“Quant’era bella e libera
la mia ‘Farfalla granata’”

Gigi Meroni. Grande successo per la fiction su Rai, ieri sera, dedicata al campione del Torino. Suo amico di stanza in Nazionale fu Franco Janich, campione d'Italia con il Bologna ed azzurro (e già diesse della Maceratese). "Se Gigi avesse giocato non avremmo perduto con la Corea, nel '66, ai mondiali in Inghilterra". "Tornerò presto a Macerata dagli amici Ferretti".
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Franco Janich

Franco Janich

di Maurizio Verdenelli

E’ andato in onda ieri sera su Rai1 la fiction “La Farfalla granata” (regia di Paolo Poeti) di cui tre anni fa annunciavamo la preparazione nel contesto dell’intervista a Franco Janich (leggi l’articolo), un grande campione azzurro (scudetto con il Bologna) che di Gigi Meroni, la ‘Farfalla’ del Torino, fu amico e con il quale divise la stanza in nazionale nello sfortunato campionato del mondo in Inghilterra reso tristemente famoso per i colori italiani dalla disfatta con la Corea. “Se l’allenatore Fabbri avesse fatto la scelta giusta mandando in campo Gigi al posto del pur bravo Perani, quella pagina forse sarebbe stata scritta in modo diverso: Perani infatti si ‘mangiò’ tre gol!” dice al telefono Janich. “Il film in TV? Certo che l’ho visto! Mi è piaciuto e mi ha emozionato. Del suo ‘privato’ sapevo quello che sapevano tutti, con Meroni tuttavia parlavamo di tutto, calcio ed arte sopratutto, meno di amori e dolori. Se sono diventato, inoltre, uno che ama la pittura lo devo proprio a lui”. L’ex difensore del Bologna campione d’Italia è un fiume in piena: “Dunque della fiction mi è piaciuta sopratutto la parte sportiva. Bravissimo Francesco Pannofino che ha interpretato Nereo Rocco. Che nostalgia di lui, del suo modo di essere! Che differenza con i tecnici di adesso, e mi riferisco espressamente ad Antonio Conte: le urla, le grida non facevano parte del bagaglio degli allenatori di allora. Non solo del mitico ‘paron’ che nel film, lui triestino, si definisce austro-ungarico: la sottile ed affettuosa ironia era anche di un’intera eletta schiera di trainer. Fulvio Bernardini, mio allenatore per sette anni al Bologna, era di una signorilità assoluta: mai sentito gridare.

Gigi Meroni 2

Gigi Meroni

Il rispetto intorno a lui era assoluto. E chi non ricorda l’ironia del ‘filosofo’ Manlio Scopigno, campione d’Italia con il Cagliari? Entrato a mezzanotte nella camera di Ricky Albertosi (leggi la nostra intervista al campione premiato a Montecosaro), ridotta letteralmente ad un fumoir, dove insieme con il grande portiere c’erano altri calciatori intenti a farsi una ‘partitina’, Scopigno facendo l’atto di tirar fuori anch’egli una sigaretta, chiese con falsa ingenuità: “Dà fastidio il fumo?”. Se l’immagina un mister di oggi in una tale situazione? Urla, multe, sospensioni! E Nils Liedholm in perfetto stile svedese, avvicinandosi all’auto dove Josè Altafini si trovava in colloquio con due amiche, chiese: “C’è posto?”. Tutto sottovoce, tutto con ironia e grande umanità: le urla lasciamole ai tenori!”. E Gigi? “Apparteneva a quel mondo di grandi campioni ed insieme di uomini veri che amavano la cultura e non dimenticavano i propri sogni. Cos’è rimasto di quel mondo? La morte precocissima, a 24 anni, di Meroni è stata una tragedia per il calcio azzurro, ma lo ha consegnato all’immortalità”. Una storia generazionale che tuttavia ancora affascina: “La Farfalla granata” ieri sera è stato visto da 5.048 spettatori, con lo share del 18%, cedendo di poco al seguitissimo serial ‘Squadra Antimafia’ di Canale 5. Ed ancoras Janich: “Gigi era anche e sopratutto un generoso, non solo un grande estroso. Non era soltanto il bizzarro snob che amava portare al guinzaglio una gallina (dopo un pò fu imitato anche da un grande giocatore maceratese…ndr). Meroni frequentava con intuito e un profondo senso culturale la Biennale di Venezia, le migliori gallerie d’arte, riusciva a capire immediatamente il talento. Un giorno mi disse: Ho visto tele con tagli e basta. Geniale. Si riferiva ad un Fontana ancora semisconosciuto. Ed amava anche gli ultimi: il premio partita spesso lo utilizzava per questo. Tornando a casa dallo stadio, si fermava ai crocicchi dove a ‘quelle signore’ dava dei soldi invitandole a cambiare vita”. Franco Janich ha avuto una bella esperienza a Macerata, circa dieci anni fa, come direttore sportivo della Maceratese (presidente Stefano Monachesi). In quel tempo ha avuto modo di stringere forti legami d’amicizia, mai interrotti, con la famiglia di Pino Ferretti, portierone biancorosso. “Tornerò presto a Macerata, dal ‘Tarantino’, per conoscere l’ultimo nipote dell’indimenticabile amico: Giovanni, figlio di Stefania, che insieme con il piccolo Joseph Orlando (figlio di Elisabetta)  e Jesse (figlio del compianto Willi) è venuto ad accrescere una grande, bellissima famiglia stretta attorno a Giuliana”



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