
Il vescovo Nazzareno Marconi durante la processione del Venerdì Santo
«L’uomo può manipolare, può intervenire, ma non è il creatore della vita. Purtroppo, tanto spesso, è invece il creatore della morte. Solo Dio crea». Così il vescovo Nazzareno Marconi durante l’omelia della veglia pasquale alla cattedrale San Giovanni a Macerata.
«Cristo è risorto – prosegue il vescovo durante la messa -. Ma per comprendere davvero la portata di questa notizia, dobbiamo tornare al significato stesso della Pasqua. Pasqua significa passaggio. È il passaggio di Gesù dalla morte alla vita. Eppure, se siamo sinceri, dobbiamo riconoscere che questo è un passaggio che noi non conosciamo. Noi conosciamo bene l’altro passaggio: quello dalla vita alla morte. Tutto ciò che vive, prima o poi, muore. Anche la tecnica. A volte la scienza dà l’impressione di poter generare la vita. Pensiamo a tanti progressi, anche alla fecondazione artificiale, che sembra generare la vita, ma in realtà per ogni nato, in media devono essere fecondati e portati alla vita di embrione umano da 10 a 15 altri esseri, che muoiono o vengono soppressi. Questo ci ricorda una verità fondamentale: l’uomo può manipolare, può intervenire, ma non è il creatore della vita. Purtroppo, tanto spesso, è invece il creatore della morte. Solo Dio crea. Solo Dio fa passare dal nulla all’esistenza, perché è il Dio vivo e datore di vita».
Per il vescovo la risurrezione «è il passaggio inedito, mai visto prima, dalla morte alla vita. Così questa notte pasquale, con il simbolismo della luce e dell’acqua viva che vincono le tenebre e la morte, ci annuncia che la morte non è l’ultima parola. Che esiste una forza della vita più grande della morte. Che esiste una forza dell’amore più grande dell’odio. L’annuncio pasquale in passato come oggi sconvolge la logica umana. San Paolo dice che Cristo crocifisso e risorto era “scandalo per i Giudei e follia per i Greci”. Ed anche oggi viviamo in un mondo che spesso ragiona con le stesse categorie di giudei e pagani. Una visione materialistica e positivista. Ma la Pasqua rompe questo schema. La Pasqua ci dice che il bene non è semplicemente una quantità tra le altre. Che la vita non è solo una forza tra le altre. Che l’amore non è uno dei tanti elementi del bilancio».
«Un solo atto di vero amore può cambiare una situazione che sembra irrimediabilmente negativa – conclude il vescovo -. Un gesto di perdono può spezzare una catena di odio lunga anni. Una vita donata può illuminare generazioni intere. Questa è la forza della resurrezione. Forse ciascuno di noi porta dentro una zona di morte: una ferita, una delusione, un peccato, una relazione spezzata, una speranza perduta. La Pasqua ci dice che proprio lì Dio può operare il suo passaggio. Non perché noi siamo forti, ma perché Lui è più forte. Questa è la speranza cristiana: non un ottimismo ingenuo, ma la certezza che Dio ha già vinto. Cristo è risorto e con lui possiamo rinascere».
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