Il ricorso al TAR della Giorgini
“Dalla sacrestia alla cattedra del tribunale”
I legali del Comune hanno sollevato un’eccezione sulla scadenza dei termini di notifica del ricorso, valutandoli superiori ai 60 giorni stabiliti per legge
di Marco Ricci
“…per imboccar la strada che dalle panche di una cattedrale, passa per la sacrestia fin su la cattedra d’un tribunale…”, con il ricorso al TAR della ditta Giorgini – presentato al Tribunale di Ancona tramite gli avvocati del Leonardis, Felici, Giustozzi e Danieli – la vicenda del SUAP in Contrada Valleverde ha assunto l’aspetto di uno di quei quadretti dell’Italia arruffona tante volte descritta da de Andrè nelle sue canzoni. E così, proprio partendo dalle sacrestia dell’urbanistica, la vicenda si concluderà (forse) con il responso finale del Tribunale Amministrativo Regionale, il TAR, a cui la Giorgini Claudio snc e le Industrie Giorgini Srl hanno chiesto la sospensione e l’annullamento della delibera approvata unanimamente dal Consiglio Comunale di Macerata il 12 ottobre scorso nonché, in via subordinata, l’accertamento del diritto al risarcimento del danno subito per la bocciatura della variante e per il conseguente stop all’insediamento.
Diciamo che forse la vicenda terminerà al TAR perché il tutto potrebbe concludersi anche prima.
Oltre a una memoria scritta con cui l’amministrazione ribatte alle argomentazioni della Giorgini, i legali del Comune hanno infatti sollevato un’eccezione riguardante la scadenza dei termini di notifica del ricorso, valutandoli superiori ai sessanta giorni stabiliti per legge. Se tale eccezione venisse accolta dal Tribunale il ricorso sarebbe nullo e la partita si chiuderebbe immediatamente, pur se appare al limite incredibile che un collegio di avvocati di prim’ordine come quello messo in piedi dalla Giorgini possa aver commesso una simile ingenuità.
Entrando nei dettagli, nel loro ricorso i legali della Giorgini non sono stati affatto teneri con il Consiglio Comunale, accusato nella sua deliberazione di: Violazione di legge – Violazione e falsa applicazione dell’art.3 della L.241/1990 – Eccesso di potere per eccesso di motivazione, difetto di istruttoria, carenza dei presupposti, contraddittorietà, illogicità manifesta e irragionevolezza. Fosse così, i Consiglieri Comunali sarebbero tutti da internare dal primo all’ultimo.
Il ricorso poi – premessi i diciotto pareri favorevoli ottenuti dalle due società ed espressi da varie Pubbliche Amministrazioni durante la Conferenza dei Servizi – cerca di smontare capillarmente i cinque punti su cui invece si è invece fondata la bocciatura espressa dal Consiglio Comunale e che sono: 1) appesantimento dell’assetto viario 2) volontà di contenere l’edificazione nella parte nord-est di Piediripa 3) volontà di non aggravare la frazione di Piediripa, posto l’esaurimento sostanziale di territorio 4) volontà individuata con la lottizzazione Valleverde di tenere tale lottizazione indenne da industrie inquinanti, pericolose o moleste 5) volontà di rivisitare la possibilità di edificazione non solo di questa parte di territorio ma anche di tutta l’area confinante e contigua all’Abazia di San Claudio (la famosa riqualificazione dell’area che sembra scomparsa dall’agenda politica assieme al vincolo paesagistico e ambientale promesso e poi mai posto).
Per quanto riguarda il punto della viabilità, i legali contestano al Consiglio di aver smentito una valutazione tecnica (positiva) precedentemente espressa dagli Uffici, in quanto l’aggravio stimato di traffico è solo di 28 veicoli al giorno, aggravio oltretutto suddiviso su tre turni lavorativi (dunque circa nove auto di media ogni otto ore). Se a questo si aggiunge il futuro miglioramento dell’assetto viario della zona (beati gli avvocati che ci sperano), la motivazione espressa dal Comune – dicono i legali – appare totalmente infondata. Proprio ad essere cavillosi però sorge anche un’altra domanda che indubbiamente in pochi si sono posti. Se le destinazioni degli otto corpi fabbrica sono quelle riportate nel ricorso – ovvero area stoccaggio materie prime, area lavorazione materie prime, deposito, uffici tecnici, alloggio del custode, vendita all’ingrosso dei materiali più attività commerciale, magazzino e vendita al dettaglio, altri uffici tecnici, direzione, area esposizione campionario e infine uffici tecnici per rappresentanti – questi nove dipendenti con le loro nove misere autovetture per turno non si sentiranno un po’ soli in 14.400 mq che fanno 1600 mq a testa o – ancora più semplicemente – circa un capannone a testa?
