I nostri Romeo e Giulietta
e la rondine messaggera d’amore

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Il nostro territorio sembra essere stato pensato per amare. I suggestivi paesaggi di colori indefiniti, gli sguardi che si perdono all’infinito e gli angoli in penombra sembrano essere lì proprio per ospitare amanti di ogni età capaci di emozionarsi e scoprirsi. E proprio nei nostri luoghi si sono consumate storie d’amore belle, intriganti, appasionate. In occasione del San Valentino una leggenda d’amore ci ha particolarmente colpito e con questa ci piace augurare a tutti gli innamorati che il loro sia un amore assoluto, indipendente da tutto e da tutti e indimenticabile.
Sulla strada che da San Severino va a Castelraimondo, sul punto chiamato “la sventatora” a destra si trova una sorgente di acqua freschissima detta Fonte della Bella. La leggenda, riportata unicamnete da Don Amedeo Gubinelli nel suo “San Severino Marche. Guida Storica Artistica” narra che sul colle sopra la fonte vivesse una bellissima fanciulla. In un altro castello tra le rocce della gola di fronte, in località “Serpicella viveva un Principe, vassallo di Guidobaldo. I due giovani, qualcuno dice appartenenti a famiglie di fazioni avversarie, erano perdutamente innamorati e costretti ad incontrarsi di nascosto alla Fonte. Qui, possiamo immaginare, si sussurravano parole d’amore, guardavano la Luna e le regalavano i loro sogni e desideri più nascosti. Ogni sera, poi, il Principe inviava alla sua Bella una rondine, messaggera d’amore, filo invisibile del loro dialogo d’amore. Un brutto giorno però il Castello del Principe fu assalito da un gruppo di uomini armati di un feroce brigante. Il giovane Principe, tradito da un amico, si battè con coraggio proprio presso la fonte, teatro dei suoi più bei momenti d’amore e fu ucciso. Subito la fedele rondinella volò ad avvisare la Bella  e la condusse sul luogo dello scontro. La Bella strinse il giovane Principe tra le braccia per l’ultima volta e provò a risalire l’erta per portarlo nel suo castello ma, durante la salita, mise un piede in fallo e cadde nell’acqua del torrente. I corpi, ancora abbracciati, furono portati via dalla corrente impetuosa.
Sono due i particolari che continuano a solleticare la tradizione popolare: il primo è che in seguito fu scoperto che nel luogo doveva veramente esserci un castello visto che nei pressi sono state trovate le mura perimetrali di una costruzione nota come “il palazzaccio” e in secondo luogo quando nel 1884 fu deviato il corso del fiume Potenza per costruire un ponticello ferroviario, in una piccola caverna rimasta all’asciutto furono trovate ossa umane, resti delle parti di metallo di un gambale da guerriero e un monile di donna.
Ci piace immaginare che i due innamorati, ancora uniti, vivano ancora lì e guardando il profilo di San Severino, in una notte serena d’inverno con il cielo scurissimo ma pieno di stelle, ci sembra che non esista luogo migliore dove amare per l’eternità.



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