Parco dei Sibillini,
liberati i primi camosci

AMBIENTE - I primi di una quindicina provenienti dal Parco nazionale d'Abruzzo, trasportati in quota con gli elicotteri dell'Esercito italiano

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E’ uno dei più importanti progetti di ripopolamento faunistico di tutta Europa. Nei giorni scorsi, nel Parco nazionale dei Monti Sibillini sono stati liberati i primi di una quindicina di camosci provenienti dal Parco nazionale d’Abruzzo, trasportati in quota con gli elicotteri dell’Esercito italiano. Gli animali viranno nel territorio del Comune di Ussita. In un area che, secondo gli studi, risulta ottimale per la ripopolazione

Il rilascio è stato effettuato sotto lo sguardo attento di zoologi e veterinari. Le operazioni proseguiranno nei prossimi giorni. Alla fine, saranno reintrodotti in natura quindici esemplari. Il progetto, che rientra nel Piano d’azione nazionale per il camoscio del Ministero dell’Ambiente, è decisivo per la creazione di una nuova colonia sui Sibillini.

Il camoscio appenninico è una sottospecie esclusiva dell’Appennino centrale. Si tratta dell’unico mammifero italiano inserito nella Lista Rossa dell’Iucn (l’Unione internazionale per la conservazione della natura). Questa specie è considerata a forte rischio di estinzione. L’unico piccolo nucleo originale ancora esistente è sopravvissuto nel Parco nazionale d’Abruzzo.

Grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea, dal 1991 il camoscio è stato reintrodotto anche sul Gran Sasso e la Majella. La costituzione di un quarto nucleo sui Monti Sibillini è un sogno perseguito da anni da molte associazioni ambientaliste tra cui Cai, Legambiente e WWF. Un sogno che ora, piano piano, si realizza.

Per garantire la massima tranquillità agli animali, tuttavia, gli agenti del Corpo Forestale dello Stato metteranno in atto una stretta sorveglianza della zona. Questo per evitare che curiosi ed escursionisti turbino la delicatezza delle operazioni.

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