Un’idea di sviluppo per il nostro territorio

Cambiamento climatico: la progettualità che ci manca sarà presto una necessità
- caricamento letture

Ricci-Marcodi Marco Ricci

Quando al due volte premio Nobel Linus Pauling chiesero come facesse ad avere tante buone idee, il chimico americano rispose semplicemente di avere tante idee. E se hai tante idee, probabilmente ne hai anche una buona che frutterà qualcosa.
Se guardiamo invece alla nostra politica, possiamo stare tranquilli di non correre il rischio di imbatterci in buone idee, per il semplice fatto che di idee vere in giro non se ne vede neppure una. O nelle poche che si sentono ci si crede in realtà così poco da poterle tranquillamente sotterrare ai giardini pubblici sperando in tempi migliori.
Pensiamoci. Negli ultimi mesi nel nostro piccolo hanno tenuto banco i fuochi d’artificio, le statue sacre e profane, le perenni proteste dei commercianti del centro (ma i commercianti di Sforzacosta o di Via Roma sono per caso più disgraziati degli altri?), le multe sulle strisce blu, le nomine di APM e Sferisterio, poco niente che avesse la parvenza di un progetto da qui a qualche anno, se si eccettua qualcosina nell’ambito cultura che resta però da anni a metà del guado per scelte sbagliate di fondo portate avanti durante gli anni delle vacche grasse.
Questo vuoto di idee non è prerogativa di nessuno. E’ presenta a destra come a sinistra, tanto che in questo vuoto la parola sviluppo è completamente scomparsa dal vocabolario. A livello nazionale siamo rimasti per vari mesi addirittura senza Ministro. A livello locale l’ha rispolverata solo il Vescovo nell’omelia di qualche mese fa (onore a lui).
E in questo contesto, privo di indirizzi, di speranze, di idee, quando la politica diventa semplice gestione della normale amministrazione – in tempi per altro che normali non sono – è in questo vuoto che la politica riesce a mostrare solo il peggio di sé invece di assumere quel ruolo di guida e di coordinamento della società, delle imprese, delle libere professioni e delle associazioni, un ruolo teso alla realizzazione di un progetto di sviluppo e di convivenza comune.
Tempi eccezionali meriterebbero ricette eccezionali. Invece quest’assenza di progettualità dura da anni. Ci siamo accompagnati con l’idea del turismo come fonte di sviluppo lasciando però che le nostre colline venissero massacrate dagli impianti fotovoltaici (e facendo passare per nemico della modernità chiunque chiedesse un trattamento migliore per il nostro paesaggio). Abbiamo parlato di ambiente senza avere mai un progetto chiaro, né economico né per la sua salvaguardia e valorizzazione, con il risultato di avere sul nostro litorale l’acqua del mare quasi perennemente sporca, spiagge libere senza neppure una doccia e nell’entroterra un’offerta turistico-ambientale pressoché inesistente e pessimamente organizzata.

Si è invece investito (e parecchio) sull’edilizia, illudendoci che il mattone avrebbe portato ricchezza (a chi?), senza che la politica riuscisse neppure ad orientare intelligentemente l’offerta verso tipologie edilizie moderne, energicamente sostenibili o pensate per fasce particolari di popolazione (ad esempio gli anziani). E oggi che i risparmi sono finiti e Macerata perde abitanti, l’edilizia lascia solo un mare di debiti, di mutui e di progetti incompiuti.
E’ in questo nulla assolutamente bipartisan che proliferano le querelle tra Consiglio e Giunta, tra maggioranza e opposizione, tra cittadini ed eletti, senza andare mai al di là di un quotidiano fatto di nomine, ripicche e uscite più o meno populiste (anche queste assolutamente bipartisan). Un quotidiano che c’è sempre stato e che purtroppo ci sarà sempre, ma che diventerebbe quanto meno più sopportabile se la politica riuscisse ad indirizzare la società da qualche parte. Certo, ci possiamo consolare pensando che non siamo gli unici a trovarci su questa barca. L’Italia intera vive lo stesso disagio, così come lo vivono gli Stati Uniti e buona parte dei paesi Europei. Ma questa non è assolutamente una buona scusa. E cos’ha oggi la politica da proporre agli industriali, agli investitori, alle giovani cooperative piuttosto che ai liberi professionisti? Ha almeno un progetto reale, concreto, misurabile negli investimenti e nei ritorni per un periodo di almeno dieci anni senza cadere in continue contraddizioni?
All’orizzonte non si vede niente se non l’illusione che sia qualche strada in più o qualche palazzetto dello sport a portare magicamente ricchezza e sviluppo e a far tornare Macerata il centro della Provincia, perdendo sistematicamente tutti i treni verso le nuove tecnologie. Riflettiamoci. In passato ci siamo già lasciati sfuggire l’era dell’IT e oggi imprese del genere si contano in tutta la provincia sulle dita di una mano. Così, se si eccettua Matelica e il centro di calcolo di Banca Marche, nel nostro territorio resta ben poco di significativo. E mentre da casa possiamo tranquillamente ordinare e vederci recapitare un peluche dalla Cina utilizzando internet, per pagare una multa o richiedere un certificato dobbiamo ancora uscire di casa, sprecare benzina, pagare un posteggio (a meno che non vogliamo perdere mezza giornata usando gli inefficientissimi mezzi pubblici), fare un po’ di fila e tornarcene finalmente a casa dopo aver buttato nell’aria qualche chilo di CO2. Quello sull’IT sarebbe stato un ottimo investimento infrastrutturale da parte delle nostre Amministrazioni, molto più efficace, utile ed economicamente produttivo rispetto alla breccia delle strade. Ma è andata così. E sottolineo questo perché oggi stiamo per lasciarci sfuggire tra le altre cose anche un’altra grande rivoluzione economica, quella legata alla sostenibilità ambientale, al risparmio energetico e all’efficienza dei sistemi civili e produttivi.

