Il maceratese Carlo Carelli scrive a Schifani:
“In Italia né democrazia, né libertà”
Dopo la partita Juventus Napoli, all’inizio della quale i tifosi hano fischiato l’inno d’Italia, il maceratese Carlo Carelli ha scritto una lettera al presidente del Senato Renato Schifani in cui analizza la situazione politica italiana.
«Gentilissimo Presidente Schifani – scrive Carelli – ho ascoltato domenica 20 maggio , nell’intervallo della partita di calcio Juventus Napoli, l’intervista in cui Lei si dispiaceva di aver ascoltato fischi all’indirizzo dell’inno di Mameli, mentre, all’insegna dello stesso si era combattuto per la libertà e la democrazia; parole che purtroppo oggi non trovano riscontro nella pratica giornaliera.
Ho 81 anni, ho vissuto dagli anni della seconda guerra mondiale e mi sono ispirato politicamente all’insegnamento del senatore Giuseppe Saragat (grande uomo politico). A me sentire i fischi non ha fatto alcun effetto perché non abbiamo nè democrazia nè libertà.
La democrazia è il governo del popolo, e di questo non v’è traccia, sia a livello parlamentare (in cui i parlamentari vengono nominati dai partiti) , ne a livello governativo (dove il Presidente della Repubblica nomina un governo di tecnici che a sua volta nomina altri tecnici). Ed allora dove è finita la democrazia nella sua più nobile accezione?
La Libertà non esiste più in quanto sottoposti giornalmente a controlli sia a livello personale che patrimoniale (è sufficiente rilevare che il prelevamento bancario non può superare i mille euro per non subire una segnalazione) ed all’invadenza della burocrazia che blocca ogni iniziativa.
Le enormi truffe che i partiti politici hanno denunciato in questi giorni sono la dimostrazione della disonestà di chi ci governa; l’evasione viene in primis praticata dagli uomini del governo e dai partiti stessi per non parlare poi dei tanti, troppi casi di corruzione.
In ultimo vorrei evidenziare la assurdità del nostro primo ministro Mario Monti che chiede ai cittadini di denunciare sprechi ed evasioni quando da più di un anno gli stessi cittadini denunciano privilegi, stipendi da favola dei managers pubblici, il numero eccessivo dei parlamentari così come denunciato ampiamente nella relazione annuale della Corte dei Conti che ha ben evidenziato quello che era ed è indispensabile fare per ridurre il debito pubblico.
Anche in questo caso il Governo fa orecchie da mercante e continua a rivolgersi ai poveri cittadini; si nota in tutto questo la totale assenza dello Stato. Il Governo continua a fare proclami senza arrivare al acun risultato concreto facendo così venir meno la fiducia e la sicurezza nel domani.
Falliscono le industrie, chiudono le attività commerciali ed artigianali ed il governo parla a vuoto.
Dopo ci lamentiamo di Grillo e della astensione dalla vita politica che non interessa più nessuno perché siete considerati tutti uguali. E’ ora di svegliarsi.
Scusi dello sfogo ma ho ritenuto opportuno farlo a Lei , proprio perchè meritevole del posto che occupa».
Come si fa a proteggere il dono politico piú prezioso dei nostri tempi, quello della democrazia? Certamente non con la difesa miope di un modello rappresentativo già antiquato, né con l’assegnazione del potere politico a una sfera separata, dominata dai politici e dai partiti.
No, per proteggere la democrazia bisogna rianimarla e ripopolarla.
Bisogna creare una democrazia all’altezza del momento storico – una democrazia partecipata, di genere, economica e non solo politica, che esce dal «palazzo» ed entra nella cultura della gente.