“Intitoliamo una via a Lamberto Cicconi”

LA PROPOSTA - Giovanni Cappelloni chiede all'amministrazione comunale di Macerata di dedicare una via al dottore e una all'arbitro Cesare Jonni
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Lamberto-Cicconi

La copertina dell'autobiografia di Lamberto Cicconi

di Beatrice Cammertoni

Giovanni Cappelloni, cittadino maceratese e memoria storica della vita della nostra provincia, rivolge al Consiglio Comunale la richiesta di intitolare due vie ad altrettanti concittadini da lui ritenuti meritevoli di tale riconoscimento. Il primo è Cesare Jonni, arbitro di fama nazionale e europea morto nel 2008, il secondo è Lamberto Cicconi, medico e fisioterapista che aprì proprio a Macerata il primo centro privato di medicina fisica e riabilitazione, nonché grande atleta per la categoria Master.Una storia di vita, quella di Cicconi, che si snoda in almeno tre continenti e che lo ha visto raggiungere risultati e riconoscimenti di grandissimo prestigio tanto in campo medico quanto in quello sportivo.

Nato nel 1904 da una normale famiglia di classe media composta da padre impiegato provinciale, madre casalinga e da quattro figli, Lamberto Cicconi trascorre i primi anni della sua vita vivendo in corso Cairoli, frequentando le scuole ed il Liceo Classico cittadini ed allenandosi nella società sportiva Robur appena nata a Macerata grazie all’impegno di un discepolo di Don Bosco.  Nel corso degli anni ’30, grazie ad un prestito della zia si trasferisce a Trinidad, isola tropicale nell’America centrale, dove apre una clinica e cura Pietro Maffei, inspiegabilmente sopravvissuto all’inferno della Caienna ed ad un’incredibile fuga attraverso le correnti del grande fiume Orinoco. Dopo aver assistito alle Olimpiadi di Los Angeles (1932) e quelle di Berlino (1936), si ritrova di nuovo a trasferirsi, questa volta a causa dell’inasprirsi dello scenario politico internazionale in vista del secondo conflitto mondiale. Fu così che nel settembre del 1936, Cicconi inizia a svolgere la sua Missione medica nel Regno dello Yemen, anche se il ritorno nell’isola tropicale non tarda ad arrivare pochi anni più tardi, salvo poi dover scappare di nuovo nel giugno 1940 quando l’Italia entra in guerra a fianco della Germania. “Mi erano state concesse 24 ore di tempo per abbandonare la colonia o essere avviato al concentration camp dai miei ex amici inglesi” scrive Lamberto Cicconi in un libro di memorie pubblicato raggiunti i novanta anni. Nel libro, Cicconi racconta anche delle visite di Maffei a Macerata, dei viaggi insieme e dell’amicizia tra i due prima che lui morisse nella sua casa alle Barbados. Nuovi sconvolgimenti arrivano con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, che rende il “rifugio” venezuelano di nuovo pericoloso e che costringe il medico a riportare moglie e figli a Trinidad ed a reinventarsi imbianchino in attesa di poterle raggiungere. Terminato l’esilio in Venezuela il “viaggio” prosegue a New York per prendere la specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitazione. Risale a questo periodo la stretta amicizia con Giorgio Pagnanelli, rappresentante poi dell’Onu in Italia e poi a Malta. Cicconi e la sua famiglia tornano in una Macerata devastata dalla guerra una volta conclusosi il conflitto, per poi ritrovarsi a Trinidad solo alla fine degli anni ’60. Il paradiso tropicale smette di essere tale quando la moglie muore e per i due figli maggiori arriva il tempo del “collegio”. Per Cicconi e l’ultima figlia (nata in Italia) Betty è tempo del rimpatrio definitivo.

CicconiGiappone

Cicconi alle Olimpiadi Master in Giappone

Nel corso degli anni ’50, il medico apre a Macerata il primo centro privato italiano di Medicina Fisica e Riabilitazione, presto di gran fama dentro e fuori le Marche. Staff fisioterapico, piscina ospedaliera per massaggi subacquei, sauna, macchine importate da Usa e Germania: tra i primi clienti c’è anche un copioso gruppo di recanatesi malati di poliomelite che usufruirono delle cure di Cicconi grazie alla mediazione della Contessa Anna Leopardi e del Prefetto di Macerata. Nel corso degli anni successivi, è stata riorganizzata la SEF (Società di Educazione Fisica) e aperta nel centro di Medicina Fisica di Riabilitazione la prima Associazione provinciale tra poliomielitici. Per i suoi meriti pochi anni più tardi è stato ricevuto negli Usa dal senatore Ted Kennedy.
Nella seconda metà degli anni ’50 apre invece il primo club marchigiano di Panathlon, una breve esperienza che invece si conclude con un ritorno all’atletica leggera, lo sport degli inizi. Negli stessi anni, contribuisce grazie ai contatti con l’allora segretario generale del Coni alla costruzione dello stadio cittadino, l’Helvia Recina, mediando i rapporti tra il Sindaco in carica e il vertice dell’organizzazione. Cessata l’attività professionale e trasferitosi a Porto San Giorgio comincia invece una nuova e intensa stagione sportiva nella categoria di atletica leggera per Masters o veterani dello sport: in particolare, si concentra sul lancio del disco e del peso, quando ormai arrivavano gli ottanta anni di età. Secondo a Melbourne, terzo a Eugene (Oregon), primo a Budapest, in Finlandia, Norvegia e Giappone. Questo suo “atleticare” andando avanti negli anni senza invecchiare, ha creato lo spunto per una lunga serie di consigli che arricchiscono l’omonimo libro di memorie redatto da ultra novantenne.



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