Il Corriere attacca Popsophia
ed esalta Liberilibri

Civitanova e Macerata protagoniste sull'inserto domenicale del Corsera
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Mauro Montali

di Mauro Montali

“Il successo della filosofia pop è un bluff”. Così titolava ieri, “La Lettura”, l’inserto letterario domenicale del Corriere della Sera. L’articolo di Edoardo Camurri, giornalista-filosofo, tra gli altri obiettivi ne aveva uno specifico e principale: il festival di Popsophia di Civitanova Marche, il quale, secondo l’autore, non produrrebbe alcun sapere. Un bluff, per l’appunto. Però notiamo una prima contraddizione in termini: è un bluff un evento che ha un successo clamoroso e continuato nel tempo, al punto che altre città si sono fatte avanti per avere il marchio Popsophia?
Tuttavia l’attacco frontale del Corriere o quanto meno dal suo inserto c’è stato e bisogna prenderne atto. Dice Camurri: <La cittadina marchigiana viene invasa da una calca polifonica di filosofi e di personaggi ditirambici che dialogano tra loro sul concetto di contemporaneità. Si va da Remo Bodei a Platinette, da Umberto Galimberti ad Amedeo Goria, da Stefano Zecchi a Federico Moccia, da Quirino Principe a Vincenzo Mollica e via dicendo>.
Secondo Camurri, è la solita faccenda di mettere insieme l’alto e il basso, <se ancora fosse possibile capire cos’è l’alto e cos’è il basso e come distinguerli. Una volta tutto questo si faceva con stile (Roland Barthes) o per scherzo (la “Fenomenologia di Mike Bongiorno” di Umberto Eco), poi lo scherzo è stato preso sul serio e il rischio è ora morire di noia magari senza stile. La Pop-filosofia- dice ancora Camurri- volendo spiegare filosoficamente i fenomeni della cultura popolare (le serie televisive, la pornografia, i cartoni animati, il calcio, eccetera) finisce infatti con l’assomigliare a quelli che ti vogliono spiegare le barzellette>.

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Un momento di Popsophia con il direttore artistico Evio Hermas Ercoli

Insomma nomi notissimi < che si applicano solamente a fenomeni contingenti per incrementare il proprio stipendio e intrattenere le masse>. E ancora: <dalla cosmologia siamo passati alla cosmetica dell’attualità, dove non conta che i concetti siano lucidi ma ben lucidati>.
Il dibattito si riapre di nuovo. E vedremo chi, tra i nomi che contano nel mondo della cultura, vorrà rispondere a Camurri. Il quale, pur essendo laureato in filosofia teoretica con Gianni Vattimo, è più noto, per la verità, come intrattenitore radio che non come sublime pensatore. Infine c’è da sottolineare che Giulio Giorello, questo sì che è un vero filosofo (prezzolato anche lui?) l’estate scorsa, in una pubblicazione sempre di Rcs, sembrava molto divertito dall’esperienza di Popsophia. Insomma che quelli di via Solferino si mettano d’accordo una volta per tutte. Ma di una cosa siamo sicuri: il festival di Civitanova continuerà, con grande successo di pubblico, nonostante queste critiche feroci. Anzi, tutta pubblicità.
Del resto, la filosofia, secondo alcuni studiosi, si divide ormai in analitici (filosofi del linguaggio, della scienza e così via), scuola di origine anglosassone e continentali (trascendentali di stampo europeo) alla ricerca ancora dell’Essere. Entrambe avrebbero fallito. E forse ha ragione Emanuele Severino quando dice che non ci è rimasto altro che la “tecnica”.
E se così stanno le cose, viva Popsophia.
liberilibriSempre sull’inserto domenicale del Corriere c’era un lungo articolo di Pierluigi Battista su “La fine dell’illusione liberale”. A sinistra si riscopre l’intervento dello Stato, il dirigismo e il “colbertismo”, mentre la destra celebra  le categorie produttive. Del liberalismo che rimane? <Rimane- dice Pigi Battista- eroicamente una piccola casa editrice: Liberilibri>. Maceratesissima, con sede a corso Cavour e diretta da Aldo Canovari.



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