No ai pantaloni corti a scuola
Gli studenti maceratesi protestano
Il divieto degli Istituti

Da “I Giovani della Sinistra” riceviamo.
“In qualità di cittadini maceratesi e studenti universitari o delle scuole superiori, ci sentiamo in diritto di segnalare pubblicamente quanto sta succedendo in diverse scuole di Macerata.
Alcuni ragazzi sono stati rimproverati per essersi presentati presso i rispettivi istituti vestiti con scarpe, T-shirt e un paio di pantaloni corti, un abbigliamento primaverile adatto al clima caldo di questi giorni. Peccato che essi siano stati fermati e aspramente ripresi dai dirigenti scolastici degli istituti, rei di vestire in maniera “poco consona” al luogo da tutti condiviso. È stato loro rimproverato di non aver rispettato il regolamento scolastico, che vieta ai ragazzi della scuola di portare pantaloni che non siano lunghi. I nostri amici/amiche (gli studenti) hanno cosi chiesto ai presidi di motivare questa imposizione che tra l’altro non si rivolgeva alle ragazze: “non sta a te saperlo, è una cosa che non ti deve interessare” questa la risposta dei dirigenti scolastici.
I/le ragazzi/e sono stati puniti, addirittura impedendo (è successo anche questo, si) di entrare e aspettando che fosse fornito un pantalone lungo con cui abbigliarsi, e rendersi degno del luogo-scuola.
Nostre ricerche ci hanno fatto scoprire che passati consigli d’istituto hanno votato a maggioranza una serie di norme volte a determinare l’abbigliamento degli studenti. La totalità dei rappresentanti studenteschi si è vanamente opposta, dati i diseguali rapporti di forza (mediamente su 20 membri del consiglio solo 4 sono studenti, a fronte di una percentuale dell’85% di studenti sul corpo scolastico totale)
Sempre in qualità di cittadini e studenti maceratesi, ci sentiamo in dovere di condannare il comportamento dei dirigenti scolastici in quanto:
-in taluni casi vi è stata una chiara omissione di pubblico servizio
-è vergognoso che qualcuno venga a definire e limitare il “consono abbigliamento”
-questa storia mette in evidenza il grado di subordinazione degli studenti verso gli organi istituzionali, cui spetta per principio “l’ultima parola”.
-in ultimo, il basso numero di studenti negli organi di rappresentanza impedisce a ragazze e ragazzi di incidere realmente sulla scuola esistente, imponendo loro di trovare forme di espressione e avanzare proposte solo se in linea con gli interessi delle altre componenti scolastiche.
chiediamo pertanto:
-le scuse ufficiali delle scuole nei confronti dei ragazzi e della comunità studentesca tutta.
-il ritiro immediato delle normative che mirano a regolamentare l’abbigliamento all’interno dell’istituto.
-un aumento, anche graduale, della rappresentanza studentesca nei consiglio d’istituto, col fine di rendere la gestione del plesso propria alle reali proporzioni del corpo studentesco.
Ci siamo visti costretti a scrivere questo testo senza citare i casi precisi per evitare ritorsioni sugli/sulle studenti; cosa, questa, che la dice lunga sulla situazione democratica nei plessi scolastici.
Non vogliamo con questo mettere in discussione l’operato complessivo dei presidi e dei loro colleghi, molti dei quali dedicano tempo e cuore per le attività extrascolastiche, ma non meno educative, degli/delle studenti.
Piuttosto auspichiamo un repentino cambiamento nelle regole del vivere sociale e vogliamo avviare una discussione su tutti i metodi coercitivi che vengono a influenzare e “violentare” le persone anche negli spazi pubblici.
Sempre dalla parte dei più deboli
“I Giovani de La Sinistra”
Classica battaglia di retroguardia….
Meglio andare a scuola “sbracati”, con le poppe al vento e i culi in mostra, ma ricevere un insengamento scadente oppure andare a scuola vestiti normali ma ricevere un insegnamento migliore?
25 anni fa le forze di Sinistra, nelle scuole superiori, erano più serie ed intelligenti nelle bataglie da scegliere e da portare avanti.
