Il reporter con il vizio della chitarra
Sandro Petrone trasforma l’attualità in musica

Il giornalista del Tg2, tornato a Macerata per Unifestival, racconta come è nato il suo cd "Last Call" e assieme al portavoce dell'Onu Andrea Angeli parla della professione di inviato
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di Alessandra Pierini

Microfono e telecamera sono strumenti che, usati nel modo giusto, permettono di rappresentare la realtà, spesso cruda e inaccettabile a migliaia di persone nello stesso momento. Una chitarra, invece, suonata con il cuore, permette di esprimere le emozioni meglio di mille parole e di raggiungere il profondo di un animo sensibile. Lo sa bene Sandro Petrone, reporter del Tg2 che per una intera stagione della sua vita ha raccontato l’attualità con voce decisa e impostata dagli schermi televisivi per poi accorgersi che «ogni vicenda umana vale una canzone». E lui le canzoni le ha scritte e cantate per “Last Call – Note di un inviato”, un cd autoprodotto registrato tra l’Italia e New York che coniuga in un mix coinvolgente artisti conosciuti come Tony Cercola (definito nella copertina del cd «percussautore e sciamano») o Pilar, indimenticata vincitrice di una edizione di Musicultura al musicista libanese incontrato nelle vesti di tassista a New York, brani e note registrati in diverse parti del mondo da Santeramo in Colle a Bari a New York, da Roma a Napoli.

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Petrone in visita alla redazione di Cronache Maceratesi

«Ho smesso di fare il cantautore nel 1979 – racconta Sandro Petrone, ospite della redazione di Cronache Maceratesi – alla fine degli anni ’70 ero nel giro della “Vesuswave” con Edoardo Bennato, Pino Daniele, Enzo Gragnaniello e Tony Cercola. Io ero “o guaglione”. Ad un certo punto mi sono accorto che i miei amici erano troppo bravi. Ho cominciato a lavorare per una radio privata, passando dalla musica al giornalismo. Da allora sono andato in giro come reporter per raccogliere storie di ogni tipo. Dopo l’11 settembre a New York e la Seconda Guerra nel Golfo, Nassiriya e le grida dei bambini di San Giuliano sotto le macerie, la musica è tornata a dirmi che un’altra stagione era finita e tutte quelle emozioni che come giornalista devi anestetizzare sono improvvisamente esplose».
petrone_redazione-1-300x234Da quel momento la musica è tornata protagonista nella sua vita e, dopo aver pubblicato un libretto di canzoni, Petrone ha iniziato a lavorare ad un cd con Martino De Cesari agli arrangiamenti. «Da fine 2007 abbiamo registrato dove e quando si poteva, tra una trasferta e l’altra. Doveva essere una cosa tra amici ma abbiamo venduto mille copie e lo stiamo pubblicando anche con Rai Trade». Il legame tra musica e giornalismo non è inedito: «I padri giornalisti – precisa Petrone – erano abituati ad essere legati al mondo delle canzoni ma questo rapporto si è perso negli anni. Oggi nel giornalismo capita di sentire lo sbriciolamento degli strumenti usati per raccontare la realtà».

petrone_redazione-6-300x200C’è l’attualità nelle canzoni del reporter, e non poteva essere altrimenti: «”Torno a casa blues” è l’inno dell’inviato – spiega  – poi c’è ‘Per così poco’ sulla fratellanza e ancora “Ground Zero Ballad” che racconta l’11 settembre, “Chicago” che era prima la città americana dove più mi piaceva stare, dove ci si può perdere e ritrovare». C’è spazio anche per l’amore  come in “Sui sassi piatti” canzone pessimista che racconta lo stato d’animo di un uomo in attesa sulla spiaggia di Civitanova. «E’ nata in sette minuti – racconta Petrone – avevo portato la mia auto a riparare e nell’attesa andai in riva al mare a Civitanova». Nelle Marche, dove è stato anche docente universitario, Petrone si è sempre trovato bene e  torna volentieri: «Ho avuto bei rapporti con le persone, non c’è arroganza, c’è maggiore rispetto dell’altro e la vita è più morbida». Il racconto continua: «Durante il terremoto in Irpinia, io ero militare e dormivo in una tenda. La sera con dieci gettoni andavo a telefonare il pezzo alla cabina telefonica e nacque questa canzone». Le parole lasciano spazio alla musica. Il giornalista  imbraccia la chitarra e suona le note di ‘Canzone di Daniela e il terremoto irpino’, la sua voce diventa suono d’armonica,  narrazione, interpretazione e, come per magia, la canzone prende forma e suggerisce le immagini, i colori, gli odori e le sensazioni, vivi più di qualunque immagine.

