Da Naif a Ratini, i voti
ai finalisti di Musicultura

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di Paolo Gambetti

E’ scattata la prima serata di Musicultura 2009, appuntamento fondamentale per tutti gli amanti della musica. Questo è un anno particolare in quanto la manifestazione compie 20 anni e bisogna dire che si è festeggiato pienamente in linea con gli obiettivi  di alta qualità e al contempo di facile accessibilità con prezzi molto popolari. Andiamo a vedere come si sono esibiti i quattro concorrenti in gara con Naif e Jacopo Ratini che hanno guadagnato giustamente il pass per la finalissima di domani.

Il concorso si apre con le CordePazze (voto 7), il gruppo palermitano ci racconta, sia con la recitazione che con il cantato, di un tale che muore a causa di un incidente stradale e sono ipotizzati i suoi “pensieri” dopo il trapasso. Prima a distanza di cinque minuti, dove ancora i sensi non sono del tutto spenti e paradossalmente il morto desidererebbe un’ultima sigaretta; poi dopo 30 minuti dove sono forti le immagini della vita trascorsa; quindi al suo funerale dopo 2 giorni dove tra i presenti non c’è un grande interesse per il momento. Infine sono passati 20 anni dall’incidente ed oramai di lui nessuno ha più il ricordo. L’atmosfera, come si può ben capire, è surreale e l’ironia fa da padrona nella situazione. Il suono è molto legato alla terra d’origine del gruppo e in certi momenti sembra vedere le immagini de “Il Padrino”.

La seconda concorrente è Naif (voto 9),  una ragazza della Valle d’Aosta. Con i suoi rasta biondi raccolti sopra la testa e una giacca blu elettrico, appena la si vede si capisce subito che stiamo parlando di un’artista fuori dalle righe. Il suo pezzo “Io sono il mare” si colloca bene con il tipo di sound che ora crea tendenza, basi campionate, loop, sintetizzatori, effetti vocali e chi più ne ha ne metta sempre in chiave elettronica. Lei stessa ha dichiarato che l’approccio che ha con la playstation è lo stesso di questi strumenti elettronici per fare musica; quindi si capisce che la ricerca e la sperimentazione sono fattori su cui l’artista punta molto. Dalla Valle d’Aosta è difficile vedere il mare ma Naif ci racconta che da bambina andava con la sua famiglia al mare nelle spiagge di Rimini e trovandosi di fronte all’immensità delle acque (anche se parliamo del Mar Adriatico) ha sempre sentito un sentimento particolare. Così tutta la canzone s’incentra sulla voglia di abbandonarsi a se stessi cullati dal mare, senza porsi il perché o la spiegazione delle proprie azioni, completamente fuori da ogni logica e razionalità.  La voce a momenti ricorda Bjork, essendo ugualmente alta e sottile, nella strofa; diventa potente nel ritornello che risulta essere molto orecchiabile. Naif poi suonerà domenica sera essendo passata per le selezioni finali secondo il voto del pubblico presente nell’Arena dello Sferisterio e di quello che ascoltava il concorso in radio.

Poi è l’ora di Jacopo Ratini (voto 8) che tratta un tema che sino ad ora non mi era mai capitato di ascoltare. La sua è una riflessione/provocazione in chiave ironica della fugacità della vita e che al giorno d’oggi non c’è tempo per essere musicisti o artisti in quanto tutto l’ambiente circostante rema in tutt’altra direzione. Questo il musicista lo ha anche vissuto sulla sua stessa pelle: laureato, specializzato, master, progetti in ambito di psicologia del lavoro ma sente che la sua vera vocazione è un’altra: la musica. Così, non essendosi totalmente abbandonato al cantautorato, cerca di trovare un connubio tra il lavoro e il palco. La canzone (Studiare, pensione, lavoro e poi muoio) è particolarmente orecchiabile, rimane in testa in maniera martellante sin dal primo ascolto ed ha tutte le carte in regola per poter diventare un tormentone estivo. Infatti l’impatto sul pubblico è stato eccezionale e l’Arena non ha potuto fare a meno di applaudire a tempo durante l’ultimo ritornello. L’unica pecca è la mancanza di originalità stilistica ed è facile accostarlo ad un insieme di musicisti che lo hanno preceduto come: Povia, Britti e Cristicchi. Ad un certo punto il testo dice “allora ho capito che cosa sarà, che solo in pensione farò la rock star”; per ora non sembra così, in quanto anche Jacopo Ratini è stato premiato dal pubblico votante per passare alla finale del concorso.

L’ultima concorrente in gara è Paola Angeli (voto 7) che pone il focus sulla bellezza dell’anima. Sicuramente quest’artista ha il testo più interessante e originale a tal punto da sembrare che cantasse una poesia. L’atmosfera è dolce nel ritornello e più incisiva nella strofa valorizzando a pieno le sue doti canore di rara tecnica. Veniva accompagnata da un quartetto d’archi e forse è stata l’artista meno d’impatto sul pubblico in quanto il brano necessita di essere ascoltato più volte per capire bene tutta la sua profondità.

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Ora è il momento degli ospiti e bisogna dire che nessuno è stato meno alle aspettative del pubblico. La prima è stata Beatrice Antolini. Artista nostrana che sta attirando intorno a se l’attenzione di molti per le sue composizioni all’avanguardia. Nonostante la giovane età si sente la maturità artistica, la ricerca e la sperimentazione sono tra i suoi obiettivi e vengono pienamente raggiunti. Stiamo parlando di un connubio tra un progressive riletto in chiave moderna con molte influenze elettroniche. A tratti isterica e aggressiva, in altri delicata e sensuale pone l’ascoltatore ad un vero e proprio shock emotivo. Subito dopo la breve pausa è l’ora dei Gocoo. Se pensiamo che la musica deve essere per forza basata sulla melodia ci sbagliavamo di grosso. Questo è un gruppo di percussionisti che puntano tutto sull’energia che solamente una sezione ritmica può ottenere. Sentire questo beat primordiale che spinge sul cuore è un effetto unico ed irripetibile.  Non a caso il pubblico non ha potuto trattenersi negli applausi anche nei momenti dove il pezzo ancora non si era concluso. Tocca poi ad un grande ospite che non ha sicuramente bisogno di molte presentazioni: Vinicio Capossela che questa volta ha portato i pezzi del suo primo album facendo una reunion della sua prima band. L’atmosfera è sognante, i personaggi che crea sono surreali e tutto l’ambiente è profondamente permeato di un sound mediterraneo che solo lui sa creare. Lasciando il palco ha onorato il nostro territorio con un doppio senso che non ha bisogno di essere commentato: “ Ho sempre odiato le griffe ma ho sempre amato le Marche”.

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Gran finale poi con il Banco del Mutuo Soccorso, anche loro attesissimi. Bisogna dire che anche se il loro sound si è modificato nel tempo con le nuove tecnologie, l’energia che trasmettono ed i paesaggi onirici che dipingono non sono per nulla cambiati.  La storica rock band non sembra per nulla sentire gli anni che passano e hanno saputo creare momenti di elevata tensione insieme a disarmante rilassatezza. Il punto di forza della serata è stato nella diversità stilistica, di messaggio e di comunicazione dei diversi artisti. Abbiamo avuto un vero e proprio “banchetto” musicale, dove le pietanze erano molto diverse tra di loro ma tutte di alta qualità per soddisfare i palati dei diversi ascoltatori.

Nelle foto: i due finalisti Jacopo Ratini e Naif, il brindisi con i 2.500 calici alzati al cielo per festeggiare i 20 anni e i  “fondatori” del Festival sul palco.


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