Musicultura, il pubblico
premia la semplicità

di Paolo Gambetti
Nonostante il bollettino meteorologico non sembrava essere dei migliori, la seconda serata di Musicultura si è svolta con un discreto successo. Il temporale del pomeriggio non ha permesso ai tecnici e ai musicisti di provare a puntino, così l’evento ha avuto uno slittamento nei tempi. Basti pensare che i cancelli dello Sferisterio sono stati aperti alle 21:30 invece che alle 20:45 come voleva il programma. Comunque il pubblico, in merito a ciò, si è dimostrato educato e per nulla innervosito, accogliendo sin da subito con grande calore gli artisti.
Il primo a esibirsi tra i concorrenti è stato un emozionatissimo Carmine Torchia con la canzone: Quest’amore. Il brano si svolge fondamentalmente in due momenti. Nel primo viene evidenziato il lato idilliaco di questo sentimento universale e anche l’atmosfera creata dalla musica aiuta a immaginare un paesaggio roseo e spensierato. Nel secondo avviene un crescendo dove sia la musica ha una maggiore intensità, data anche dall’entrata della sezione ritmica, ma soprattutto il testo mette in evidenza quello che un po’ è il “lato oscuro” di questo sentimento: non ci sono più le farfalle dentro lo stomaco ma l’amore comincia a far male e creare sofferenza in pieno stile “Odi et Amo”. Carmine Torchia è stato anche premiato per la migliore musica, premio offerto dalla Siae, per esser riuscito con l’armonia a cogliere le variazioni del testo, per il miglior progetto discografico, per la migliore interpretazione e infine è stato premiato dal pubblico che l’ha fatto accedere alla finale di questa sera.
Il secondo artista che si è esibito è Manupa & The Bulletz con il brano Charleston. Rispetto alla prima canzone ora abbiamo completamente cambiato scenario, siamo tornati negli anni ’20. Basso, piano e batteria a ritmo di swing accompagnano una bella voce calda di Emanuela Bosone che, data la sua formazione teatrale, pone una superba interpretazione. Sembra di essere in uno di quei locali dove il fumo si mescola col whisky, dove un nero per smorzare il pensiero della condanna alla schiavitù nei campi di cotone può solo consolarsi con qualche donnina facile. Musicalmente Manupa & The Bulletz ricorda molto quel filone tracciato da Paolo Conte, Fred Buscaglione e Nicola Arigliano ma porta sicuramente innovazione presentando una cantante che sa comunicare molto bene col pubblico. Il pubblico non l’ha promosso per la finale ma secondo me meritava anche per l’innovazione di far cantare Swing ad una donna.

Ora è il momento di Paolo Simoni con la canzone intitolata Fiori su Sassi. Nonostante sia giovanissimo (appena24 anni) la sua maturità artistica è notevole sotto diversi punti di vista. Per primo sotto il profilo del testo che sembra essere curato fino all’ultima virgola creando immagini ben delineate nella mente dell’ascoltatore, secondariamente sotto l’aspetto vocale dove sembra di sentire una voce consumata dalla stanchezza della vita e da qualche sigaro di troppo: ascoltandolo sembra di sentire un Lucio Dalla versione baby, non a caso nel 2007 ha vinto il Premio Tenco come miglior proposta emergente. Il brano ci racconta di quando il cantante era piccolo e d’estate prendeva lezioni di organo da un’insegnate giapponese in una chiesa di Ferrara mentre, come dice egli stesso durante l’intervista, tutti gli amici erano al mare a mangiare gelati.
