Ingegneri? Al banco della frutta o all’estero!

A proposito della disoccupazione delle “giovani eccellenze”
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Placido Munafò

 

Il tema del lavoro è al centro del dibattito sui media nazionali ma anche locali. Tanti spunti di riflessione anche nelle nostre pagine leggendo di giovani che rinunciano a cercare il posto di lavoro suscitando un largo dibattito come nel caso dell’intervento di Susanna Giustozzi (leggi l’articolo) o di imprese che rischiano la chiusura, come la ultra centenaria Smorlesi di Montecassiano (leggi l’articolo).  Quello dell’edilizia è uno dei settori più in crisi e su questo pubblichiamo un nuovo contributo.

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di Placido Munafò 

“La crisi nel settore dell’edilizia è molto pesante per non dire estremamente critica e a farne le spese sono i giovani, soprattutto in un Paese in crisi dove la meritocrazia può definirsi un optional. Come docente universitario presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università Politecnica delle Marche, vivo in prima persona il dramma dei giovani laureati disoccupati, in un Paese in cui, tra l’altro, vi è carenza di ingegneri. Vorrei citare alcuni casi emblematici della situazione che stiamo vivendo. Mesi fa mi sono recato in un negozio di frutta e verdura e noto una ragazza che anni fa si è laureata con me essendo stato il relatore per la sua tesi. Gli chiedo cosa facesse è riservatamente mi confessa che faceva la commessa in quel negozio, dopo aver lavorato qualche anno in uno studio professionale che ultimamente non la pagava più e dopo che aveva conseguito cinque master in diversi settori dell’ingegneria edile. Conclude la discussione con un sorriso in bocca dicendomi: “… professore purtroppo devo mangiare!” Potrei anche citare, oltre alla moltitudine di neo laureati in ingegneria che mi vengono a trovare dicendomi sconsolati che sono a spasso da molto tempo anche dopo aver inviato curriculum a destra e a manca, chi (sempre ingegneri) chiede alle imprese di essere assunto come manovale e chi, ad esempio, lavora part-time come falegname.Vorrei anche citare gli studenti che vivono la loro situazione quasi rassegnati ad un futuro incerto. Che tristezza! E che sconcerto si prova trovandosi in una condizione di impotenza di fronte ad una situazione in cui è difficile anche consigliare. C’è la scappatoia dell’estero. Non pochi infatti pensano di emigrare, ma vi è chi vorrebbe costruire il suo futuro qui, ben sapendo dell’incertezza del momento. Che consigliare loro? Acquisire un’alta professionalità che si potrebbe meglio spendere in un mercato sempre più agguerrito, ma siamo in Italia, o mi sbaglio?”

 

 



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