Per chi è poco sensibile al riscaldamento globale (e fa malissimo perché lo scenario è davvero terrificante) ma è più attento al denaro, bisogna chiarire che qui parliamo di business stimabili in un prossimo futuro in centinaia (se non in migliaia) di miliardi di euro, un business che necessita di professionalità nuove, di imprese nuove, di cultura nuova, una rivoluzione che sappia non solo produrre energia pulita ma ricreare un sistema completamente nuovo di vita e di produzione. Esagerazioni?
Pensiamo al solo fatto che se volessimo sostituire il 100% della produzione energetica dovuta al carbone e al petrolio (e quindi abbattere le emissione di CO2) da qui al 2050 dovremmo costruire una centrale nucleare al giorno. La Cina oggi costruisce invece una centrale a carbone ogni 15 giorni (ma si appresta a lanciare la sua rivoluzione verde e a colonizzarci anche in questo campo). Ogni volta poi che l’Osservatorio internazionale sul cambiamento climatico (IPCC) aggiorna i suoi scenari, i nuovi scenari sono sempre più pessimistici dei più pessimistici scenari precedenti. O ragioniamo semplicemente che, se al miliardo di persone che da qui al 2050 passeranno dalla povertà alla fascia media volessimo concedere l’uso di almeno una lampadina, ci sarà bisogno di 20.000 tonnellate di lampadine in più. Tutto questo è più che insostenibile.
Tra qualche anno cambiare il sistema economico-produttivo non sarà più una scelta ma una necessità a cui dovremo (finalmente!) adattarci in modo anche drammatico. E chi in quel momento avrà un vantaggio di qualche tipo, in conoscenza, in esperienza, o si sarà già avviato sulla nuova strada, ne sarà infinitamente avvantaggiato, vendendo per prima cosa la propria competenza e i propri prodotti. Perché allora non provare a stimolare qui questo nuovo tipo di economia con il concorso degli industriali, delle libere professioni, dei sindacati, dei giovani e delle università?
Entro qualche anno avremo bisogno di tecnici nuovi, di tecnologie nuove, di modi nuovi di fare impresa, di costruire, di spostarci, di produrre, di riciclare, sarà necessario ripensare il sistema in modo globale liberando nuove energie e nuove idee. Potremmo davvero rimettere in moto l’economia risparmiando e (ri)-costruendo da zero case, ospedali, fabbriche, imprese, agricoltura, distribuzione, cultura, commercio, o vogliamo continuare a crogiolarci sull’idea che una città fatta di piccolo commercio, di piccolo turismo, di impiegati pubblici sempre meno numerosi e peggio pagati possa mantenere in futuro la stessa qualità di vita di quella attuale? O che sarà il nostro manifatturiero volenteroso ma un po’ arretrato a farci riprendere a crescere? O che saranno le nostre centinaia di avvocati, dei quali neppure uno è abilitato a difendere brevetti all’European Patent Office pur esercitando in una delle province (la nostra) che in Italia brevetta di più?
E allora perché non ragionare un po’ sull’idea di entrare in anticipo in quella che Friedman, editorialista di spicco del New York Times, ha battezzato “Era del clima e dell’energia”, tentando nel nostro territorio di indirizzante investimenti e liberare idee (con il concorso delle banche), verso un futuro che va completamente disegnato da zero? Le amministrazioni pubbliche dovrebbero mettersi in gioco su questo campo. Normative nuove, dumping fiscale mirati, incentivi, investimenti, ricorso ad alte professionalità, le amministrazioni devono riuscire a pensare in modo diverso il territorio e le sue risorse, prima di dover vedere di nuovo i nostri fiumi portarsi via ponti, strade, vite umane.
Non so, questa non sarà probabilmente una di quelle buone idee di cui abbondava Linus Pauling. Ma se cominciassimo a entrare nell’ottica di pensare al futuro anche attraverso progetti di lungo periodo e non solo al presente con la sua trivialità di nomine e di scaramucce, è possibile che prima o poi a qualcuno un’idea buona venga davvero. 
A proposito del consumo eccessivo di risorse, guardate questo bellissimo film sullo stato della nostra Terra. E’ stato girato in 90 paesi del mondo, con meravigliose riprese tutte dall’alto da un grandissimo fotografo francese. Si intitola “Home”, casa, e andrebbe davvero proiettato in ogni scuola. Il film è fruibile in tutte le lingue e in HD su youtube, riproducibile senza pagamento di diritti: http://www.youtube.com/watch?v=I1fQ-3-CEFg



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X