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Sandro Petrone e Andrea Angeli all’Unifestival

di Carmen Russo

‹‹Chi è esattamente un inviato di guerra, quali sono le emozioni che colpiscono mentre si svolge questo lavoro e come si riesce a raccontare agli altri ciò che succede a migliaia di chilometri da noi durante un conflitto?›› A rispondere a queste domande ieri è stato Sandro Petrone, inviato di guerra del TG2 e professore di teoria e tecnica della comunicazione di massa alla facoltà di Scienze della Comunicazione proprio qui a Macerata dal 1998 al 2005. Ospite della seconda edizione dell’Unifestival -che ritiene essere ‹‹ricco di emozioni positive!››- ha risposto alle domande di una studentessa-giornalista e a quelle di un pubblico coinvolto e attento.
‹‹L’inviato di guerra –ci spiega- è uno che sente il bisogno di seguire le notizie in prima persona e si mette totalmente in gioco.›› Sandro Petrone ha spiegato che la guerra è una evento troppo ampio perché un giornalista ne possa raccontare la globalità. Pur trovandosi sul posto e dunque direttamente sulla scena, ad esempio di un bombardamento, non potrà che riportare solo un pezzo del puzzle, ignorando per forza di cose ciò che accade immediatamente dietro di lui. A comporlo e completarlo dev’essere la redazione con cui si è collegati, perciò è fondamentale fare un buon gioco di squadra.
angeli_petrone_lacchè‹‹Per quanto riguarda le emozioni, be’, la prima volta che mi sono passati due missili scud sulla testa e sono atterrati a pochissimi chilometri da me, ho avuto tanta paura. Poi ho realizzato che in quel momento facevo parte di una evento talmente tanto più grande di me che mi è passata! Ero in gioco e dovevo giocare, volevo e dovevo far sapere agli altri la verità. Anche se, lo ammetto, l’emozione più forte è il desiderio di tornare a casa. Tante volte mi è stato chiesto di fare da corrispondente e cioè trasferirmi stabilmente in un posto, ma ho rifiutato sia perché volevo tornare a casa sia perché dopo un po’ sento il bisogno di buttarmi in un’altra storia.››
L’incontro è stato ben più che un semplice botta e risposta, tante e attualissime sono state le domande del pubblico che non si è lasciato sfuggire l’occasione per interrogare l’ospite, che dopo poco è stato affiancato anche dal portavoce dell’ONU Andrea Angeli. Dal caso Marò a quello della Siria, cui entrambi si sono dimostrati preoccupatissimi, alla crisi che sta colpendo il nostro Paese. Petrone dice ‹‹Io credo che in questo periodo, gli inviati di guerra sono anche qui in Italia e sono tutti quei giovani che ogni giorno si trovano nel teatro della disoccupazione, della crisi economica. È un male generale che ha colpito anche me.›› Forse ha peccato di presunzione, come dice lui stesso, risentendo inizialmente del nuovo incarico affidatogli, ma poi ha compreso che la cosa più gratificante per lui, è fare il suo mestiere. ‹‹Non è importante la testata per cui si lavora o l’incarico che si ricopre, importante è avere la possibilità di raccontare gli eventi, di essere portavoce della verità››. Questo il consiglio che ha lanciato a tutti i giovani che vogliano intraprendere questo percorso, ora che i mezzi stanno diventando sempre più diffusi grazie al web che considera ‹‹uno strumento eccezionale per immediatezza e per il grande potenziale di contatto con il pubblico››.
petrone_unifestival-1-300x216Visibilmente soddisfatti dell’incontro, si sono congedati dal pubblico rispondendo all’ultima domanda sull’Università: è ancora una valida istituzione o è diventata un meccanismo appesantito dalla burocrazia e ingabbiato da regolamentazioni? Angeli crede che bisognerebbe migliorare i rapporti con il mondo esterno alle università e dunque incrementare incontri e discussioni. Petrone ritiene che sia un meccanismo complesso con una funzione delicata e per giunta mal retribuito, ma dice che, per ci crede ancora, l’Università è un percorso entusiasmante.

(Foto di Guido Picchio)

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