Maceratese, abbiamo un problema
Che fare per tornare “granne”?

Psicopatologia di una squadra che, nonostante tutto, non si arrende
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Il presidente Massimo Paci e il d.g. Mariella Tardella al campo di Collevario

di Filippo Ciccarelli

La Maceratese è (o dovrebbe essere) un patrimonio della città, al pari delle altre società sportive che onorano il nome di Macerata in Italia e nel mondo. Eppure è uno dei più grandi psicodrammi cittadini, per le funeste vicende sportive e societarie che l’accompagnano. Prendiamo ad esempio il 1989, con la mancata iscrizione dell’allora SS Maceratese al campionato di Prima categoria, serie in cui la formazione biancorossa era capitolata in seguito ad una striscia di tre retrocessioni consecutive in tre anni. Da lì ne è passata di acqua sotto i ponti; la costituzione della SS Maceratese 1989, poi della Nuova Maceratese, poi della AC Maceratese ed infine della Fulgor Maceratese. In mezzo, poche gioie, come gli anni meravigliosi di Silva in panchina e campioni come Cvetković in campo, le promozioni consecutive, fino alla C1 sfiorata nella finale playoff di Reggio Emilia contro il Livorno, e tanti dolori. Un mix di retrocessioni, incertezze puntuali sulla sorte della società, fallimenti che hanno reso le vicende sportive e societarie della prima squadra del capoluogo uno psicodramma, appunto. Ogni spareggio, che fosse per la salvezza o per la promozione in una serie superiore, è stato puntualmente perso da dieci anni a questa parte, a cominciare dai playout di Faenza, passando poi per quelli di Guidonia e Ladispoli, senza dimenticare il primo turno dei playoff perso contro il Tolentino durante la serie D del secondo ed ultimo anno della gestione Malavolta.
Non si è vista nemmeno l’ombra di un progetto duraturo all’ombra dello Sferisterio: e come avrebbe potuto essere altrimenti, se dal 2001 fino al 2009 si sono succeduti i vari Bonsignore, Rovelli, Malavolta, Barcaglioni, Ulissi? Fanno cinque presidenti in nove anni. Troppi, per qualsiasi squadra di calcio a qualsiasi latitudine questa si trovi. Ogni presidente con il proprio staff, le proprie idee, i propri giocatori. Questo nei casi migliori; in quelli peggiori la Maceratese si è trovata abbandonata dalla propria dirigenza, come nel caso dei playout di Ladispoli, o come nella gestione Ulissi, che portò per la prima volta a Macerata gli “stewards” all’Helvia Recina, dimenticandosi però di controllare (a suo dire) i libri contabili della società, che segnavano un profondo rosso. Esito: ennesimo fallimento, ennesima ferita al cuore calcistico e sportivo della città, ennesima ansia ed angoscia tra i tifosi del club.

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Massimo Paci, Maurizio Mosca e Giuseppe Sampino la scorsa stagione al Campo dei Pini

Arriviamo così ai giorni nostri: quelli di Massimo Paci e Maurizio Mosca, due innamorati della Maceratese, che cominciano un’avventura riuscendo ad evitare la sparizione della squadra dal panorama calcistico regionale. La Fulgor Maceratese viene costruita in fretta e furia, Giuseppe Sampino è a capo dello staff tecnico, il mister è Alessandro Porro; tuttavia, l’ex giocatore dei biancorossi, non riuscirà a portare a termine il suo mandato, sostituito da Francesco Nocera, che riuscirà nel compito di salvare in extremis il suo undici alla penultima giornata di campionato. Il secondo anno della gestione Paci vede l’uscita dalla società di Mosca, con l’ingresso di altre figure, tra cui il direttore generale Maria Francesca Tardella. Il direttore sportivo è Roberto Agostinelli, Sampino viene spostato prima a capo del settore giovanile, e poi qualificato come consulente esterno della società. In panchina l’ex allenatore di Vis Macerata e Vigor Pollenza Gilberto Pierantoni.
La stagione parte male, e già a novembre Pierantoni presenta le dimissioni alla società, che le respinge, anche grazie all’intervento dei giocatori che fanno quadrato intorno al proprio mister. Il girone di ritorno comincia però malissimo, e per il secondo anno di fila saltano alcune teste; quella del direttore sportivo Agostinelli, quella dell’allenatore Pierantoni e quella del preparatore atletico Capraro. Arriva il quarto allenatore in un anno e mezzo, Sandro Sabbatini, tecnico d’esperienza ex Cingolana ed ex Jesina.
Insomma, la società attuale è sicuramente viva e vegeta. È innegabile lo sforzo, non solo economico, fatto per salvare la Maceratese e per permetterle di competere, almeno sulla carta, in posizioni dignitose in un campionato comunque difficile, che ha visto e vede i biancorossi lottare nuovamente per la salvezza.



