«Reparti sottorganico, turni scoperti
e straordinari non pagati:
serve un’unità di crisi»

SANITA' - Il consigliere regionale dem Leonardo Catena ha effettuato un tour negli ospedali della provincia: «Un quadro strutturale profondamente preoccupante e Francesco Acquaroli e la sua giunta nemmeno si presentano in Consiglio»

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Leonardo Catena

«Quello che emerge dalle visite fatte nelle scorse settimane negli ospedali del Maceratese e dal confronto diretto con operatori sanitari non è più riconducibile a episodi isolati, ma a un quadro strutturale e profondamente preoccupante».  Lo dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico Leonardo Catena, dopo aver effettuato sopralluoghi negli ospedali di Civitanova, Macerata, Camerino, Matelica e Treia.

Secondo Catena, le principali criticità riguardano innanzitutto la grave carenza di personale, con reparti sottorganico, turni difficili da coprire e straordinari non pagati. «Il dato è chiaro: il sistema sanitario marchigiano oggi regge solo grazie al sacrificio quotidiano di medici, infermieri e tecnici che dobbiamo ringraziare. Non grazie alla programmazione regionale. E questo non può essere considerato normale, né tantomeno un motivo di orgoglio – prosegue il consigliere dem – in alcune strutture si lavora con metà del personale necessario. A questo si aggiunge un dato allarmante: nella provincia di Macerata mancano circa 70 medici di famiglia, un vuoto che incide pesantemente sull’assistenza territoriale e sull’accesso alle cure. Questo mette a rischio la continuità e la qualità delle prestazioni sanitarie, come previsto dall’articolo 32 della Costituzione».

A ciò si aggiunge la pressione costante sui pronto soccorso, aggravata dall’assenza di una reale rete territoriale: «I pronto soccorso sono saturi, spesso sostenuti dai cosiddetti medici “gettonisti”, mentre i pazienti cronici e anziani restano bloccati per mancanza di alternative sul territorio – continua Catena – si continua a parlare di case e ospedali di comunità, realizzati con fondi Pnrr, che sarebbero indispensabili in un modello di sanità efficiente, ma senza personale il rischio è costruire semplici “scatole vuote”. Già oggi molte strutture esistenti faticano a funzionare».

Il consigliere dem sottolinea inoltre le difficoltà specifiche riscontrate nei presidi dell’Ast di Macerata: carenze di organico, spazi inadeguati, tecnologie obsolete, reparti in sofferenza, parcheggi inadeguati e ritardi infrastrutturali, a partire dal nuovo ospedale di Macerata. «Dopo cinque anni e mezzo di governo regionale – prosegue Catena – non è più accettabile continuare a scaricare le responsabilità su chi c’era prima. I vincoli nazionali erano gli stessi anche allora. Se si voleva cambiare, bisognava farlo. Invece assistiamo a una sostanziale accondiscendenza verso politiche nazionali che continuano a sottofinanziare la sanità pubblica».

Catena richiama anche il nodo delle tariffe delle Rsa e strutture per anziani non autosufficienti e demenze, denunciando «una gestione che scarica i costi su strutture e famiglie, penalizzando soprattutto gli anziani e i più fragili» ed evidenzia inoltre un tema di metodo e di rispetto istituzionale: «Durante le discussioni in aula sulla sanità, il presidente Acquaroli e la giunta sono stati spesso assenti, dimostrando non solo uno scarso senso istituzionale, ma anche poco rispetto verso una materia così delicata. A fronte di una maggioranza che continua a raccontare una sanità che funziona, la realtà è ben diversa: a denunciare il malfunzionamento del sistema non è l’opposizione, ma sono i cittadini e gli operatori della sanità. Basterebbe ascoltarli per comprenderlo».

Per queste ragioni, il consigliere regionale Pd rilancia una proposta concreta: «Chiediamo l’istituzione immediata di una unità di crisi regionale sulla sanità, con il compito di monitorare la situazione, rivedere il Piano sociosanitario e proporre interventi urgenti. La situazione – conclude Catena – non è più ordinaria e richiede risposte straordinarie e innovative. La politica ha il dovere di dire la verità e di intervenire. Bisogna partire dai bisogni reali dei cittadini e dalle condizioni concrete del sistema sanitario, non dalla propaganda».



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