A seguire è il momento del napoletano Giovanni Block con un pezzo intitolato: L’Aquilone. Il tema centrale sono i bambini e il bisogno che essi hanno di essere protetti attraverso gli adulti da un mondo difficile. Secondo questo cantautore è il sorriso l’arma migliore per aiutare un bambino a vivere un’infanzia spensierata. La canzone non ha ritornello perché, secondo la dichiarazione lasciata dall’artista: “Non c’è bisogno di un refrain che entri in testa, in una favola un bambino vuol solo sapere come andrà a finire”. Il testo è semplice e le immagini create sono dolci, solari e colorate al pastello creando nell’ascoltatore una certa positività. La musica, coerentemente con il testo, è molto semplice e questa volta Giovanni Block (che sta per diplomarsi in composizione nel Conservatorio di San Pietro a Majella) sceglie di portarsi con sé un quartetto d’archi da lui stesso orgogliosamente arrangiato. Giovanni Block oltre a vincere il premio assegnato per il miglior testo, lo risentiremo di nuovo live stasera essendo passato in finale.
La prima a esibirsi tra gli ospiti è stata Irene Grandi portando un set acustico dei suoi brani di repertorio e ci ha regalato due inediti in onore di Nancy Sinatra: Bang Bang e Something Stupid cantata in italiano. Notevole la presenza sul palco della cantante che riesce ad avere un’ottima comunicazione con il suo pubblico fino a farlo esplodere nel canto e negli applausi tra le note di una delle sue hit: Bruci la città. Dopo Irene Grandi si entra in quello che è stato il tema centrale della serata: le morti bianche. A raccontarcelo con le note sono stati nell’ordine Paola Turci, Simone Cristicchi e il coro dei Minatori di Santa Fiora e i New Trolls. Di maggiore impatto è stato sicuramente Simone Cristicchi presentando delle canzoni popolari tipiche della Maremma e recitando poesie provenienti dalla stessa area geografica che incalzavano sul tema della perdita dei colleghi morti nelle miniere. Anche i New Trolls hanno avuto un bell’impatto sul pubblico soprattutto sulla generazione del ’68 che non ha resistito nel cantare a squarciagola il ritornello della canzone: Miniera.
L’ultimo Big è stato Donovan, cantautore scozzese anch’egli della generazione del ’68. Personalmente è stato l’ospite che ho preferito e anche il pubblico sembra darmi ragione di questa convinzione vedendo come partecipava durante le sue canzoni. Semplicemente un grandissimo comunicatore, accompagnato solamente dalla sua chitarra è riuscito a dipingere paesaggi tipici della brughiera irlandese. I temi spaziavano dalla pace all’armonia persa dell’uomo con la natura, in pieno stile figlio dei fiori. I testi di una semplicità disarmante (senza risultare banali) che anche se erano in inglese con un minimo di conoscenza della lingua si riuscivano bene a capire. Così si è conclusa anche la seconda serata e tutti già siamo in attesa per la serata conclusiva di oggi per sapere chi si aggiudicherà Musicultura 2009 con Carmine Torchia e Giovanni Block che hanno guadagnato l’accesso alla finalissima assieme a Naif e Jacopo Ratini.
Il bilancio? Questa volta bisogna dire che il pubblico mi ha lasciato un tantino perplesso premiando le canzoni poco originali e da un impatto facile, eliminando la ricercatezza e lo spessore dell’artista (quindi la vera cultura della musica). Parlavo durante il Dopofestival con la cantante di Manupa & The Bulletz di questo fatto e mi ha detto che non era del tutto sorpresa dalla votazione. L’ascoltatore medio oramai è abituato a lasciarsi propinare quello che i media di largo consumo offrono, infatti molto spesso la colonna sonora della pubblicità della compagnia di cellulari diviene la canzone dell’estate. Insomma, ieri ho avuto l’impressione che i tempi di “Sole, cuore, amore” non sembrano così lontani. Secondo il mio giudizio darei un 7.5 a Manupa & The Bulletz e a Paolo Simoni e non più di un 6.5 a Carmine Torchia e Giovanni Block. Secondo me sarà fondamentale il giudizio di stasera come cartina tornasole per capire bene quale direzione sta prendendo (o non sta prendendo) la musica italiana nel 2009.
Nelle foto: Carmine Torchia e Giovanni Block.