Macerata ai tempi di Nerone

Il Consiglio comunale, l'ufficio urbanistica, i roghi e le assonanze con l'Antica Roma
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Ricci-Marco

 

di Marco Ricci

Oggi gli storici, a duemila anni di distanza, lo affermano con una certa sicurezza.
Quel pover’uomo di Lucio Domizio Enobarbo Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico – detto comunemente Nerone – con l’incendio di Roma non aveva probabilmente niente a che fare. Anzi, sebbene la storiografia cristiana e quella dei suoi oppositori (Tacito, ad esempio) abbia sempre fatto passare questo imperatore per un sanguinario tiranno martirizzatore di cristiani nonché autore di un (improbabile) tentativo di incesto, egli fu un governante illuminato (almeno per i tempi, quando scotennare un avversario era pratica comune), molto più attento alle esigenze del popolo che a quelle dell’aristocrazia e – a differenza di molti politici del XXI secolo – dettò addirittura delle eccellenti regole urbanistiche per la ricostruzione della città.
Insomma, Nerone non solo non fu un cattivo Imperatore, ma oltretutto morì a trent’anni e morì con la pessima fama di incendiario e – udite, udite! – di divoratore di porri!
Peggio di così.

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I Vigili del Fuoco hanno rimosso le pratiche bruciate dalle fiamme

