Docenti in burnout nel Maceratese,
almeno dieci casi l’anno

SCUOLA - L’allarme dello Snals dopo il caso di Bergamo: sempre più insegnanti, soprattutto tra medie e superiori, chiedono aiuto. «Qui nessuna aggressione fisica, ma esiste una situazione sommersa di vessazioni verbali, insulti e aumentano tensioni e richieste di licenziamento»

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Ugo Barbi

Ugo Barbi

di Laura Boccanera

Docenti in burnout, almeno dieci casi l’anno nel Maceratese chiedono aiuto al sindacato. Allarme dallo Snals: «Aggressioni e insubordinazioni in aumento, crescono tensioni e richieste di aiuto dagli insegnanti, molti pensano addirittura di licenziarsi».

Quanto accaduto a Bergamo, con una docente accoltellata da uno studente apre uno squarcio su una situazione sommersa che riguarda le condizioni di forte stress a cui sono sottoposti gli insegnanti. A subire maggiormente angherie verbali e fenomeni vessatori è il personale delle scuole medie e superiori.

È questo il quadro tracciato dal segretario provinciale dello Snals, Ugo Barbi, che parla di una situazione in crescita seppur non sempre questi episodi si traducano in denunce formali. Emergono però attraverso segnalazioni interne e richieste di supporto.

Tra i casi più frequenti, quelli in cui un insegnante interviene per sanzionare comportamenti di bullismo e viene a sua volta dileggiato dagli studenti. Episodi che, negli istituti, hanno portato anche a un aumento dei consigli di classe straordinari.

«Stiamo assistendo ad una scuola sempre più ferita e ad un degrado sociologico. È preoccupante l’aumento di casi di violenza e aggressioni, non denunciate, nelle scuole anche nella nostra Regione.

Tra tutte, quella verbale da parte di studenti, anche minorenni, nei confronti degli insegnanti. La figura del professore non è più riconosciuta come tale, nella sua autorevolezza» afferma Ugo Barbi segretario provinciale dello Snals di Macerata.

Il sindacato segnala anche un aumento delle tensioni che coinvolgono non solo gli studenti ma, in alcuni casi, anche le famiglie. «Come sindacato abbiamo ricevuto nell’ultimo periodo numerose segnalazioni da parte del corpo docente che si vede costretto a “difendersi” non solo dai ragazzi ma anche dai loro genitori. Siamo arrivati addirittura, in casi estremi, alle richieste di licenziamento per una situazione talvolta insostenibile» prosegue.

A pesare, secondo lo Snals, è anche il quadro normativo recente: «A seguito degli ultimi decreti emanati, dalla riforma degli istituti tecnici al decreto 4+2, si riscontra una forte riduzione del personale scolastico e delle ore di insegnamento, con un numero di studenti che invece rimane invariato». Da qui la proposta del sindacato: «Siamo di fronte a un depauperamento dell’attività educativa: per affrontare il problema delle aggressioni non è necessario inserire metal detector o figure di poliziotti. Si rischia al contrario di trasformare la scuola pubblica in un riformatorio, lasciando quella privata a un’élite. La nostra proposta è rivedere il numero di alunni e aumentare il personale scolastico, così da presidiare ogni spazio e far sì che il ragazzo abbia ancora l’idea che la scuola sia davvero un presidio di educazione».



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