«Il divieto di distruzione degli invenduti
non si applica alle mpi:
un argine contro l’ultra fast fashion»

MODA - L’Unione Europea ha adottato i provvedimenti attuativi del Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili, che riguarderanno solo grandi e medie imprese. Lorenzo Totò, vicepresidente di Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli-Fermo: «Fermiamo il fenomeno della sovrapproduzione»

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Lorenzo Totò, vicepresidente di Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli-Fermo

Divieto di distruzione dei prodotti invenduti e obbligo di trasparenza: Confartigianato Imprese evidenzia che micro e piccole imprese sono esentate dalla loro applicazione. L’Unione Europea ha infatti adottato i provvedimenti attuativi del Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (Espr) relativi alla gestione dei beni di consumo invenduti. Il regolamento mira a sostenere la transizione del mercato unico verso un’economia più sostenibile, circolare e competitiva.

In particolare, sono stati approvati l’atto delegato che disciplina le deroghe al divieto di distruzione degli invenduti, applicabile dal 19 luglio e l’atto di esecuzione che definisce il modello standard europeo per la comunicazione dei dati sui prodotti invenduti, che si applicherà dodici mesi dopo la sua entrata in vigore. È previsto che tali atti possano essere rivisti entro cinque anni dalla loro adozione. Confartigianato, quindi, osserva che tali prescrizioni non interessano le Mpi, mentre gli stessi obblighi si applicheranno, invece, alle imprese di medie dimensioni dopo sei anni dalla loro entrata in vigore. Per le grandi imprese, il divieto di distruzione entrerà in vigore dopo due anni dall’adozione, mentre l’obbligo di trasparenza si applica immediatamente.

Per quanto riguarda l’obbligo di trasparenza, le medie e grandi imprese che smaltiscono beni invenduti, direttamente o tramite soggetti terzi, dovranno utilizzare l’apposito format europeo e pubblicare informazioni dettagliate su quantità e peso dei prodotti, motivazioni dello smaltimento, percentuali di riutilizzo, riciclo o recupero, e misure adottate o programmate per prevenire la distruzione. Le micro e piccole imprese restano escluse dagli obblighi di rendicontazione formale. Tuttavia, il regolamento introduce un principio generale valido per tutti gli operatori economici: l’obbligo di “prevenzione della distruzione”, che incoraggia l’adozione di misure concrete per ridurre, per quanto possibile, la distruzione dei prodotti rimasti invenduti.

«Questo provvedimento – commenta Lorenzo Totò, vicepresidente interprovinciale Confartigianato Imprese Macerata, Ascoli Piceno, Fermo – potrà arginare il fenomeno della sovrapproduzione, in molti casi diventata una prassi consolidata, valorizzando la virtuosità produttiva dei piccoli produttori, da sempre attenti alla qualità e non alla quantità. Tuttavia, per chiudere il cerchio della massima sostenibilità occorre fare uno sforzo importante per definire veri criteri di progettazione, uso dei materiali, valorizzazione del riciclo e infine, proteggere i nostri mercati e il nostro ambiente dall’ultra fast fashion, unica causa di tutto il male».



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