Teramo, tris all’Helvia Recina:
Maceratese ko all’esordio (Foto)
SERIE D - La squadra di Alfonsi fino all’intervallo tiene testa alla grande favorita del campionato e si vede annullata la rete del pareggio, ma nel secondo tempo la qualità degli abruzzesi emerge con prepotenza. Buona la prova di Grillo, Didio, e Baumwollspinner, da rivedere soprattutto alcune disattenzioni che hanno spianato la strada agli avversari

di Mauro Giustozzi (foto di Fabio Falcioni)
Pronostico rispettato all’Helvia Recina. Teramo travolgente all’esordio che mette il timbro non solo su una vittoria ampia, anche troppo nel punteggio che punisce la Maceratese, ma pure sulle ambizioni di successo del campionato. La Maceratese per un’ora ha provato a contrastare i più forti avversari, era riuscita anche a pareggiare l’iniziale svantaggio, gol annullato a Didio per un fuorigioco molto dubbio, poi ha pagato nella ripresa la maggiore qualità dell’organico abruzzese.

Che ha avuto soprattutto in Carpani, Pavone, Njambe in attacco e Marconato a centrocampo i suoi migliori elementi, con un attento Cingolani in porta che ha spento le velleità dei marchigiani. Sul fronte Rata da apprezzare la determinazione e l’agonismo messo in campo da una squadra che dovrà lottare per salvarsi e che coraggiosamente ha affrontato l’avversario di alta levatura.

Ma le ingenuità commesse in occasione di tutti e tre i gol segnalano l’esigenza di una crescita della squadra di Alfonsi che deve trovare soluzioni migliori soprattutto a centrocampo ed in attacco per non lasciare troppo isolato Didio. Centravanti che è stato tra i migliori in campo assieme al portiere Grillo ed a un Baumwollspinner ordinato a centrocampo. Ma il lavoro che attende il tecnico è sicuramente ancora lungo per dare un assetto definitivo alla squadra.

Battesimo di fuoco per la rinnovatissima Maceratese al cospetto di una delle grandi favorite alla vittoria del campionato, un Teramo seguito dalla tifoseria organizzata all’Helvia Recina nonostante la spaccatura maturata tra gruppi ultras che ne ha diminuito la consistenza, che ha confermato l’allenatore e gran parte della rosa che bene aveva fatto nello scorso torneo. Tifoseria di casa che ha confermato lo stesso numero di abbonati della scorsa stagione, 600, ed è pronta a dare la sua spinta alla squadra.

Biancorossi che si affidano anche agli ex Grillo e Baumwollspinner per arginare la forza degli abruzzesi che si presentano a questa trasferta forti di una imbattibilità esterna lunga 11 anni: l’ultimo successo casalingo della Rata col Teramo risale infatti al lontano ottobre 2015 nel campionato di serie C. Ospiti che si presentano a questa partita senza lo squalificato Pietrantonio ma con i ritorni di Diakite e Marconato assenti nell’ultima partita di Coppa Italia. Maceratese che non gioca una gara ufficiale da quindici giorni ma ritrova Ciattaglia nell’undici titolare che non può ancora contare sul centrocampista Soura per problemi di tesseramento e Arbusti non pienamente recuperato: Alfonsi sceglie un assetto con l’under Batassa preferito a Manini per il classico 4-3-3.

Prima del via la dirigenza della Maceratese ha ricordato in tribuna Franco Del Medico, storico tifoso biancorosso recentemente scomparso, con il presidente Crocioni che ha consegnato al figlio una maglia col nome del padre. Avvio di gara subito intenso nonostante il caldo asfissiante con il primo tiro di Pampano che al 4’ impegna da lontano Cingolani e la replica ospite con un calcio piazzato di Njambe alto sulla traversa. Al 12’ Rata vicinissima al vantaggio: Baumwollspinner effettua un lungo cross nell’area abruzzese dove svetta Didio in mezzo a due difensori, il suo colpo di testa sfiora il palo uscendo di un nulla. Al 19’ il Teramo la sblocca, Carpani taglia con un diagonale l’area di rigore biancorossa, sfera che arriva a Pavone che, liberissimo, può stoppare rientrare e batter a mezz’altezza Grillo.

Il gol annullato a Didio
La replica della Maceratese è immediata e porta al pareggio di Didio in mischia un minuto dopo, ma l’arbitro annulla per un presunto e molto dubbio fuorigioco del centravanti di casa. Ospiti che prendono coraggio dopo il vantaggio e salgono, la Maceratese accusa il colpo e fatica ad imbastire manovre offensive. Al 28’ ancora ospiti pericolosi con Njambe che va al tiro impegnando l’ex Grillo nella respinta. Allora Alfonsi prova ad invertire i due esterni ed avvicinare Ruani a Didio nel finale di primo tempo trovare nuove soluzioni offensive. Al 41’ altra occasione dei padroni di casa con testa di Didio che costringe Cingolani alla respinta poi Ruani a porta vuota alza sopra la traversa ma azione fermata per un fallo del centravanti biancorosso.

