Aperitivi culturali, il vescovo
lascia il testimone a Quirino Principe

Monsignor Giuliodori ha parlato degli "otto raggi di sole" di Padre Matteo Ricci

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di Beatrice Cammertoni

Dopo la parentesi notturna di ieri sera nel chiostro di palazzo Conventati con il “Dio è morto? Da Nietzche a Guccini” dibattuto da Massimo Donà e Antonio Gnoli con l’intervento musicale di Vando Scheggia e Lallo Pascucci, nell’ambito degli aperitivi culturali dell’Incontro Festival questa mattina i locali degli Antichi Forni hanno ospitato la lezione del Vescovo Giuliodori sul messaggio di Padre Matteo Ricci. Protagonista del 2010 maceratese in ricorrenza dei quattrocentesimo anno dalla nascita e con le celebrazioni dell’anniversario, è al Padre Gesuita che tanto ha onorato la città e l’Italia che è stata dedicata l’edizione dello Sferisterio Opera Festival di quest’estate. La relazione del Vescovo, introdotta da Cinzia Maroni e Federica Frontini, ha ripercorso la vita e l’opera di Padre Matteo Ricci, descrivendone attraverso la metafora degli otto raggi di sole nei quali si manifesta la gloria di Dio, le otto qualità più spiccate: dall’essere esempio di rettitudine e giustizia al distinguersi come instancabile tessitore di amicizie passando dal sapersi fare promotore di scienza e cultura sono molti infatti gli strumenti con i quali il gesuita ha saputo parlare ai cuori dei fedeli ma anche, ed in modo particolare, a quelli dei laici. Con il “Padre Matteo Ricci: una vita a maggior gloria di Dio”, questo il titolo dell’intervento, Giuliodori ha accompagnato i presenti alla riscoperta di quanto ha reso il più illustre cittadino maceratese uno dei personaggi che gli stessi cinesi riconoscono fondamentali per la loro storia e la loro cultura.

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È stata così inaugurata una nuova e lunga serie di appuntamenti culturali che accompagneranno da qui alla conclusione il susseguirsi delle rappresentazioni della stagione lirica alla presenza del Sindaco Romano Carancini, dell’ex primo cittadino Giorgio Meschini, del presidente del Comitato per le celebrazioni di Padre Matteo Ricci, Adriano Ciaffi e del direttore artistico del Sof, Pier Luigi Pizzi. Domani mattina il testimone passerà al filosofo, critico musicale, scrittore e musicista Quirino Principe, che in preparazione della prima del “Faust” di Charles Gounod proporrà al fedele pubblico degli aperitivi una relazione dal titolo “Ad maiorem Luciferi gloriam”.L’incontro, che vivacizza e contraddice il tema del Sof (“A maggior gloria di Dio”) è centrato sull’elogio della ribellione e della libera conoscenza.

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“Partiamo dalla conclusione dell’opera di Gounod – dice Quirino Principe – Faust si salva e va in Paradiso. Ciò avviene soltanto in Goethe e in Lessing. In tutte le altre infinite versioni Faust è dannato. Non è un caso, questo rientra nell’ontologia del mito faustiano. Faust è una figura archetipica che ripete, nel divenire del cosmo, il gesto originario di Lucifero. E’ il Prometeo che affranca gli uomini, dona la conoscenza e libera i viventi dalle catene del divenire storico. E’ la storia della ribellione, della libertà e della conoscenza. Una vicenda che si contrappone ai divieti, alle proibizioni e agli oscurantismi. Ciascuno di noi può essere Faust, può sollevarsi a una casella superiore e essere Lucifero. L’invito che intendo rivolgere è questo: bisogna essere il più possibile Faust, per riuscire a essere, in un momento miracoloso, Lucifero”.

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