L’arte a Macerata: era meglio quando era peggio!

Il capoluogo, dove una volta erano Comune e Cassa di Risparmio a gestire la cultura, è affetto da un grave caso di retorica "monumentalista"
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Elverio Maurizi al Giardinetto nel 1982

 

di Gabor Bonifazi

Forse era meglio quando era peggio! Cioè quando c’erano il Regio Istituto d’arte e la Brigata Amici dell’Arte e quando nel 1982 Elverio Maurizi, grande organizzatore delle Arti visive, riusciva a portare il giovane Adriano Ciaffi a presentare la mostra “Il futurismo nelle Marche”. Quando non esistevano fondazioni, format effimeri, stati generali e commissari vari, ma erano il Comune di Macerata e la Cassa di Risparmio a gestire la cultura. Formidabili gli anni in cui era direttore il compianto Enrico Panzacchi, l’artefice di Palazzo Ricci e della stagione delle mostre: Scipione (1985), Mafai (1986), Messina (1987), Sinisgalli (1988) e Bartolini (1989). Poi fu la volta delle mostre organizzate insieme al comune di Macerata: Tamara de Lepicka, Benetton, Mitoraj. E successivamente, in tempo di fondazione, arrivò nel ’97 la mostra “Officina Mundi” del nostro Valeriano Trubbiani. E qui comincia il lento declino della Fondazione Carima. Infatti il maestro Trubbiani aveva progettato un gabbione in ferro, realizzato da Ricci, che venne installato sul sagrato di San Paolo. La Fondazione sborsò quaranta milioni per l’opera che, a quanto si disse, non piaceva al Rettore e pertanto alla fine della mostra il gabbione scomparve in un deposito della Carima. Quaranta milioni buttati al vento.

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La lapide di San Giovanni

Nel 2000 fu speso qualche soldo per il restauro del bel San Giovanni dove venne affissa una incomprensibile lapide a futura memoria del restauro incompiuto. Nel 2003 inizia il ritornello della fantasia al potere con una mostra di costumi e gioielli dal titolo accattivante: “La grande seduzione”. Un titolo ripetuto a distanza di cinque anni che dice poco sulla lirica e nulla sulla quadreria di Palazzo Ricci, aldilà dell’esposizione del nuovo acquisto: “Il ratto delle Sabine” di Primo Conti, un artista che ho avuto il piacere di incontrare a Firenze nei pressi delle Giubbe Rosse. Ora è storia recente: Sferisterio e dintorni, pupi (Madonna, Magi e l’Angelo Gabriele) da impiccare all’orologio della torre di piazza senza neanche rendersi conto che la lapide di Vittorio Emanuele II (Lanna 1882), secondo quanto previsto dalla legge voluta dall’ex-Presidente Ciampi e dal Codice Urbani, non può essere rimossa al contrario di quella in latino maccheronico posta sotto la nicchia senza statua della facciata di San Giovanni.
Tuttavia tante opere d’arte mal si celano negli spazi urbani: il Garibaldi di Ettore Ferrari, il Monumento ai Caduti di Cesare Bazzani,il  Monumento alla resistenza di Paolo Castelli etc.  Poi ci sono una statuaria diffusa e diversi busti e semibusti: i Grifoni a guardia dei cancelli, La Fede e la Speranza nei nicchioni della chiesa di san Giorgio, Giuseppe

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Un giovane Adriano Ciaffi

Mazzini (rifatto dal Piermarini, l’autore del cosiddetto Lumacone), Lauro Rossi delocalizzato da p. Vittorio Veneto nella piazzetta omonima, i legionari di Morescalchi nella facciata dell’ex Casa del Fascio, le sculture del Palazzo del Mutilato, e simili.
Ci sono anche diverse lapidi scolorite come l’illeggibile toponomastica del centro: la lapide a Ferdinando Lori (Sindaco e Principe dell’Accademia dei Catenati) in corso della Repubblica; la lapide a Marcello Romano (il fondatore dell’agricoltura) all’interno di Palazzo Ugolini realizzata da mio nonno Alessandro Gabrielli che fece tra le tante cose anche la lapide dei caduti affissa nel cortile del Municipio etc. 
Ci sono inoltre diversi monumentini che passano del tutto inosservati: Don Chisciotte di Giuseppe Gentili (1978); “Avis” di Virgì Bonifazi; Ai Caduti del mare o all’ancora di Virgì, in Belvedere Sanzio; Ai Caduti del cielo o alla coda di aereo; Al sosia di Padre Matteo Ricci del buon Virgì; Il Gomitolo di Umberto Peschi; Il Nodo gordiano (?) di Wladimiro Tulli fuori il Tribunale; Il San Giuliano di Ceresani fuori la porta omonima.

Poi arrivo all’improvviso quel monumento sulla rotatoria stroncato da Pietrangelo Buttafuoco su il Foglio:
«Ma com’è possibile mai che in una città come Macerata, “percorsa da un’ironia sempre terragna, pignola” come scrive il sommo Geminello Alvi, oggi invece si venga accolti da una rotatoria priva non solo d’ironia, ma di senso del ridicolo? Un disco purtroppo non volante, provvisto di racchia popputa in ottone ci guarda di sottecchi al di sopra di un’orrida scritta cementizia e anglofona che recita “Lion’s”. Urge il ripristino delle regie commissioni d’Ornato, non tanto per

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Il monumento a Giacomo Leopardi

promuovere la bellezza, ma almeno la decenza estetica opponendosi all’installazione di siffatti monumenti del provincialismo».

E mentre a Macerata impazza la retorica del monumentalismo – Padre Matteo Ricci commissionato a Cecco Bonanotte e Stringiamoci a coorte a Ermenegildo Pannocchia – a Recanati imperversa il degrado e la contraddizione hegeliana: “Ci sono morti (Leopardi e Gigli) che sono vivi e vivi che sono morti”. Infatti sia il monumento a Leopardi, installato sulla piazza rosa, che il cenotafio massonico di Gigli al cimitero sono lasciati all’incuria del tempo. Il monumento a Giacomo Leopardi è opera di Ugolino Panichi e venne installato nel 1898, in occasione del I° Centenario della nascita del Poeta. Tuttavia la parte più interessante, in quanto scolata di verde rame, come un cono rovesciato al pistacchio di Bronte, sono i bronzi alla base del monumento. Qui inoltre sono raffigurati due aquile e due cartigli con i versi del Leopardi ripresi dal canto “All’Italia”. Al centro della piazza metafisica di  Corridonia si staglia il Monumento a Corridoni di Oddo Aliventi di Santangelo in Vado (1936); a San Severino il Monumento ai Caduti è mutilo a causa della damnatio memoriae della statua che raffigurava la martire fascista Ines Donati. Il breve giro in provincia potrebbe chiudersi a Tolentino tra il  Monumento alla Vittoria e il Monumento alla Resistenza, Umberto Mastroianni (1992-94). Quest’ultimo è ben inserito nei pressi della Palazzina Usl.

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Ai caduti dell’aria

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La statua a Don Chisciotte

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Ai caduti del mare, di Virgì Bonifazi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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