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Gli articoli “dimenticati”
di Giuseppe Tucci

Scritti tra gli anni ’40 e ’70 per diversi giornali italiani, sono stati ora raccolti in un volume di imminente pubblicazione a cura di Gianfranco Borgani e Maurizio Serafini. Dopo due recenti iniziative a Milano, di “Tucci, protagonista del Novecento” si parlerà sabato prossimo al Politeama di Tolentino in un convegno dell’Unione montana “Monti Azzurri”, con Francesco Adornato, Enrica Garzilli e Diego Fusaro
domenica 11 giugno 2017 - Ore 11:51 - caricamento letture
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di Alessandro Feliziani

Il maceratese Giuseppe Tucci, studioso delle civiltà orientali, esploratore e storico delle religioni, collaborò assiduamente con molti giornali, sia in età giovanile – il suo primo articolo lo scrisse nel 1909, all’età di quindici anni, per il periodico “L’Unione” di Macerata – sia nella piena maturità. Centinaia di articoli di Tucci, in cui l’orientalista maceratese trattava temi diversi, furono pubblicati su svariati quotidiani e periodici italiani dagli anni ‘40 fino ai primi anni ’70, ma per la maggior parte di essi se ne erano perse le tracce. Ora si potranno tutti rileggere in un volume che Gianfranco Borgani e Maurizio Serafini hanno curato dopo lunghe ricerche. Il libro, edito da una casa editrice di Rimini, è di imminente pubblicazione e sabato prossimo (17 giugno) ne sarà fatta una presentazione in anteprima al Politeama di Tolentino, a margine del convegno (inizio ore 17) dal titolo “Giuseppe Tucci, protagonista del Novecento”, organizzato dall’Unione montana “Monti Azzurri”. Interverranno come relatori: Francesco Adornato, magnifico rettore dell’università di Macerata; Enrica Garzilli, biografa di Tucci e curatrice di un blog (in italiano e in inglese) a lui dedicato: Diego Fusaro, filosofo e saggista.

Il convegno di Tolentino giunge a due settimane da un altro incontro dedicato alla figura di Giuseppe Tucci che si è svolto a Milano, presso l’Istituto superiore di scienze religiose, con la partecipazione di studiosi e appassionati di oriente di varie parti d’Italia. Questo convegno non è stata l’unica iniziativa che il capoluogo lombardo ha ospitato nelle ultime settimane sull’opera dell’orientalista maceratese. Proprio ieri, infatti, si è chiusa – ad un mese esatto dall’inaugurazione – la mostra fotografica “Il Tibet di Giuseppe Tucci”, allestita dall’antiquario Renzo Freschi nella sua galleria di arti orientali in via del Gesù, nel cuore del cosiddetto “quadrilatero della moda”. I libri di Tucci avevano ispirato negli anni Settanta i primi viaggi di Freschi in Oriente e la curiosità di scoprire di più l’uomo e lo studioso aveva portato lo scorso anno il gallerista milanese a Macerata.

Gianfranco Borgani

Era nata proprio nella città natale di Tucci, dall’incontro tra Freschi e Borgani l’idea di allestire una mostra a Milano. Nella galleria a pochi passi da via Montenapoleone, tra pregevoli oggetti di arte orientale, sono state esposte venti fotografie in bianco e nero scattate negli anni Trenta dai fotografi che erano al seguito delle esplorazioni di Tucci in Ladakh (India) e in Tibet. Foto che in parte i maceratesi hanno già visto in occasione della mostra multimediale “Tucci, l’esploratore dell’anima” allestita nel 2004 per le vie del centro storico e che da metà luglio a metà agosto sarà in gran parte riproposta ai Magazzini Uto di via Gramsci in contemporanea con la stagione lirica dello Sferisterio, che quest’anno ha per filo conduttore proprio l’Oriente.

Questa rinnovata attenzione per l’opera di Giuseppe Tucci non può che contribuire alle diverse azioni finalizzate al “salvataggio” dell’immenso patrimonio storico documentario raccolto dall’esploratore maceratese nel corso delle numerose spedizioni scientifiche (l’ultima quando aveva già compito 80 anni), in Iran, Afghanistan, Pakistan, Nepal e soprattutto in Tibet. Inoltre, valorizzare oggi l’opera di Tucci significa anche curarsi delle sorti del Museo Nazionale d’Arte Orientale di Roma a lui intitolato e soprattutto dell’IsIAO, Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente, fondato da Tucci insieme a Giovanni Gentile nel 1933 con lo scopo di promuovere i rapporti culturali, ma anche politici ed economici, tra l’Italia ed i paesi asiatici.

Tre anni fa l’associazione “Amici del liceo classico di Macerata” aveva lanciato una petizione per scongiurare il trasferimento del museo romano dall’attuale Palazzo Brancaccio (di proprietà privata) al periferico quartiere dell’Eur. Trasferimento che fortunatamente non è avvenuto e che probabilmente non avverrà, poiché l’immobile che ospita il museo sta per diventare di proprietà comunale, grazie ad un recente lascito testamentario. Anche la biblioteca dell’IsIAO, incrementata da Tucci negli anni, può oggi considerarsi salvata da una possibile dispersione. Tutti i 180 mila volumi di storia e cultura africana ed asiatica sono stati trasferiti da pochi mesi alla Biblioteca nazionale centrale di Roma, dove possono essere liberamente consultati. Rimangono, però, le preoccupazioni per il restante materiale, ovvero migliaia di oggetti frutto delle campagne di scavi, conservato nella sede dell’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO), ente pubblico non economico vigilato dal Ministero degli affari esteri, incluso anni fa dal governo nella lista degli “enti inutili” e come tale da porre in liquidazione coatta amministrativa. Le procedure di liquidazione si sono concluse negativamente – riferisce l’avvocato Gianfranco Borgani, che da tempo segue la vicenda – e la sede resta chiusa, come lo è ormai da molti anni, con tutto il materiale al suo interno.

La città di Macerata, offrendo una opportuna collocazione, avrebbe validi motivi per chiedere la custodia della parte più significativa di quel materiale. Andrebbe fatta un’operazione simile a quella che anni fa – ricorda Borgani – il sottosegretario Valerio Calzolaio concluse con il ministero del Tesoro, riuscendo a portare da Roma a Macerata il fondo librario dell’economista Maffeo Pantaleoni, oggi custodito in una apposita sala della biblioteca Mozzi Borgetti.

Le foto sono della mostra a Milano (Galleria Oriental Art di Renzo Freschi)

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