Teramo che controlla il gioco ma Rata combattiva. Si prolunga l’extratime del primo tempo a causa della sostituzione di una bandierina spezzatasi a seguito di un’azione di gioco. Inizio di ripresa da incubo per la Rata che incassa il raddoppio: affondo centrale con Carpani che si inventa centravanti, vince il duello con Ruggeri, lo salta e batte imparabilmente Grillo. Si accende la partita con occasioni sui due fronti : al 10’ Simonelli va al tiro da dentro l’area ma Cingolani respinge e sul rovesciamento di fronte è Pavone che entra in area Grillo in uscita salva la propria porta. Dentro Brunet per Ruani, la Rata prova ad accentuare le potenzialità offensive. Partita ora intensa con rovesciamenti di fronte continui e la squadra di Alfonsi che lotta nonostante il doppio svantaggio.

Al 20’ Pampano in area di rigore prova il tiro che gli viene stoppato in corner. La replica abruzzese immediata giunge dal nuovo entrato Diakite che impegna Grillo che respinge coi pugni in corner. Al 32’ ingenuità della difesa biancorossa con Toure che si inserisce centralmente, i difensori si fermano e l’attaccante di colore insacca a porta vuota. Un punteggio che punisce troppo la prova generosa della Rata. Che prova fino alla fine a siglare almeno il gol della bandiera, sfiorandolo con Didio ma rischiando anche di subire il quarto col palo di Carpani che salva Grillo al novantesimo.

MACERATESE – TERAMO 0-3
MACERATESE (4-3-3) Grillo 7; Ciattaglia 6, Conson 6, Ruggeri 5,5 (dal 40’ s.t. Baraboglia s.v.), Batassa 5; D’Aloia 5, Baumwollspinner 6, Ruani 5,5 (dal 10’ s.t. Brunet 5); Simonelli 5 (dal 29’ s.t. Pesaresi 5,5), Didio 6,5, Pampano 5 (dal 21’ s.t. Re 6). (Perri, Branco, Manini, Pierluigi, Fratini). All. Alfonsi 6.
TERAMO (4-2-3-1) Cingolani 6,5; Salustri 6,5, De Santis 6,5 (dal 40’ s.t. Pelosi s.v.), Bruni 6,5, Mariani 6; Marconato 7 (dal 18’ s.t. Diakite 6), Borgarello Vitali 6,5; Carpani 7,5, Pavone 7,5 (dal 35’ s.t. De Negri s.v.), Njambe 6,5 (dal 14’ s.t. Toure 6,5); Pierfederici 6 (dal 29’ s.t. Cipolletti 6). (Çuli, Cipolletti, Caucci, Caucci, Antoniazzi, Di Marino). All. Pomante 7,5.
TERNA ARBITRALE: Velocci di Frosinone 5 (assistenti Foglietta e Innocenzi di Foligno).
Foligno.
RETI: Pavone al 19’ p.t., ; Carpani al 6’ st, Toure al 32’s.t.
NOTE: spettatori 1800 (di cui 350 ospiti). Ammoniti: Marconato, Ciattaglia, Ruggeri, Batassa. Angoli: 6-6. Recupero: 4’ p.t., 6’ s.t.
















Che bastorda abbiamo ricevuto all’esordio del nuovo campionato di serie D.
O voi, che dell’Arena terrestre custodite i misteri più reconditi,
udite il lamento che sorge, non da umile tribuna,
ma dal tempio stesso dell’Arte calcistica,
ove il Verde sacro si stende quale tela di Vecchio Maestro
ancora intonso, e già macchiato di funesta rivelazione.Allo sbocciare dell’Anno nuovo,
quando l’Aurora del Campionato dischiudeva le sue porte dorate
e l’attesa, quale ninfa trepida,
stilava sui fogli della Speranza i suoi arabeschi di gloria,
ecco apparve — oh prodigio atroce! —
la Bastarda.Non fanciulla di stirpe oscura,
né creatura di carne e d’osso,
ma Entità metaforica,
mostro barocco generato nel crogiolo delle Iniquità,
forma ibrida e mostruosa
che, scaturita dal nulla arbitrale o dal caso maligno,
si abbatté su di noi
come un flagello di Caravaggio trasmutato in fango.Essa non giunse con passo di guerriera,
ma con l’insidiosa lentezza di un chiaroscuro traditore:
ombra densa che invase la luce iniziale,
pennellata crudele che cancellò ogni prospettiva di armonia.
Ricevemmo, sì, ricevemmo
quel dono funesto,
quel regalo di Ade mascherato da sorte,
quella Bastarda che, all’esordio stesso,
rivoltò l’ordine cosmico del campo
e fece della vittoria sperata
un’allegoria di sconfitta barocca,
turgida di eccessi,
gonfia di retoriche del dolore.O Longhi dell’anima mia,
che sapresti descrivere
i contorni di tale apparizione
con la stessa erudita voluttà
con cui disvelavi le pieghe di un mantello tizianesco:
dimmi, quale maestro dell’ombra
ha ideato questa creatura?
Quale bottega infernale
ha forgiato i suoi contorni
così carichi di pathos,
così densi di significato arcano?Essa è la Negazione incarnata,
il Contro-Canto che interrompe
la sinfonia dell’inizio,
il drappeggio nero
che scende a velare
la tela ancora bianca della stagione.
E noi, spettatori e attori insieme
di questa tragedia minore
elevata a grandiosa macchina barocca,
restiamo muti dinanzi al prodigio:
aver ricevuto,
nel primo alitare del nuovo ciclo,
non la Grazia,
ma la Bastarda.Così sia scritto,
così sia meditato
nei circoli più chiusi dell’Accademia,
ove anche il fango di Serie D
si trasfigura in oro di stilistica purezza,
e ogni sconfitta
diviene occasione
di sublime,
arcana,
inesauribile contemplazione.