Sequestro bluff?
De Vivo indagato per simulazione di reato

CIVITANOVA - Il racconto dell'ex consigliere scomparso per 48 ore non ha convinto gli investigatori che hanno riscontrato diverse discrepanze
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Livio De Vivo

 

Il racconto di Livio De Vivo, ex consigliere comunale scomparso per 48 ore dal 12 al 14 settembre scorso (leggi l’articolo), non ha convinto gli investigatori che hanno riscontrato diversi elementi che sconfessavano le sue dichiarazioni, De Vivo, nuovamente interrogato dalla polizia ha raccontato come erano andate le cose e ora rischia di essere condannato da uno a tre anni di reclusione per simulazione di reato.
De Vivo era sparito lo scorso 12 settembre: parenti e amici avevano cercato di rintracciarlo telefonicamente  ma per 48 ore il suo cellulare non aveva dato segni di vita. L’allarme era stato dato anche attraverso Facebook e nel frattempo erano scattate le ricerche. Dopo 48 ore De Vivo si era messo in contatto con la famiglia e poi era stato lui stesso a raccontare una vicenda intricata.
“E’ stato un incubo – aveva raccontato – è cominciato tutto la notte di martedì, ero andato a vedere la partita in un bar e poi stavo rientrando a casa attorno alle 1.30 quando in via Costamartina due uomini a piedi si sono messi in mezzo alla strada. Mi sono dovuto fermare, mi hanno aperto la portiera dell’auto (una Jaguar) e sono entrati”. Secondo il suo racconto, sotto la minaccia di un coltellino e con alcuni colpi al viso, due uomini dall’accento albanese , lo avevano costretto ad andare con loro prima a Pian di Pieca, poi verso il Vettore e fino a Pescara: “Mi hanno imposto di stare zitto, mi dicevano che sapevano dove abitavo perchè mi avevano sequestrato i documenti e tolto il cellulare. Sono stato lì senza mangiare. Cercavo di stare in silenzio e fare ciò che mi dicevano anche se spesso continuavano a colpirmi allo stomaco e a darmi degli schiaffi”. Poi la liberazione verso le 5 del mattino del 14 settembre: “Mi hanno rimesso  in macchina – aveva spiegato ancora De Vivo – fino a Campofilone. Mi lasciano lì e loro salgono su un’altra auto. Solo allora, capito di essere libero mi sono sciolto in un pianto liberatorio. A quel punto ho trovato il telefono sotto il sedile passeggero e ho chiamato prima mia mamma per tranquillizzarla e poi la Polizia che mi è venuta a prendere a Montecosaro dopo che avevo percorso la Mezzina, avevo paura di essere seguito”.

De Vivo è assistito dall’avvocato Fabiola Cesanelli.

(redazione CM)



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