Mettendo comunque da parte la solitudine dei dipendenti, nel ricorso Giorgini le restanti motivazioni fornite dal Consiglio Comunale per bocciare la variante vengono di volta in volta definite: generica (contenimento edificazione nella parte Nord-Est di Piediripa), priva di pregio perché generica, illogica e adottata in difetto di istruttoria (esaurimento sostanziale di uso del territorio sia all’uso produttico che residenziale a Piediripa), illegittima nonché viziata da difetto di istruttoria e illogicità (volontà di tenere lontane dalla lottizazione Valleverde industrie inquinanti, pericolose o moleste), generica, strumentale e viziata da difetto di istruttoria (volontà di rivisitare la possibilità di edificazione per l’area Valleverde per evenienze storico-culturali).
Con tale parametro di severità e di giudizio però, anche l’asserzione dei ricorrenti che dopo un’approfondita analisi di tutte [tutte!] le possibilità di collocazioni alternative nella Provincia di Macerata hanno individuato come sito idoneo un terreno situato a Contrada Valleverde può apparire generica e scarsamente motivata, come può sembrare erronea l’asserzione che il terreno sia stato acquistato dai ricorrenti per un importo di circa 1 milione e 300 euro, in quanto l’atto stipulato dal notaio Belogi riportava non una vendita bensì un’opzione di vendita, opzione legata appunto all’approvazione della variante in esame.
Otre che argomentare circa alcune limitazione delle prerogative del Consiglio Comunale in merito ai SUAP, il ricoroso Giorgini appare particolarmente duro anche nei confronti dell’Ingegner Spuri. Nel testo presentato al TAR si sottolinea infatti che il documento istruttorio da lui firmato ed allegato alla delibera approvata dal Comune ha un contenuto del tutto diverso da quello depositato precedentemente dall’Ingener Cameranesi, documento che si esprimeva invece in senso assolutamente favorevole all’adozione della variante. A conforto dell’Ingegner Spuri rimane però l’evidenza che il suo documento sia stato poi avvallato da tutto il Consiglio Comunale, cosa che – a dover di logica – non sarebbe a questo punto potuto capitare al documento dell’Ingegner Cameranesi. Non va però nascosto che il ricambio di Giunta dovuto alle elezioni passate ha avuto indubbiamente il suo peso. Favorevole la Giunta Meschini, contraria la Giunta Carancini. Ma questo fatto dei due documenti la dice anche lunga su come vengano assunte le decisioni in materia urbanistica.
Le ditte proponenti in ultimo – anche al fine di un risarcimento – lamentano al TAR oltre ai mancati introiti dovuti al mancato raddoppio di produzione, anche le spese per la realizzazione del progetto e delle sue varianti, parcelle onestamente piuttosto onerose. Se pensiamo infatti che il noto architetto ed urbanista spagnolo Oriol Bohigas (autore ad esempio del Villaggio Olimpico di Barcellona) chiese a fine anni ’90 solo 700.000 milioni di vecchie lire per riprogettare mezza Falconara con tanto di porto, stazione e lungomare (per un totale di qualche milione di metri cubi), i 700.000 euro spesi dalla Giorgini per la progettazione di otto corpi fabbrica e per la procedura SUAP sono cifre da far esultare ogni libero professionista e che – di certo – chiunque vorrebbe risarciti. Probabilmente anche la signora ottantenne che – con encomiabile spirito imprenditoriale e senza dubbio in vena di investimenti visto che risulta socia al 99% delle Industrie Giorgini Srl – sarà stata ben lieta di aver pagato molte di queste parcelle allo studio architettonico del suo figliolo incaricato del progetto.
Ma di queste polemiche mai sopite sugli aspetti societari (e neppure mai chiarite, però) non ci sarà probabilmente spazio per discuterne, neppure quando tutti i discorsi staranno a zero perchè sarà il TAR, arbitro in terra del bene e del male, che metterà forse la parola fine a tutta questa vicenda.


“Il pozzo e il pendolo”. Prima sì, poi forse, poi no! Ma insomma, volete permettere al socio di larghissima maggioranza della Giorgini, (la sig. Palmucci, se non erro), di dispiegare le sue sperimentate capacità imprenditoriali nel settore della plastica a beneficio di tutti? Questa storia è un pozzo senza fine. Un pò somiglia alle vicende elettorali-giudiziarie della Lam di Gentilucci.
Tale G.Giorgini é finita in galera come furfante in grado di conquistare adepti e far soldi sulla credulità altrui. Sicuramente si tratta di omonimia, ma certo che la coincidenza é impressionante. Che anche a Macerata ci sia un’altra mamma Ebe in grado di fare affari con tanti Ebeti?