Discarica, la Appignano Ambiente
ricorre al Consiglio di Stato

La società ha impugnato la sentenza del Tar. Durante l'assemblea pubblica di ieri sera il sindaco Messi e il presidente del comitato Vitali hanno informato i cittadini sui nuovi sviluppi: "La battaglia continua. Poca trasparenza intorno alla ditta, non sappiamo ancora chi c'è dietro. Scatole cinesi che finiscono in Lussemburgo"
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Il sindaco Osvaldo Messi durante l’assemblea pubblica di ieri sera

di Marco Ricci

La Appignano Ambiente srl, tramite i suoi avvocati Federico Tedeschini e Salvatore Pugliano, hanno presentato appello al Consiglio di Stato  contro la decisione assunta dal Tar delle Marche che a giugno aveva respinto il ricorso della società contro la decisione della Regione Marche di non rilasciare  l’autorizzazione alla realizzazione di una discarica per rifiuti in località Campo di Bove (leggi l’articolo). Non è dunque ancora giunta a termine la querelle su un progetto che si sviluppa su una superficie complessiva di 20 ettari e che, stando a quanto scritto nel ricorso, prevederebbe la realizzazione di una discarica per rifiuti non pericolosi su una superficie di 16 ettari, suddivisa in due lotti funzionali, per una volumetria complessiva di 3.200.000 mc. La prima udienza al Consiglio di Stato è fissata per il 10 dicembre.

Il Tar delle Marche, nel dar torto al ricorso della Appignano Ambiente, aveva rilevato la legittimità del “no” della Regione  basato, tra gli altri fattori, dalla la presenza di altri impianti di trattamento rifiuti nei vicini comuni di Cingoli e Filottrano, dall’esistenza di abitazioni a poche centinaia di metri,  osservazioni per cui la realizzazione dell’impianto comporterebbe consistenti impatti in termini di trasformazione del territorio, prevalentemente agricolo, e una situazione di contrasto con il paesaggio. Nella sentenza di giugno venivano anche menzionati l’impatto delle modifiche della viabilità al servizio dell’impianto in termini di aggravio del carico di automezzi pesanti e della presenza di elementi franosi attivi sulla strada interessata, oltre alla modifica delle attività turistiche ed agricole e la necessità di varianti per il conferimento dei materiali dello scavo. Il Tar infine aveva concordato con la Regione sul cosiddetto “fattore penalizzante”, in quanto l’impianto è localizzato a meno di duemila metri dal centro abitato di Appignano e a meno di 500 metri da un centro turistico-sportivo.

assemblea_appignano_3A dare informazione ai cittadini del ricorso della ditta sono stati, durante una assemblea pubblica che si è svolta ieri nella palestra comunale, il sindaco di Appignano Osvaldo Messi e il presidente del comitato “Scarica la discarica”, Rolando Vitali. Un’assemblea partecipata da circa 150 cittadini e che si è svolta in un clima di grande coesione e in cui ancora una volta è stato ribadito il “no” non solo del comitato e dell’amministrazione ma anche della cittadinanza alla realizzazione della discarica. Sia il sindaco Messi che il presidente Vitali hanno confermato la volontà di proseguire in questa battaglia che potrebbe vedere presto la parola fine se il Consiglio di Stato avvallerà la sentenza del Tar. In quest’ultimo passaggio l’amministrazione di Appignano sarà seguita dagli avvocati Giuseppe Carassai – presente ieri in assemblea – e da Ranieri Felici. Andrea Calzolaio è invece il legale che tutelerà durante questo passaggio gli interessi del comitato.

“Il Comune”, ci ha dichiarato Osvaldo Messi, “andrà fino in fondo in questa vicenda, a tutela dell’interesse dei cittadini di Appignano, contro un impianto che occuperebbe 20 ettari dei 22 chilometri quadrati del comune, in un contesto incontaminato a forte valenza agricola e turistica.” Per quanto riguardal’Appignano Ambiente srl, il sindaco ha ribadito le proprie perplessità: “Non è chiaro chi ci sia effettivamente dietro la società. Dalle visure ci sarebbero scatole cinesi che finiscono in Lussemburgo. Sicuramente poca trasparenza che, in un contesto così delicato come lo smaltimento dei rifiuti, suscita preoccupazione.”

assemblea_appignano_2Il ricorso della Appignano Ambiente srl – che richiede l’annullamento o la riforma della sentenza del Tar, oltre che contro la Regione Marche, è indirizzato nei confronti della Provincia di Macerata, rappresentata da Gian Luca Grisanti, del comune di Appignano e dello stesso comitato “Scarica la discarica.” La società, oltre alla sospensione della sentenza del Tribunale amministrativo, chiede anche “il risarcimento dei danni subiti e subendi in conseguenza e per effetto dei provvedimenti gravati in primo grado.”

 

 



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