Bianchini non pensa solo a Macerata:
per il 2015 spunta l’obiettivo Regione

L'INTERVISTA - Dalla verifica al ruolo della Fondazione Carima: “Rompere gli schemi e aprirsi.” Il capogruppo di Pensare Macerata chiede un patto tra politica, economia e società. In Provincia uno sforzo grandissimo per la Stagione Lirica. A livello regionale le liste civiche scaldano i motori
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Massimiliano Sport Bianchini in Consiglio comunale con l'altro consigliere di Pensare Macerata, Antonio Carlini

Massimiliano Sport Bianchini in Consiglio comunale con l’altro consigliere di Pensare Macerata, Antonio Carlini

di Marco Ricci

Da qui al 2015 Pensare Macerata ha davanti tre obiettivi: l’appoggio all’Amministrazione Carancini per arrivare alla fine del mandato, le elezioni comunali e quelle regionali. Massimiliano Bianchini, capogruppo in Consiglio comunale e assessore provinciale alla cultura, è attivo su tutti i fronti. Da una sua possibile nuova partecipazione come candidato sindaco alle primarie del centrosinistra al salto in Regione dove le civiche si stanno organizzando intorno al nipote di Enrico Mattei. Ne abbiamo parlato con lui allargando il discorso alla necessità di una maggiore apertura della politica e delle istituzioni, partendo dalla Fondazione Carima.

La verifica è stata chiusa. Sul campo restano ancora molti problemi, sia politici che amministrativi. Qual è il suo giudizio?
Noi, come Pensare Macerata, abbiamo avuto molto idee chiare durante la discussione e abbiamo soprattutto portato contenuti. Non ne abbiamo fatto principalmente una questione di deleghe. Invece dieci contenuti politici dalla chiarezza sulle partecipate Apm e Smea, sullo Sferisterio, sull’Ircr, i servizi sociali, il lavoro, solo per fare qualche esempio. Oltre alla pretesa di chiarezza sui dirigenti che è da molto tempo che chiedo. E infine abbiamo voluto chiarezza sulle amministrative del 2015. Niente giochetti ed una prospettiva sicura, le primarie aperte.

BIANCHINIIl Consiglio Comunale però spesso è stato un problema per l’Amministrazione. Siete andati avanti tra polemiche, minacciate dimissioni del Sindaco, tensioni. Se si continuasse in questo modo, e la verifica non sembra aver proprio calmato gli animi, avrebbe senso andare avanti o forse meglio un “tutti a casa”?
Chiudere questa esperienza sarebbe un errore. Un errore perché un cammino è possibile e non si debbono fare salti nel buio. E’ chiato che bisogna verificare se c’è voglia di fare. Sono anni che avremmo dovuto ricostituire quel patto politico che ci ha permesso di vincere le elezioni. Debbo dire comunque che questa volta ho trovato un Sindaco attento alle nostre proposte e alla nostra mentalità. Il prossimo bilancio sarà la cartina di tornasole. Noi comunque i patti li rispettiamo e non abbiamo mai messo in difficoltà l’Amministrazione.

Prima di cambiare argomento, veniamo alla questione dei sei o otto assessori. Nel Pd ha creato una forte insofferenza della componente renziana il non ridurre i costi della politica. Qual era la vostra posizione?
La riduzione si poteva fare. Ma su un accordo politico di tutta la maggioranza. Io personalmente non ritengo che la questione del numero sia dirimente perché l’importante è avere sul campo la formula che faccia lavorare meglio la politica. Credo che la gente voglia questo, desideri un’amministrazione che lavori bene. Ovviamente ci sono situazioni problematiche da affrontare e che necessitano di un cambio di passo.

Dunque ritiene che questa Amministrazione riuscirà ad arrivare alla fine del mandato?
Penso di sì. Il Sindaco però dovrebbe contare di più sulle persone che ha intorno e sulle nostre storie personali, sia in maggioranza che nella città. C’è bisogno di rivolgersi alla città, di confrontarsi. Noi ad esempio, come Pensare Macerata, facciamo riunioni ogni dieci giorni e vediamo e incontriamo persone che hanno grandi capacità e volontà. Capacità e volontà che però sono disperse . Chi ha la potenzialità di esprimersi ha anche la necessità di progetti che li aggreghi e quindi di una politica più coraggiosa in grado di aprirsi. Pensiamo allo Sferisterio. Io e Pettinari eravamo gli unici a non volere Pizzi quando tutti lo volevano. La scelta di Micheli è stata coraggiosa e ha premiato anche nell’anno più difficile per via della crisi.e. Ecco, io vorrei un centrosinistra in grado di rompere gli schemi.