Mi sembra ridicolo e fuorviante collegare l’abbigliamento degli studenti con la qualità dell’insegnamento, si insegna e si impara con la testa, non con le gambe o con il seno caro Gianfranco.
Quello che si vuole porre all’attenzione con quel comunicato è una pericolosa via che si è scelto di percorrere negli ultimi anni, ossia un progressivo scivolamento verso una “discrezionalità” dei dirigenti scolastici, di cui l’abbigliamento è solo la punta di un iceberg.
Cosa significa la nozione di “abbigliamento consono” che compare oggi nelle norme scolastiche? I pinocchietti sono “consoni”? o sono più “consoni” i pantaloni a vita bassa con tanto di tanga in bella vista? e quanti cm deve avere una minigonna per essere “consona”?
Ricordati che una scuola che si rispetti dovrebbe stimolare anche la creatività e l’ntraprendenza dei ragazzi, qualità che alla loro età si affermano anche attraverso l’abbigliamento.
E’ questo quello che i giovani dell’associazione che presiedo vogliono porre all’attenzione della cittadinanza, e bollarla come una battaglia di retroguardia mi sembra francamente sterile e riduttivo, molto meglio tornare a parlare di bullismo..
Si pure una associazione che strumentalizza i giovani per diffondere la propria appartenenza politica. I giovani hanno bisogno di essere responsabilizzati sull’uso critico del proprio cervello, vanno aiutati a uscire fuori dalla cultura omologtrice del consumismo non a battersi per questioni di abbigliamento.
Forse e’ meglio che vi spendiate un po di piu’ per la qualita’ dell’insegnamento, che discutete di riforme della scuola e dell’universita’.
no del diritto alla creativita del proprio abbigliamento, che talvolta e’ davvero poco consono e volgare, ti assicuro per niente creativo.
sempre in difesa dei piu deboli, guarda che i ragazzini delle scuole sono molto piu furbi di quanto credi caro Prince.
La penso come Gianfranco pensate alle battaglie serie, quelle di sostanza! la sinistra di oggi fa proprio ridere e lo dico a malincuore!
Confermo che la tua è una battaglia di retroguardia e, se la puoi fare tranquillamente (anche perchè è “innocua”), lo devi ai tanti studenti che, molto prima di te (ed in un clima totalmente diverso), si sono impegnati nella Scuola e nell’Università (impegnati in battaglie molto più serie che, questa al confronto, sarebbe stata liquidata come una “minchiata” relegandola a chiacchierata tra amici davanti a una birra).
Presumibilmente 20 o 30 anni fa gli studenti avevano meglio comprensione dei decreti delegati (e le tante precisazioni ministeriali, circolari e regolamenti) per cui in un qualsiasi Consiglio di Istituto non ci sarebbe stato nessuna ipotesi di votazione riguardante una cosa minimale e stupida (come l’abbigliamento) semplicemente perchè gli studenti non l’avrebbero permesso, indipendentemente dal loro peso nel Consiglio.
Però comprendo che studiare regolamenti e circolari (e comprendere fino in fondo quello che dicono e come lo dicono) è un lavoro che richiede impegno e sacrificio.
Molto meglio allora indignarsi per una fregnaccia (che però fa scattare l’applauso facile tra gli studenti) e rimandare le cose serie alle calende greche.
La sinistra di oggi fa proprio ridere!!..esatto….
Leggere quest’articolo mi fa solo rabbia verso tutti coloro che appoggiano queste quisquiglie da gazzettino!!.
Ma pensate alle cose serie inerenti la scuola piuttosto che fare battaglie contro i pantaloni a zompa fosso!…Noi chiediamo che..noi vogliamo che…ma la cosa ancora piu scandalosa è sentire da gente come voi parole come DOVERE..VERGOGNA….SCUSE…voi che il dovere non sapete nemmeno cosa sia! Voi che nella stragrande maggioranza le 5 ore di scuole non fate altro che deridere i professori, facendo dell’educazione una piano di insoluto livello.