Innegabile è anche la volontà del presidente Paci di voler allargare la base societaria, senza precludere alcuna via; ci sono stati più volte messaggi in tal senso al patron Moretti, della Vis Macerata, ed anche Carbonari, presidente della Cluentina. Tra l’altro, quest’ultimo dovrebbe essere ormai vicinissimo all’approdo alla Maceratese.
Anche i risultati, però, parlano chiaro. La Maceratese ha chiuso la scorsa stagione dietro compagini della caratura del Grottammare, del Real Metauro, della Fortitudo Fabriano, dell’Urbania. Squadre con meno blasone della Maceratese, o che comunque quest’anno non stanno esaltando. Eppure, anche in questa stagione, i biancorossi arrancano dietro avversarie che rispondo al nome di Belvederese, Atletico Piceno, Corridonia, Real Montecchio, Montegranaro.
Senza nulla togliere al valore di queste società, che stanno onorando il campionato ed in alcuni casi sono riuscite a sorprendere in positivo i propri tifosi nonostante premesse d’inizio stagione difficili, è arduo pensare che la Maceratese possa ritenersi appagata mentre vivacchia in zone di bassa classifica. Serve una riscossa dell’ambiente, una presa di coscienza forte da parte di dirigenti e giocatori. Per la verità la società ha cambiato, e molto, lo staff tecnico; in un anno e mezzo la Maceratese è arrivata al suo terzo direttore sportivo ed al suo quarto allenatore. L’unico esponente presente sin dall’inizio nell’avventura-Fulgor, per quel che riguarda il settore tecnico, è il consulente di mercato Sampino, oggetto di numerose critiche e perplessità da parte di una buona fetta della tifoseria maceratese. Lui ha costruito la squadra che è riuscita a salvarsi alla penultima giornata nella scorsa stagione, in qualità di ds, e presumibilmente ha suggerito i nomi di Agostinelli e Pierantoni per quanto riguarda questa stagione. Il presidente Paci ha più volte ribadito la sua fiducia nell’ex giocatore della Maceratese, che oltre ad essere agente FIFA fa parte dell’agenzia “Player Management” di Silvio Pagliari; agenzia che, tra l’altro, detiene le procure di alcuni giocatori del calibro di Domizzi (Udinese), Marilungo (recentemente acquistato dall’Atalanta per una cifra intorno ai 5 milioni di Euro), ed anche dell’ex portiere biancorosso Tommaso Scuffia.
Sicuramente in società sono consci del lavoro e delle collaborazioni svolte da Sampino, ed è altrettanto probabile che il presidente Paci veda l’agente FIFA come una persona che possa portare conoscenza ed esperienza alla Maceratese: insomma, le premesse per fare bene ci sarebbero. Perché allora quello con l’Atletico Piceno è per la prima società del capoluogo l’ennesimo scontro-salvezza? Senza scendere a considerazioni particolari, come l’assenza di questo o quel giocatore, cerchiamo di analizzare i problemi a monte. La squadra non era stata costruita con l’obiettivo di salvarsi. Se si è arrivati al quarto allenatore in un anno e mezzo, ci sono stati sicuramente questioni tecniche non di poco conto. È un fatto che, alcuni giocatori acquistati dalla Maceratese con ottimi curriculum, abbiano steccato a Macerata. Lo scorso anno a Verazzo è toccata la sorte che sembra essere toccata a Cardinali, che con l’Elpidiense Cascinare ha già segnato 3 goal, cioè gli stessi che aveva realizzato in biancorosso dopo quasi 4 mesi di permanenza. Nwanze, lo scorso anno, è stato uno dei giocatori più interessanti della Biagio Nazzaro, realizzatore anche di 5 reti, mentre quest’anno ha offerto prestazioni opache e sembra essere bersagliato dalla sfortuna per quel che riguarda gli infortuni. Sono sufficienti sfortuna e coincidenze a spiegare le brutte performances della Maceratese? Noi crediamo di no. E riteniamo necessario che tutti quanti si impegnino affinché questa società torni ad essere un patrimonio per tutta la città. A partire dal comune, chiamato a collaborare con la Maceratese per risolvere la situazione dei campi di allenamento destinati alla squadra, ed a migliorare le esistenti strutture dello stadio Helvia Recina. Seguitando con la società, chiamata a riflettere sul perché, nonostante gli sforzi profusi, i risultati si facciano attendere. Infine, anche ai tifosi che hanno sempre dimostrato e continuano a dimostrare l’attaccamento ai colori biancorossi, è richiesto il sostegno che è necessario per qualsiasi squadra, a maggior ragione per quella che gioca in una cattedrale come l’Helvia Recina, stadio certamente sprecato per una categoria quale l’Eccellenza. Nella speranza che le sconfitte a Centobuchi, Urbania e Corridonia diventino presto solo un brutto ricordo.



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