Il geologo rassicura Macerata:
“Il rischio sismico è contenuto”

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di Matteo Zallocco

“Se è vero che nessuno può prevedere l’evoluzione della crisi sismica in atto è altresì certo che Macerata non sarà mai zona epicentrale di un evento sismico nemmeno paragonabile a quello Abruzzese”. A dirlo è il geologo Emanuele Tondi (nella foto durante i rilevamenti), ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Camerino. Dopo esser stato a L’Aquila assieme a tre suoi collaboratori di Unicam dal 7 all’11 aprile il dottor Tondi questa mattina ha tenuto un seminario dal titolo “Terremoti e rischio sismico: prime considerazioni sull’evento sismico di L’Aquila”.

Il docente  del corso di laurea specialistica in “Rischi e Risorse Geoambientali” ci spiega che “la pericolosità sismica di Macerata è di molto inferiore a quella di L’Aquila. Nonostante ciò, la classificazione sismica e quindi le norme tecniche di costruzione in zone sismiche sono le stesse per le due città. Questo, se da un lato ha reso vulnerabile L’Aquila dall’altro mette in sicurezza Macerata, anche nell’ipotesi remota, comunque possibile, che in Appennino centrale avvenga un terremoto di magnitudo maggiore rispetto a quello abruzzese (la magnitudo massima stimata per le zone assiali tra L’Aquila e Norcia è compresa tra 6.5 e 7.0). I piccoli terremoti – prosegue Emanuele Tondi – di magnitudo fino a 4.5, possono avvenire ovunque lungo la penisola italiana in quanto è sufficiente la riattivazione di piccole faglie (circa 16 km2 di superficie per magnitudo pari a 4.5). Nella crosta terrestre sono presenti numerose faglie di queste dimensioni, formatesi durante la lunga storia geologica del nostro territorio, che possono trovarsi nella condizione favorevole per la riattivazione con il campo di sforzi agente correntemente nell’area.

Per generare un evento come quello di L’Aquila, invece, è necessaria una faglia con una superficie di almeno 150 km2. Poiché le faglie sismogenetiche sono confinate nei primi 10-15 km della crosta terrestre, una faglia con queste dimensioni ha una chiara espressione superficiale per diversi km (si vede chiaramente in superficie con effetti diretti o indiretti). Nelle zone esterne marchigiane faglie di queste dimensioni non ci sono”.

Lo spostamento a nord-ovest del’epicentro della scossa del 9 aprile ha creato un po’ di allarmismo nella popolazione marchigiana…

“A  seguito dell’attivazione di una faglia – risponde il geologo – si ha la perturbazione del campo degli sforzi lungo la sua direzione, questo può determinare la riattivazione di altre faglie e quindi generare altri terremoti. Nel caso di L’Aquila, la faglia è orientata NO-SE e Macerata non si trova lungo questa direttrice. Quindi non c’è nessun motivo per avere un terremoto a Macerata che abbia a che fare con l’attuale crisi sismica in Abruzzo.

Negli ultimi mille anni quasi il 90% dell’energia sismica è stata rilasciata dalle faglie presenti lungo le zone assiali dell’Appennino. Le zone esterne ad est e quelle interne ad ovest hanno contribuito ben poco”.

Nel seguente documento i geologi di Camerino fanno il punto sui rilevamenti effettuati:

http://web.unicam.it/discite/news/abruzzo.htm

La storia dei terremoti nel Maceratese:

https://www.cronachemaceratesi.it/?p=4338



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