Donne e soldi, un argomento tabù:
«Storie che viviamo quotidianamente
agli sportelli della banca»

EVENTO - Banca Macerata ha provato ad affrontare il tema unendo spettacolo e dati in "Piacere, denaro". L'attrice Antonella Questa: «Mi ha colpito molto la storia di una signora che non ha mai lavorato e che quindi è stata per tutta la vita dipendente prima dal marito e poi dai figli anche per comprare le calze». L'economista Azzurra Rinaldi: «Italia 85esima per violenza economica, addirittura 117esima per opportunità economiche femminili»

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Un momento della conferenza-spettacolo

di Mauro Giustozzi (foto di Fabio Falcioni)

Che rapporto abbiamo con il denaro? Perché ci sembra spesso un argomento scomodo, da evitare, soprattutto per le donne? Per rispondere a queste domande Banca Macerata ha organizzato un evento che ha unito economia e teatro in modo originale e coinvolgente, la conferenza-spettacolo sulla consapevolezza finanziaria dal titolo “Piacere, Denaro!”. Due voci, due percorsi, una narrazione potente: l’economista Azzurra Rinaldi e l’attrice Antonella Questa hanno intrecciato le loro storie personali e professionali per rompere i tabù e accendere una nuova consapevolezza sulla relazione con il denaro.

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Un viaggio tra storie di donne che si riflettono nello specchio della realtà economia e sociale del Paese. Il filo conduttore della serata, tenutasi in un affollato auditorium di Banca Macerata è stata la storia di donne raccontate con ironia, mentre affrontano le numerose difficoltà quotidiane che vivono in relazione ai soldi. Uno spettacolo multidisciplinare e coinvolgente, che ha come obiettivo quello di aiutare il pubblico femminile, e non solo, a normalizzare il proprio rapporto con il denaro, diventando finalmente autonome e indipendenti. «Questo evento si collega anche a storie che viviamo quotidianamente nei nostri sportelli bancari – ha detto Debora Falcetta, direttrice commerciale di Banca Macerata – appuntamento che giunge a pochi giorni dalla Festa della donna che rappresenta la memoria di fatti che non dovranno mai più ripetersi. Purtroppo così non è, le cronache di tutti i giorni ce lo ricordano: di violenze ne esistono di tanti tipi sulle donne, fisiche, psicologiche ma anche economica e finanziaria. Banca Macerata ha voluto accendere con questo spettacolo i riflettori su tale odioso fenomeno».

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Debora Falcetta, direttrice commerciale di Banca Macerata

Il rapporto tra donne e denaro è spesso segnato da preconcetti e ostacoli culturali. «Abbiamo costruito questa conferenza spettacolo dal punto di vista teatrale con quattro personaggi diversi, altrettante età e situazioni diverse di donne per parlare della violenza economica di cui si parla troppo poco e invece impatta tantissimo sulla violenza di genere – ha ribadito Questa – il teatro ci aiuta a mescolare situazioni che paiono lontane da noi ma sono degli stereotipi. Una storia che mi ha colpito più di altre è quella di una persona anziana, da cui ho tratto ispirazione nello spettacolo, che si è sposata giovanissima, non ha lavorato, era alle dipendenze del marito economicamente: è rimasta vedova ed è quindi dipendente dai figli ed anche avere 10 euro per acquistare un paio di calze o del cibo deve chiedere ai figli. Nonostante sia oramai nonna non ha ancora una sua indipendenza economica. La reazione del pubblico al nostro spettacolo è sempre calorosa sia da parte delle donne ma anche degli uomini: le persone si rivedono, vedono persone che conoscono o le stesse proprie famiglie come sono cresciute».

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Uno spettacolo sulla consapevolezza finanziaria mescolando dati finanziari e teatro e offrendo strumenti concreti per superare tabù finanziari e conquistare una piena autonomia economica. «I dati di questo fenomeno della violenza economica sono tutti in crescendo e in peggioramento: l’Italia è 85esima su 148 Paesi in questa classifica – ha affermato Rinaldi – ma siamo messi malissimo in fatto di opportunità economiche femminili, siamo scivolati al 117esimo posto perdendo nell’ultimo anno ben sei posizioni. Molte donne sono fuori dal mercato del lavoro perché mancano i servizi alle famiglie: tutto questo indebolisce la donna e innesca un rischio di spirale di violenza che parte da quella economica e spesso peggiora. Ci sono molti comportamenti che possono fungere da segnali di allarme in tema di violenza economica sulle donne: l’uomo che invita la donna a lasciare il posto di lavoro dicendo che ci pensa lui per tutti e due, ci sono comportamenti normalizzati tipo quando si va in ristoranti chic ed al maschio danno il menù coi prezzi ed alla femmina quello senza prezzi. Ci sono momenti di vita delicati come la separazione e il divorzio dove si evidenzia come il denaro sia potere dell’uomo a scapito della donna. Questo fenomeno non riguarda solo donne povere o marginalizzate ma tutto il genere femminile, anche persone molto ricche che hanno patrimoni familiari che mettono in mano magari al marito ritrovandosi poi a chiedere, come quando erano bambine, la paghetta settimanale».

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A sostegno dell’evento anche la cooperativa sociale Il Faro con il presidente Marcello Naldini ha ricordato che «la nostra cooperativa gestisce servizi antiviolenza da più di 10 anni ma quello che è necessario fare è che la comunità si stringa intorno a queste donne che continuano a subire violenza» mentre Elisa Giusti, coordinatrice del centro antiviolenza, ha sottolineato come «sia stato gradito l’invito di Banca Macerata per incontrare una settantina di dipendenti dell’istituto ai quali abbiamo fatto formazione e sensibilizzazione rispetto alla parità ed alla violenza di genere anche nel campo economico e finanziario».

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Elisa Giusti e Marcello Naldini della cooperativa Il Faro

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