Il lavoro c’è ma manca la corrente
Dieci operai restano a casa

Un'azienda di Potenza Picena in salute e con ordini importanti rischia di chiudere a causa di un limitatore di energia e di un contenzioso con la multinazionale che distribuisce l'elettricità. La rabbia dell'imprenditrice
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macchinari materie plastichedi Laura Boccanera

Spegnere i macchinari e mandare a casa dieci operai. Stavolta però non è nè colpa della crisi nè della scarsa liquidità erogata dalle banche. E’ una storia kafkiana di burocrazia e lentezza quella che con rabbia, ma con tanta grinta racconta un’ imprenditrice trentenne di Potenza Picena che conduce un’azienda di stampaggio di materie plastiche. In barba alla recessione e alle previsione pessimistiche di mercato alla fine dello scorso anno l’azienda aggancia un buon cliente che offre lavoro e commesse impegnative e continue. L’azienda decide allora di allargarsi e dal piccolo capannone in cui si trova decide di trasferirsi in uno spazio più adeguato alla nuova mole di lavoro. Occorre però anche un aumento di energia e potenza che passi da 37 kW a 90 kW. Conscia dei lunghi tempi burocratici e prevedendo il trasferimento ad Aprile l’imprenditrice (che al momento per ragioni legate agli affari preferisce rimanere anonima) lo scorso febbraio fa richiesta ad una multinazionale dell’energia di aumento di potenza. Passano i mesi e tra solleciti e richiami arriva aprile. I macchinari e gli operai si trasferiscono, nel frattempo la titolare paga 4430 euro una tantum per l’aumento di energia richiesto, ma i kW rimangono 37, fino a che lo scorso mese di notte (l’azienda lavora h24) c’è un distacco di corrente. Al momento viene ripristinato, ma dopo due giorno il responsabile locale della multinazionale dell’energia consiglia alla titolare di staccare le macchine perchè qualora avesse continuato ad accedere alla distribuzione di corrente avrebbero messo un limitatore. E così di fatti è avvenuto. Oggi, nonostante i solleciti e le richieste per l’attivazione dell’aumento e, dopo aver pagato oltre 4000 euro, l’azienda si è fermata. Palpabile la rabbia: “è un mese che chiedo che venga attivato il servizio che ho già pagato – commenta – ma dopo un mese di solleciti non si è visti nessuno, è paradossale, non mi si venga poi a parlare di crisi, qui è la burocrazia che uccide le imprese. L’azienda per l’energia opera in un regime di monopolio e mi hanno detto che hanno 6 mesi di tempo per rendere operativo l’aumento di potenza, ma è assurdo, mi trovo in una zona industriale, non in un posto sperduto, ho fatto la richiesta a febbraio, quanto dovrò aspettare ancora? Avevo in progetto di assumere altre 10 persone, ma se non lavoro perdo il cliente e l’ordine e tutto per colpa di un servizio che ho già pagato. Non è la crisi, è lo Stato che non funziona”.



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