Tutta questa premessa perché (forse) anche Macerata può vantare un suo Nerone (intendendo per Nerone il Nerone della leggenda, non quello della storia), Nerone che invece della città intera si è limitato a dar fuoco all’archivio urbanistico del Comune di Macerata, limitandosi dunque alle carte e lasciando (ahimè) in piedi tutte quelle patacche urbanistiche che ammorbano la città. Ce n’è abbastanza per scrivere un giallo (e forse il compianto Mauro Montali l’avrebbe fatto), ma il punto che trovo interessante è che – fiamme o non fiamme – l’archivio urbanistico è già entrato nelle Cronache Maceratesi qualche tempo fa quando il suo spostamento ha rischiato di far cadere la Giunta Carancini (leggi l’articolo).
Altro che Roma del primo secolo! Qui verrebbe quasi da urlare “Aridatece a Nerone!!”
Perchè il marzo del 2011 fu un un periodo così nero da far impallidire gli anni bui di Caligola, quando qualsiasi proposta della Giunta – buona o cattiva che fosse – veniva regolarmente impallinata dalla maggioranza inferocita (oggi come sappiamo va meglio, le proposte impallinate sono solo due su tre). Facendola breve e tornando al 2011, tra quelle proposte ce n’era una particolarmente buona del dicembre 2010 (se non ricordo male dell’Assessore Blunno), una delibera in cui la Giunta intraprendeva un’operazione di risparmio sui canoni di affitto pagati dal Comune per alcuni locali privati in cui erano collocati parte degli archivi comunali. Inoltre – utilizzando per metà somme già stanziate nei bilanci precedenti al fine della ristrutturazione della ex-caserma Corridoni – la Giunta intendeva avviare i lavori conclusivi per la ristrutturazione di un seminterrato. Inoltre, data la necessità legata alla sicurezza strutturale degli edifici di spostare l’archivio edilizio dal terzo piano allo stesso seminterrato, la delibera della Giunta prevedeva anche il previsto spostamento in tale seminterrato oltre che dell’archivio urbanistico anche dello Sportello Unico per l’Edilizia, al fine di agevolare l’accesso all’archivio stesso e di non intaccare la funzionalità del servizio.
Ma qui, appunto, apriti cielo!
incenedio-distretto-13Venne il fuoco di fila della maggioranza (ad eccezione di Sel, Verdi e di Rifondazione Comunista) che voleva bloccare lo spostamento degli uffici (e quindi degli archivi) rivendicando il proprio potere decisionale (e la miseria!, mi verrebbe da dire). Narciso Ricotta (PD), Massimiliano Bianchini (Pensare Macerata), Guido Garufi (Italia dei Valori), Michele Lattanzi (Comunisti Italiani),insieme (figuriamoci!) al presidente della Commissione Ambiente e Territorio Luigi Carelli (PD) presentarono un ordine del giorno per impegnare la Giunta Comunale “a non intraprendere, per ora, qualsiasi iniziativa per una diversa collocazione degli Uffici”, rimandando al Consiglio Comunale la potestà di questa decisione e di fatto togliendo i fondi di bilancio richiesti da tutta l’operazione. Motivo di tale taglio (ovviamente) ai più incomprensibile e ignoto, a meno di non voler credere alla barzelletta ufficiale. Ovvero ad un utilizzo migliore dei fondi di bilancio stante il periodo di crisi (personalmente mi è semplicemente impossibile trovare un impiego migliore di denaro pubblico che comporti contemporaneamente un risparmio futuro sugli affitti, l’adeguamento strutturale di un edificio pubblico e la messa a norma di un archivio, ma – lo confesso – forse nel frattempo mi è sfuggita qualche geniale idea del nostro Consiglio Comunale).
Fu bassa politica insomma, fatta di ripicche, alleanze improvvisate e su chi dovesse gestire la scottante urbanistica maceratese, argomenti a cui noi cittadini – come ben sappiamo – siamo particolarmente interessati, stante la nostra vita quotidiana fatta di aumenti di Tarsu, aliquote della benzina e rate di IMU.
NeroneCome abbiamo appurato (ahinoi) dalle recenti cronache incendiarie, lo spostamento non è ancora avvenuto. E probabilmente – siamo onesti – lo spostamento dell’archivio non sarebbe ancora avvenuto anche senza lo stop dei prodi consiglieri, vista l’alta efficienza della burocrazia italiana. Resta però il fatto che l’archivio è andato in fumo e che i locali sono ovviamente danneggiati, senza contare la perdita delle pratiche e il lavoro necessario al riordino delle scartoffie superstiti. Mi chiedo comunque, il locale era idoneo oppure no? Da quanto ne so (ma non ne ho la certezza)nella stanza non esisteva un moderno impianto automatico di spegnimento incendi come ad esempio quello di cui è provvista la Biblioteca Statale di Macerata, impianto più che normale in qualsiasi archivio o biblioteca moderna. Va anche aggiunto (a parziale discolpa dei Consiglieri) che i problemi allora rilevati erano più che altro di tipo strutturale (cioè il rischio era un banalissimo crollo di un edificio di tre piani, non l’incendio!, e questo fece probabilmente tirare a tutti un bel respiro di sollievo). Mi domando comunque: cosa ne dicono oggi i succitati quattro capigruppo nonché il presidente della Commissione Urbanistica di questo disgraziatissimo incendio e dell’ubicazione dell’archivio? Perché si opposero alla richiesta di fondi di bilancio per il suo trasferimento? Avevano davvero preso in considerazione tutti gli elementi utili? Una nuova collocazione non avrebbe permesso anche di avere una dotazione antincendio idonea e più moderna?
Ora, non voglio essere così ingenuo da sostenere che un incendio (doloso o meno) non si potesse sviluppare anche nel nuovo seminterrato o che i succitati consiglieri abbiano delle responsabilità “concrete” in quanto è successo (ogni idea è legittima per quanto opinabile sia). Ma la responsabilità politica di aver rallentato una scelta di buon senso se la assumeranno oppure no? Fu giusta quella loro scelta? E quanto ci costerà? Sarebbe dunque davvero interessante sapere se i Consiglieri Ricotta, Carelli, Bianchini, Garufi e Lattanzi considerano ancora corretta quella loro posizione o – stante quanto è accaduto – se avessero davvero valutato (come?) l’idoneità dell’archivio del terzo piano, spiegandoci magari oggi in maniera comprensibile gli arzigogolati motivi per cui si opposero nel marzo 2011 al trasferimento dell’archivio e se tali motivi – a parer loro – potevano legittimare un ritardo del genere.
Certo, siamo di nuovo onesti, ogni scelta ha un pro e un contro ed è facile valutare a posteriori e rileggere la storia passata alla luce della storia presente, come è più semplice per un medico leggere un’analisi del sangue dopo la morte del paziente (“in effetti si vedeva”, vi è capitato mai di sentirlo dire?). Eppure – non sapendo forse cosa sia la buona amministrazione – si può dire con certezza che quello del marzo 2011 fu un esempio di sciatta amministrazione, quando degli incomprensibili arrovellamenti politici prendono il sopravvento sul mondo reale e sugli interessi comuni.
E alla fine (come sempre) paga Pantalone. Sia in termini economici che di servizi, come pagò il popolo romano il rogo delle sue baracche di legno.
Con due differenze, però.
Che Nerone fu probabilmente un buon amministratore e che nel I secolo non si era ancora nel basso impero.
A Macerata ogni tanto sì.

Ps:
Ho il sospetto che quest’articolo solleverà qualche polemica. In effetti su Nerone la storiografia ancora si dibatte piuttosto vivacemente. Io (ovviamente) non sono tra quelli che divide il suo regno in un “quinquennio felice” e nel restante periodo di follia. Mi piace più pensare che sia una romantica vittima della storia e delle leggende che essa (sempre) comporta.



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