Massimiliano Bianchini con Romano Carancini quando erano impegnati nel ballottaggio delle primarie del centro sinistra

Massimiliano Bianchini con Romano Carancini quando erano impegnati nel ballottaggio delle primarie del centro sinistra

Rompere gli schemi. Un concetto simile lo ha espresso Enrico Marcolini a proposito della Fondazione Carima (leggi l’articolo). Qual è il suo pensiero sulla vicenda che ha portato Marcolini appunto a “rompere gli schemi” e a proporsi per il CdA della Fondazione? Marcolini rappresenta il terzo settore e in qualche modo possiamo considerarlo un “civico”. Anche lui ha chiesto più apertura verso la società.
Non posso che apprezzare il suo gesto. La mia storia politica nasce dal terzo settore e bene ha fatto Enrico a porre una questione seria. Io mi sono occupato della prima volta di Fondazioni nel 1998 e ritengo che debbano essere inclusive della società. Oggi parlare di politica, di economia e di città vuol dire parlare anche di Fondazioni. Io seguo il dibattito in Fondazione Carima ed è un dibattito serio. Ripeto, o si fa un patto tra politica, società ed economia o qui non andiamo avanti.

Quale ruolo dovrebbe svolgere secondo lei la Fondazione?
Quello della Fondazione è un ruolo di attore fortissimo e va fatta singergia con la politica. Dobbiamo pensare allo sviluppo e ai giovani. Sennò cosa fanno? E allora turismo, cultura e imprese. Per quanto riguarda la cultura, tema che come Assessore Provinciale mi sta molto a cuore, c’è il bisogno di salvaguardare le grandi tradizioni e penso ovviamente in particolare alla Stagione Lirica e a Musicultura. Ma poi non si dovrebbero investire molte altre risorse su nuovi grandi eventi ma su piccoli eventi che possano creare attività ai giovani. E inoltre investirei di più sui musei.

Come ha accennato è Assessore provinciale alla Cultura. La Provincia appare però piuttosto immobilizzata. Questo vale anche nel suo settore?
Più che paralizzata direi che viviamo una fase di grandissima difficoltà istituzionale e non c’è bisogno che ti ricordi le recenti proposte mirate alla loro soppressione. Paradossalmente oggi la Provincia di fatto istituzionalmente esiste ma se ne è praticamente annullato il finanziamento con tagli ingentissimi. Voglio anche sottolineare che le altre Provincie marchigiane sono in fortissima crisi e qualcuna è anche commissariata. Quella di Macerata invece è ancora solida e con i conti a posto, e questo ovviamente è un merito non nostro ma di tutti coloro che ci hanno preceduto. Oggi siamo la Provincia che investe di più nella cultura e stiamo cercando in tutti i modi di salvaguardare la stagione lirica. Non è poco, considerando appunto gli oltre dieci milioni di tagli che la Provincia ha subito in pochissimo tempo.

Le Regioni sono diventate degli Stati nello Stato. Non avrebbe avuto più senso mandare risorse vicino a dove il cittadino vive piuttosto che creare enti pletorici e distanti, rafforzando cioè le Province anche a livello fiscale e amministrativo, dandole maggiori deleghe e un ruolo più forte?
C’è una questione di riforme istituzionali che è urgentissima. La cancellazione delle Province oltretutto porterà grandi problemi per quanto riguarda le strade, la cultura e la scuola.

Veniamo al futuro. Partiamo dall’incontro di Pensare Macerata con le altre liste civiche con cui avete proposto il Conisiglio Comunale aperto sulla sanità. Perchè non con i partiti con cui siete in maggioranza?
Vorrei che le persone leggessero quell’incontro nell’ottica dell’onesta davanti a un problema da affrontare, al di là di chi tra noi è in maggioranza e chi in minoranza. Come Pensare Macerata siamo preoccupati che la nostra città stia perdendo il ruolo che aveva. E davanti a certi problemi gli schieramenti debbono fare un passo indietro. Inoltre, raccolgo la tua osservazione, tra noi liste civiche ci sono molte affinità e che ci permettono di incontrarci facilmente su alcuni temi. Ma debbo anche dire che i partiti, sia di destra che di sinistra, hanno risposto bene al nostro stimolo.

Rimaniamo su quell’incontro, siamo alle prove generali di qualcosa che ancora non c’è?
Io credo che il futuro sia tutto da scrivere. E comunque per me il barincentro rimane il centro-sinistra.

Però dalla verifica avete ottenuto le primarie aperte. Questo significa che ti ricandiderai?
Oggi questo non è il punto centrale. Anche perché le comunali sono in concomitanza con le elezioni regionali del 2015. In questa prospettiva regionale stiamo facendo un grande lavoro per unire le liste civiche. Per quanto riguarda Macerata, e dunque una mia eventuale candidatura a Sindaco, ci deve ancora essere un qualsiasi discussione ed è dunque prematuro porsi il problema. E la scelta, ovviamente, dipenderà da Pensare Macerata e dalla città.



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