Stangata sui permessi di soggiorno
Gli immigrati scendono in piazza

MACERATA - Da oggi scatta l’obbligo di pagamento del contributo con un aumento da 80 a 200 euro. Un vivace presidio di cittadini, non solo extracomunitari, ha animato Piazza della Libertà. Tutti chiedono a gran voce leggi che favoriscano maggiormente l'integrazione e l'abbassamento delle tasse
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Il presidio dei cittadini che protestano contro le nuove tasse

 

di Filippo Ciccarelli

Certo che campare è diventato difficile, oggi. Chi ha lavorato una vita, vede allontanarsi il traguardo della pensione, di punto in bianco. Chi si affaccia al mondo del lavoro, ha di fronte a sé nebulose prospettive di precariato, condite da incertezza e frustrazione.
Per pagare i debiti di uno stato che troppo spesso ha promesso più di quanto potesse fare, si è incrinato il patto generazionale tra padri e figli, e si è aperta una lotta tra poveri dove chi vince il posto di lavoro è costretto, spesso e volentieri, a puntare al ribasso.
E poi i rincari, il ritorno dell’Ici – pardon, Imu – accise e balzelli: un nuovo Medioevo fiscale, che non aiuta le famiglie già piegate dalla crisi e dai prestiti sottoscritti.

Facciamo finta di non essere cittadini maceratesi, marchigiani, italiani: men che meno europei. Guardiamo il mondo, per un minuto soltanto, con gli occhi del signor Renzo Gonzales, o di mamma Halima, oppure del giovane Diallo. E sommiamo al costo della vita, ai rincari, alle nuove tasse, pure il balzello per rinnovare il permesso di soggiorno, di uno stato che non riconosce la cittadinanza a persone che da anni vivono e pagano le imposte in Italia, né ai loro figli. Una tassa che è più che raddoppiata, e che va pagata da tutti i componenti del nucleo familiare.
Il signor Renzo Gonzales del Perù, per esempio, non pagherà più i 72,12 € quinquennali per rinnovare la carta di soggiorno: ne dovrà sborsare 272,12. Per lui, per sua moglie, e per i suoi due figli: fanno poco più di 1000 €, a fronte dei 288,48 € che corrispondeva in precedenza.

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Un momento della protesta

OGGI SCATTA LA SUPERTASSA – Aumentano, di pari passo, anche le cifre per rinnovare il permesso di soggiorno con scadenza ad un anno (da 72,12 a 152,12€), e quello a due anni (da 72,12 a 172,12 €). E in tempi di crisi, non è che gli immigrati se la passino meglio degli italiani. Continuando nella finzione di essere stranieri in una patria che ci accoglie (e ci tassa, giustamente) da anni, dove la permanenza regolare è condizionata al possesso di quel pezzo di carta, pensiamo pure di essere lontani dalle nostre famiglie di origine. Pensiamo di essere gli unici a poter dare da mangiare al coniuge e ai figli; di essere, in una parola, soli. Metabolizziamo il fatto che le difficoltà nel mondo del lavoro sono uguali per tutti ma, parafrasando Orwell, per alcune categorie di individui, come quelli extracomunitari, le difficoltà sono più uguali che per gli altri, e quindi sbarcare il lunario diventa sempre più utopico.
Per questi motivi, i cittadini senza cittadinanza hanno manifestato, in modo rumoroso ma civile, con fischietti, striscioni, e cartelloni improvvisati, colorati alla meglio con pennarelli in un italiano magari non perfetto ma certamente più comprensibile di tanti politici e politicanti nostrani.
Halima ha 28 anni ed è marocchina: “ho 28 anni, e da 10 sono in Italia” racconta “lo scorso anno ho dovuto mandare mio figlio dalla nonna, in Marocco, perché non ce la facevo più a sostenerlo. Solo per l’asilo nido mi chiedevano 400€:  io sto cercando lavoro da 2 anni, ma dopo la maternità non l’ho più trovato”. “Tutti noi vogliamo lavorare onestamente, vorremmo integrarci” le fa eco una donna nigeriana, in Italia da 16 anni “ma tante leggi che ci sono in Italia non le Presidio-extracomunitari-Prefettura-4-300x225
capiamo, ostacolano l’integrazione. A questo punto è meglio dire che i governi che le fanno non vogliono stranieri, allora che chiudano pure le ambasciate, non ha senso venire colpiti in questo modo”. Anche la signora Ngozi, una vivace 52enne nigeriana che si trova nel nostro Paese da 22 anni, dice la sua: “manca il lavoro, non riusciamo ad arrivare a fine mese, e dobbiamo pagare tutto. Aumentano le tasse per rinnovare i permessi di soggiorno, paghiamo gli affitti, paghiamo pure se si cambia l’indirizzo di residenza: insieme a tutto questo vorremmo dei diritti, non possono aumentarci così tanto le tasse”.
Kane Elhadji, 38enne senegalese in Italia dal 2001, si lamenta del fatto che, nonostante abbia pagato tutte le somme necessarie per il rinnovo del permesso di soggiorno, non abbia ancora in mano il documento; Diallo è molto giovane, ha 22 anni, e viene dalla Guinea. “Sto cercando lavoro a Macerata” ci dice “sono in Italia da quando ho 18 anni. Prima pagavo 72 €, adesso pago più del doppio, e devo rinnovarlo ogni 6 mesi”.
Alla luce di tutto questo, e del principio liberal del “no taxation without representation”, pronunciato a gran voce dai coloni americani, sudditi della madrepatria, possiamo identificare un’altra generazione. Una che non è riscontrabile guardando all’età anagrafica, ma Presidio-extracomunitari-Prefettura-2-300x225
all’etnia ed alla non-cittadinanza. E allora qualche ragione ce l’avrà pure il signor Gonzales, che in Italia c’è da 9 anni e commenta laconicamente: “non possiamo pagare gli sbagli della politica italiana”. Per alcuni questa realtà è, come scritto, mera finzione. Per tanti altri, invece, è la quotidianità, che probabilmente non verrà spezzata dal suono acuto dei fischietti: ma quel suono non è semplicemente la voce di una protesta. E’ anche un modo per testimoniare la presenza di tanta gente che è costretta a scendere in piazza per ricordare all’Italia di esistere.

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