Trasporto pubblico tra efficienza ed incertezze
“Ma qui non usiamo i forconi…”

Stefano Belardinelli, di Confindustria, elogia il modello locale che fa delle Marche un'eccellenza a livello nazionale, ma esprime preoccupazione per i costi crescenti e la riduzione dei servizi voluta dalla Regione. Stefano Gregori, vicepresidente di Contram Mobilità: "Le liberalizzazioni le abbiamo fatte 4 anni prima di Monti. Il trasporto su gomma serve il 97% dell'utenza" Lla metropolitana di superficie? "No comment..."
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Stefano Belardinelli, di Confindustria, a sinistra, e Stefano Gregori, vicepresidente Contram mobilità, a destra

di Filippo Ciccarelli

(fotoservizio di Guido Picchio)

Efficienza, lungimiranza e sinergia: sono questi gli ingredienti della ricetta che ha permesso ad aziende e lavoratori del trasporto pubblico locale di fronteggiare, fino a questo momento, la crisi che impone tagli e sacrifici anche in questo settore. Il caro gasolio, l’aumentare dei costi assicurativi, il taglio da parte della Regione del 5% dei servizi – quantificabile, in termini economici, a 500.000 euro in meno di contributo per il trasporto extraurbano in provincia – stanno mettendo in difficoltà gli operatori del settore. In ballo non ci sono solo i fatturati delle imprese ed i disagi fisiologici che incideranno sull’utenza, ma anche i posti di lavoro del personale che diventerà in esubero.
Stefano Belardinelli, presidente della sezione trasporti di Confindustria, presenta così la situazione: “E’ arrivato il momento di fare il punto sul trasporto pubblico locale in provincia di Macerata, perché ci sono parecchie emergenze e difficoltà. Non bisogna dimenticare che grazie alle scelte del governo regionale e alla capacità delle nostre aziende, ci troviamo in un contesto di elevata efficienza economica ed organizzativa. Faccio qualche esempio: nelle Marche i nostri autobus, mediamente, costano 1.50 € al km, mentre nelle altre regioni  si spendono dai 2 ai 4 €. Il costo pro-capite per abitante per il trasporto pubblico locale è di circa 40 € nella nostra regione, contro i 90-100 delle altre, e questo nonostante la struttura geografica delle Marche non sia delle più lineari”.

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Un momento della conferenza stampa

Effettivamente, da tempo le aziende marchigiane si sono consorziate ed hanno aperto canali di collaborazione nei cinque bacini provinciali in cui è suddivisa la regione Marche: la Contram Mobilità, ad esempio, è una società nata dall’unione tra la Contram ed il gruppo Macerata Bus, che racchiude cinque società consortili a carattere misto pubblico-privato. Tra le iniziative adottate spicca quella dell’abbonamento e del biglietto unico provinciale, che permette all’utente di viaggiare con un unico titolo di viaggio sui mezzi delle diverse compagnie.
“Siamo pronti a riorganizzare i servizi discutendo insieme alle istituzioni locali, per ridurre il più possibile il disagio dovuto ai tagli: in un momento di crisi come questo, siamo consapevoli che anche il nostro settore debba fare i sacrifici necessari” prosegue Belardinelli “ed abbiamo chiesto un tavolo tecnico alla Regione per decidere insieme e per presentare alle istituzioni quelle che sono le nostre difficoltà, fermo restando l’efficienza del modello marchigiano e maceratese. Il caro gasolio ci avrebbe spinto a prendere i forconi, ma siamo un gruppo efficiente e vogliamo lavorare in maniera responsabile su questo aspetto”.
Stefano Gregori, vicepresidente Contram Mobilità, punta il dito contro una parte della politica e dei sindacati: “alcuni esponenti politici e sindacali, in questi mesi, hanno fantastico su un ipotetico bacino unico ed una gara unica regionale per il trasporto pubblico locale. Io voglio ricordare che siamo andati a gara nel 2007, facendo una gara europea, che scadrà nel 2013. Qui, nelle Marche, le liberalizzazioni sono una realtà ben prima dell’avvento del governo Monti, mentre in tante altre regioni si continua col modello “in house”, cioè con l’affidamento diretto, senza gare, da parte degli enti locali alle aziende di trasporti. Abbiamo superato quelle diffidenze che sono sempre esistite tra il settore pubblico ed il privato e, creando 5 bacini regionali, siamo stati in grado di rispondere in modo chirurgico alle necessità delle singole province. Grazie al lavoro comune, di tutti, riusciamo ad essere perfettamente integrati, ma questa realtà rischia di essere messa in pericolo da alcuni personaggi che parlano a vanvera di un bacino unico regionale, o meglio di un unico baraccone. Credo pero sia giusto ringraziare il presidente Pettinari ed i suoi colleghi che guidano le province di Fermo ed Ascoli, visto che hanno preso le delibere dei loro enti per tutelare e difendere l’impostazione dei bacini provinciali”.

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Stefano Gregori

I numeri rivelano l’importanza del trasporto extraurbano su gomma, anche in comparazione con quello ferroviario: secondo Belardinelli e Gregori, il treno costa quasi 10 volte di più rispetto all’autobus.
“La ferrovia trasporta il 3% della mobilità della nostra provincia, il restante 97% viaggia su gomma” sostiene Gregori “con la differenza che noi riceviamo 10.500.000 € per una percorrenza annua di 7.500.000 di km, mentre per le ferrovie si spende intorno ai 9 milioni di € a fronte di 836.000 km annui coperti”. Cifre rilevanti, senza alcun dubbio, che non giocano a favore della metropolitana di superficie. “Non mi esprimo su quest’ipotesi” afferma Gregori “perché non conosco con esattezza il business plan ed il rapporto tra costi e benefici riguardo a un’opera del genere, ma mi pare assurdo pretendere che un treno come quello della linea Civitanova-Albacina possa fare trasporto locale. Per una percorrenza di 70 km in un’area che non è densamente popolata come quella delle metropoli è un costo troppo elevato”.
In definitiva, cosa chiederanno gli addetti ai lavori del trasporto locale alla Regione? “A seguito dell’ulteriore aumento del gasolio chiederemo al presidente Spacca di adottare qualunque tipo di soluzione ritenga opportuno per aiutare il nostro settore” risponde Belardinelli “prima pagavamo un litro di gasolio intorno ai 95 centesimi al litro, più iva. Adesso siamo intorno a 1.30 € più iva, vuol dire che ogni 100 euro dati dalla Regione come contributo il 30-40% se ne va per i costi di carburante”.
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