Altro che regolamentazioni sui pantaloni corti..qua ci sarebbe da ritornare alle ginocchia sui ceci e alla bacchetta!…saluti
a mio avviso tutti voi che avete commentato, tranne prince, non avete granchè capito il vero senso dell’articolo…
1-innanzitutto perchè il senso di un tema quale quello dell’abbigliamento ricopre un campo importante e per tanti versi paradigmatico (incidere su corpi e menti attraverso normative che li regolano). ma credo che qualunque riferimento a testi e tradizioni di analisi di questo genere risulterebbe incomprensibile visto il tono bassissimo degli insulti ricevuti.
2-quel che mi pare è che il vero tema sia proprio quanto chiede Giulia: “battaglie vere, di sostanza”. infatti il centro sembra essere la questione democratica, il deficit metodologico che hanno le scuole. da ex rappresentante d’istituto potrei confermarti tante delle cose che leggo scritte in questo manifesto e che corrispondono al vero.
3-ritengo inoltre che ciò che si desume è la ricerca di stimolare una reazione nei giovani, oggi quantomai “spoliticizzati”; il che non significa “che non hanno un’idea politica (anche perchè quasi tutti oggi si definiscono di destra senza titubanze), quanto che non si interessano dei problemi che li riguardano e non mettono la conoscenza al servizio della loro risoluzione. ed anche questo punto mi sembra evidente dal manifesto.
non capisco quindi il perchè di messaggi tanto volgari e scadenti. entriamo piuttosto nel merito della faccenda e dibattiamo forse dei metodi, dellle pratiche, delle priorità.
vi saluto
Caro Stefano,
Il senso dell’articolo si capisce benissimo.
Come si capiscono benissimo le repliche (pragmatiche).
Come si capisce benissimo la tua “difesa d’ufficio” infarcita da pseudorichiami culturali (che noi, evidentemente tutti Forrest Gump, non possiamo capire) che non ti azzardi nemmeno a spiegare (forse perchè altrimenti si comprenderebbe bene che scrivi per sentito dire)…
Ma proviamo, brevemente, ad analizzare il tuo punto di vista…
1) Un conto è incidere (poi, se ne sei capace, ci spieghi attraverso quali meccanismi) sui corpi e sulle menti (tra l’altro menti molto labili se vengono facilmente incise con fregnacce di tale portata), altro conto è il decoro.
2) Evidentemente da ex Consigleire di Istituo devo desumere che non è che al tempo vostro avevate molta autorità ne che mostravate molti attributi, visto che al tempo mio (pur essendo minoranza) i Consiglieri di Istituo degli studenti non avrebbero permesso che una fregnaccia simile fosse discussa in Consiglio.
Ma al mio tempo una simile norma i professori non si sarebbero azzardata a presentarla in quanto sapevano che ci avrebbero sbattuto il muso: evidentemetne oggi se lo fanno (e i ragazzi Consiglieri ingoiano tutto, per poi sterilmentelamentarsi dopo) è perchè i Consigleiri di Istituto (degli studenti) sono solo l’espressione culturale e politica dei gironi nostri: basso livello culturale e formativo di tanti professori, infimo livello cultgurale e politico di tanti studenti
3) classica conclusione da “scuola di partito”: un metalinguaggio che sembra contenere chissà quali ragionamenti ma che se lo analizzi non contiene nulla.
Se oggi gli studenti sono spoliticizzati sarà anche colpa della TV, del rimbecillimento da Playstation, dalle canne e dal’abuso di alcool ma èaltrettanto vero che i modeli ideali non è che ce nesiano molti in giro.
15-20 anni fa gli Studenti in Consiglio di Istituto erano ragazzi che sapevano farsi valere, che ragionavano allo stesso livello non tanto con i Presidi ma con le Istituzioni (Provveditori, Assessori, Ministri).
Se oggi c’è un rigetto della “politica”, intesa come partecipazione a scuola, evidentemente è colpa di chi fa politica soprattuto a sinistra dove i modelli culturali sono vetusti o addirittura fuori da ogni logica.
Da questioni che possono apparire piccole si possono raggiungere grandi diritti. L’unica nota stonata è metterci sempre la politica di mezzo. Perchè non contestate tutti insieme studenti di sinistra e di destra visto che ce ne sono sicuramente tanti che non hanno alcun colore politico… Ed è per questo che mi auspico che non sia solo una strumentalizzazione.