Camerino dieci anni dopo, Castelli:
«Obiettivo il ritorno a casa per il 2027» (Video)
30 OTTOBRE 2016 - Il commissario alla ricostruzione fa il punto partendo dalla città ducale: «I cantieri sono aumentati del 117%, il silenzio ha lasciato spazio al rumore delle maestranze». Restano ritardi e criticità nei territori più colpiti: «La rassegnazione è nemica dell’operosità»

di Alessandro Vallese
Alle 7.40 del 30 ottobre 2016, una scossa di magnitudo 6.5 sconvolse nuovamente il Centro Italia, aggravando le ferite già aperte dal terremoto di agosto e da quello del 26 ottobre. A dieci anni di distanza, Camerino, uno dei centri più duramente colpiti, resta uno dei simboli della ricostruzione, tra progressi, ritardi e la necessità di restituire vita ai centri storici.

A tracciare un bilancio è il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli: «Questa ricostruzione ha avuto due stagioni: la prima macchinosa, piena di incertezze, false partenze e tempo perso». Poi, a Camerino, la svolta: «A metà del 2023 abbiamo finalmente deciso che per il centro storico serviva una strategia, per stabilire chi dovesse partire prima e chi dopo».

Il commissario straordinario sisma Guido Castelli a Camerino
Una scelta dettata anche dalle caratteristiche del borgo: «Strade strette, edifici risalenti a secoli fa: era necessario dare un’organizzazione logistica alla ricostruzione». I risultati, secondo Castelli, sono visibili: «Il silenzio assordante che per anni ha avvolto il centro storico ha lasciato il campo al rumore delle maestranze, dei martelli che battono sulle strutture». E l’attività di ricostruzione segna «un più 117% proprio nel centro storico di Camerino». Per completare e perfezionare il percorso per il commissario serviranno ancora dai tre ai sei anni.

La situazione, tuttavia, resta molto diversa da un territorio all’altro. «Nei luoghi di fondovalle meno colpiti la ricostruzione leggera e in parte quella pesante sono già a buon punto. Ci sono decine di comuni in cui non ci sono più pratiche di ricostruzione privata». Le maggiori difficoltà riguardano invece Castelsantangelo sul Nera, Visso, Ussita e Pieve Torina, dove «i ritardi iniziali portano oggi a realizzare sottoservizi che dovevano essere pensati e progettati anni fa». Tra le priorità anche la mitigazione del rischio idraulico: «Possiamo consentire di tornare ad abitare solo se i luoghi dove si ricostruisce sono sicuri». Per il completamento dell’intero processo, il commissario guarda all’esperienza del Friuli, considerata uno dei modelli più efficaci di ricostruzione dopo un terremoto. «Durò vent’anni. Mi accontenterei di eguagliare quel risultato».

Castelsantangelo sul Nera a 10 anni dal sisma
Sul fronte della ricostruzione privata, Castelli ricorda come i pagamenti alle imprese sono passati dagli 800 milioni di euro del 2022 ai due miliardi del 2025. Restano però cantieri che faticano a concludersi, legati secondo il commissario alla fine della possibilità di combinare Superbonus 110% e contributo sisma e alle difficoltà di alcune aziende che hanno assunto più incarichi della propria capacità operativa. Con l’ordinanza 272 sono stati introdotti tempi aggiuntivi e penali per tecnici e imprese in caso di ulteriori ritardi. «Una ricostruzione di qualità non può durare alle calende greche quando si deve chiudere un cantiere».

La priorità è il recupero delle prime abitazioni: «Ci sono circa 8mila nuclei familiari che usufruiscono del contributo per l’autonoma sistemazione e 2.200 che vivono nelle Sae. Il ritorno alla prima casa, la riacquisizione del diritto a vivere dove si è nati, deve essere prioritario. Il programma per il 2027 è il ritorno a casa».

La ricostruzione, come ha più volte ribadito il commissario, deve essere anche economica e sociale. «Abbiamo stimolato le iniziative imprenditoriali di chi abbraccia il tema dell’innovazione. La digitalizzazione ci consente di dire che, se la geografia in qualche misura ci isola, la tecnologia ci riconcilia con il mondo globalizzato». Fondamentali anche i collegamenti e i servizi: «La Pedemontana deve ricucire l’Appennino centrale con il resto d’Italia. E poi servono ospedali, trasporti scolastici e servizi che permettano alle persone di restare».

Il taglio del nastro per la riapertura di Rocca Varano
Castelli guarda con fiducia anche alle potenzialità delle aree interne: «La campagna e la periferia di qualità sono luoghi ideali in cui vivere, dove le famiglie possono crescere in sicurezza».

Infine, il messaggio ai cittadini, a dieci anni da quella giornata: «Non scoraggiatevi. Dieci anni sono tanti e portano quasi a dimenticare com’era fatta Camerino prima di quella maledetta scossa, ma la rassegnazione è nemica dell’operosità. Ricostruire vuol dire rendere i nostri fabbricati capaci di resistere alla prossima scossa. Ci sarà una prossima scossa: l’importante è essere preparati e fare in modo che le nostre città non debbano interrompere la loro vita».
(Nota della redazione: l’intervista è stata realizzata poco prima dell’indagine sulla ricostruzione emersa).

La bellissima frase «I cantieri sono aumentati del 117%, il silenzio ha lasciato spazio al rumore delle maestranze» non dimostra affatto che le cose stiano andando bene. Infatti le maestranze potrebbero rumoreggiare perché non sono pagate e i cantieri sono aumentati solo virtualmente.