimento per la storia e la cultura maceratese – ha scritto il sindaco Carancini in un telegramma inviato alla famiglia – la città di Macerata ne ricorda, con ammirazione e riconoscenza, l’altissimo contributo culturale offerto attraverso gli insegnamenti e le opere, la passione civile e il forte impegno profusi a beneficio della comunità”. Paci è stato un ricercatore, un archivista e uno scrittore. Per oltre 30 anni è stato dipendente del comune (fino al 1988), prima come segretario comunale del sindaco Otello Perugini, poi aveva lavorato come bibliotecario alla Mozzi Borgetti, dove riordinò diversi fondi librari “ma anche, grazie alla sua passione per la musica, manoscritti e libretti musicali, contribuendo alla valorizzazione e alla fruizione del prezioso patrimonio della biblioteca comunale” scrive Carancini. Paci è stato anche collaboratore de il Messaggero.
Il funerale di Paci è stato fissato per domani, alle 9, nella chiesa di Santa Croce di Macerata.
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Con Libero ci lascia un pezzo di storia della nostra città. Libero Paci rimane un punto certo per le ricerche storiche e “leggendarie” di Macerata. Potenza ironica, sottofondo “romantico”, mai nostalgico, sempre pungente-sorridente. Si allontana e ci lascia la “figura” classica di un”erudito” anomalo e universale. I suoi studi sono stati giustamente “saccheggiati” per ogni tesi di laurea che ci riguardi da vicino. Raccolsi, molti anni or sono, i suoi “pezzi” scritti per il messaggero e chiesi a Magdalo Mussio xi illustrali. Il libro di Libero andò a ruba: testi folgoranti, comici, parodici. Di una disponibilità rara ed inedita, tra noi. ” Ma c’era Macerata” è e resterà un classico e la spia stilistica di un carattere e di una cultura che davvero ci mancheranno. Guido Garufi
Sentite condoglianze alla signora Ersilia.
Volevo solo aggiungere che sarebbe un dovere-piacere che il Consiglio comunale decidesse di dedicare a Paci una via e insieme a lui ad un arbitro intenazional e di calcio, Cesare Jonni.
Ciao caro amico Libero, e grazie di tutte le informazioni che mi hai dato nel corso del tempo. Sentite condoglianze alla Signora Ersilia.
Sono pienamente d’accordo con l’amico e poeta Guido Garufi per le parole spese nei confronti del caro Libero. I suoi libri sono tra i miei più cari, insieme a quelli dell’Arte, di Carnevale, della Teosofia, della Massoneria, di Morena Oro, di Masino Ercoli, di Lucia Tancredi, Corano e Bibbie varie. Tutto ciò – ed altro – mi ha fatto crescere e mi riempie di speranza. Perchè quando c’è “Pensiero” e “Amore”, come quello di Libero Paci, non possiamo fare morire in noi la “Speranza” che l’evoluzione continui verso più alti Stati d’Essere.
Mi unisco al cordoglio. Storico autodidatta, ma con il piacere dell’indagine e la competenza sulle fonti, Libero Paci è stato maestro di tanti ricercatori di storia locale (Macerata e provincia). Maestro anche mio, seppure per solo due o tre brevi incontri e qualche illuminante “dritta” che ha avuto la cortesia di darmi soprattutto sul condominiale teatro settecentesco di Montecosaro, dal 2003 ribattezzato “Teatro delle logge”.
Mi associo anche io al cordoglio dell’amico Garufi e alla sua proposta di dedicare al grande Libero Paci una via non periferica della città. Quel libro che si ricordava – e con cui abbiamo in un certo senso dato il via a “Quid Culturae” riportandone una pagina – Guido lo assemblò e io insieme ad altri lo pubblicammo. Sono queste, le operazioni culturali di cui ha bisogno una città: Libero è stato l’alfiere della conservazione della memoria. Un faro a cui tornare, non solo per celebrarne la dolorosa assenza, ma anche per metterne in pratica il luminoso esempio.
Condoglianze alla moglie.