La poesia salva forse il mondo ma non salva il Centro mondiale di Recanati

Un appello al ministro dei Beni culturali, perché getti uno sguardo sul destino di Leopardi nella sua città natale. Un patrimonio di poesia e cultura in pochi anni cresciuto e arricchito rischia l’abbandono e la dispersione
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di Donatella Donati

La breve storia del Centro mondiale della Poesia intitolato a Giacomo Leopardi sembra destinata alla fine, ma vale la pena di raccontarla per cercare di mobilitare buone intenzioni e interventi che ne riconoscano il valore non solo locale. L’ associazione è stata fondata l’11 novembre 2001 da dieci soci i quali ne hanno indicato nello statuto gli scopi: onorare Leopardi promuovendo la poesia e la cultura in qualsiasi luogo e lingua, sviluppare il dialogo e la cooperazione tra i centri culturali , di ricerca e universitari europei ed extra europei, aprirsi a tutte le espressioni più varie della creatività. Il Comune le assegnò quale sede l’ex convento di Santo Stefano sul colle dell’Infinito e il Centro funzionò con un gran fervore di attività.
Per una convenzione di durata trentennale firmata dal Comune fu previsto il versamento di un contributo annuale di 70 milioni di lire destinato alle attività culturali, al funzionamento della struttura e al completamento delle venti camere che avrebbero dovuto accogliere ospiti paganti, intellettuali, studenti, artisti. Ma dopo la morte di Foschi nel 2007 c’ è un cambio di organizzazione e vengono fatti entrare moltissimi nuovi soci, alcuni dei quali, componenti del comitato scientifico del Cnsl, “battezzati” per l’occasione fondatori in modo da poterli eleggere con lista blindata nel consiglio di amministrazione del Centro mondiale. Nel 2009 la nuova amministrazione comunale annulla la convenzione trentennale giudicata illegittima per la durata e ne propone una più consona alla difficile situazione economica e al controllo della spesa. Dopo una trattativa cominciata con il presidente Ferdinando Foschi che si dimette perché non riesce a riunire il Cda, l’ intesa viene concordata con la nuova presidente Fabiana Cacciapuoti, curatrice del fondo leopardiano della Biblioteca nazionale di Napoli. Quando, convinta della sua ragionevolezza, la presenta al Cda viene volgarmente redarguita e la proposta respinta. Si dimette e lascia il Centro.
Il declino del Centro mondiale sembra quasi irreversibile. Nelle camere del convento il Comune ha dovuto sistemare la civica scuola di musica rimasta senza sede e la Provincia vuole indietro i locali al piano terra dell’Istituto Professionale, trasformati in mediateca, di cui chiede lo sgombero.
Dove andranno a finire i libri in essa contenuti? Un patrimonio di poesia e cultura in pochi anni cresciuto e arricchito rischia l’abbandono e la dispersione. Ma l’interesse per i libri sembra oggi precipitato in entrambi i Centri. La biblioteca del Centro studi, specialistica e con testi di valore, non ha bibliotecario, è stata catalogata solo a metà con il sistema informatico ( a proposito la Provincia ha mai controllato come sono stati spesi i consistenti contributi assegnati ad hoc?) , chi deve fare consultazioni trova aperto il Centro solo per poche ore il mattino, libri nuovi non arrivano perché nessuno li ordina. Si è arricchita solo di quelli di cui sono autori quasi tutti i componenti del comitato scientifico che hanno pubblicato con le edizioni Marsilio nella collana Studi leopardiani finanziata da Recanati .
Un appello perciò al ministro dei Beni culturali, perché getti uno sguardo, e non di compiacimento, sul destino di Leopardi nella sua città natale. Il nuovo presidente del Centro mondiale si chiama Luciano Scala, ma è pressoché sconosciuto ai soci, specialmente ad alcuni dei fondatori, tenuti all’oscuro di ogni manovra. Speriamo che l’incertezza della situazione politica attuale non significhi un colpo mortale inferto al Centro.



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