Macerata ottava in Italia
per la ricchezza prodotta con la cultura

I DATI SYMBOLA E UNIONCAMERE - Il settore impiega oltre 11mila persone e vale 506 milioni di euro. Solo Pesaro (al terzo posto nella graduatoria nazionale) fa meglio nelle Marche, che si confermano al top per ricchezza prodotta e occupazione
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teatro_lauro_rossi_macerata_1227108593di Filippo Ciccarelli

La cultura ci salverà. Finito (o quasi) il traino dell’industrializzazione in Italia, alla luce della migrazione verso terre dove capitale e forza lavoro sono a basso costo (fenomeno che riguarda anche le Marche), resiste il settore culturale. Anzi, per la provincia di Macerata e le Marche, quello delle industrie creative è una vera e propria eccellenza. In Italia il 5.4% del Pil è prodotto dalla cultura (in soldoni, oltre 75 miliardi di euro) e pure il saldo della bilancia commerciale del sistema produttivo culturale nel 2012 ha fatto registrare un attivo record pari a 22,7 miliardi di euro. Lo scorso anno l’export di cultura ha sfondato i 39,4 miliardi di euro, equivalenti al 10,1% del dell’export complessivo nazionale, mentre l’import del comparto si è attestato sui 16,7 miliardi di euro e costituisce il 4,4% del totale. Secondo i dati Unioncamere e della Fondazione Symbola, nelle Marche la cultura “pesa” per il 6.4% del Pil regionale; in Italia solo il Lazio fa meglio (6.8%). La regione è al top anche per quanto riguarda l’occupazione: su 100 lavoratori nelle Marche, 7 lavorano nel settore culturale. E’ il dato più in alto in Italia, dopo quello del Veneto (7.1%).
La media della provincia di Macerata è molto superiore sia a quella nazionale che a quella regionale: se il 5.4% del pil italiano è dato dalla cultura, nel Maceratese questo valore sale al 7 % (ottavo posto assoluto in Italia). Macerata è poi al sesto posto nella classifica nazionale per quanto riguarda gli occupati nel settore culturale, con un dato del 7.9%, ben più alto del 5.7% nazionale. Symbola ed Unioncamere hanno stimato che, in termini assoluti, nella nostra provincia sono 11.500 quelli che “mangiano” con la cultura, creando una ricchezza che supera i 506 milioni di euro. Solamente Pesaro fa meglio di Macerata: la provincia del Rossini Opera Festival può contare su alcune eccellenze assolute, come il Museo Marchigiano nel Palazzo Ducale di Urbino ed ha investito parecchie risorse in cultura. E’ la seconda provincia italiana per valore aggiunto della cultura nel sistema economico provinciale (8.1%, pari a 705 milioni di euro di ricchezza prodotti grazie a questo settore) e la terza per occupati (9.6%, pari a quasi 16mila persone).
Di questi dati e delle prospettive della cultura si parlerà a Soft Economy, festival delle qualità italiane: mercoledì 4 luglio, nell’Aula Magna dell’Università di Macerata, in due distinte sessioni sarà affrontato il tema “Competere con la cultura”. Interverranno tra gli altri, dopo i saluti del sindaco Romano Carancini e del rettore Luigi Lacchè, il segretario della Fondazione Symbola Fabio Renzi, il sottosegretario del Ministero ai Beni e alle attività Culturali, Simonetta Giordani, il direttore artistico dello Sferisterio, Francesco Micheli, l’assessore regionale alla Cultura e al Bilancio, Pietro Marcolini, il direttore artistico di Musicultura, Piero Cesanelli. In serata nel cortile del Comune in piazza della Libertà l’onorevole Ermete Realacci e il sociologo Aldo Bonomi.



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