Diffamazione all’assessore,
la Corte d’Appello assolve Buldorini:
«Una vittoria della verità»

APPIGNANO - In primo grado il vicepresidente della Provincia era stato condannato a 500 euro di multa e al risarcimento di mille euro alla parte civile, oltre alle spese legali: il caso risale al 2021 ed era nato dalla denuncia dell'allora assessore Pd Danilo Monticelli in merito a un post Facebook. «Sono stato processato e condannato per aver denunciato, con forza e passione civile, una vicenda che da oltre 25 anni ferisce la nostra comunità: l’Inrca demolita e mai ricostruita»

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Luca Buldorini e l’avvocato Paolo Giustozzi

Ieri la Corte di Appello di Ancona ha assolto con formula piena Luca Buldorini nel procedimento per diffamazione nato dalla querela dell’allora assessore di Appignano, in quota Pd, Danilo Monticelli, ribaltando la condanna inflitta in primo grado.

I fatti risalgono al 31 dicembre 2021. Secondo la tesi sostenuta dall’accusa, Buldorini avrebbe pubblicato sulla sua pagina Facebook la foto dell’immagine di Monticelli con un’auto della polizia ed un uomo che mima il gesto di apporre le manette. A settembre 2024, il giudice del Tribunale di Macerata Domenico Potetti aveva deciso per una condanna a 500 euro di multa e al risarcimento di mille euro alla parte civile oltre alle spese legali. «È una vittoria personale, ma soprattutto è una vittoria della verità – commenta Buldorini – sono stato processato e condannato per aver denunciato, con forza e passione civile, una vicenda che da oltre 25 anni ferisce la nostra comunità: l’Inrca demolita e mai ricostruita. Un servizio essenziale negato a una popolazione sempre più anziana. Una promessa tradita. Un vuoto che pesa su centinaia di famiglie. Per questo mi sono battuto. E per questo sono stato querelato. Ho pagato caro il prezzo per avere preteso chiarezza su una incompiuta che grida vendetta per i gravi ritardi nell’avvio dell’opera, e per avere pubblicamente evidenziato criticità evidenti nei passaggi burocratici che si erano risolte in danno erariale e nella grave lesione dell’interesse pubblico della comunità di Appignano, rimasta priva di una struttura di importanza strategica a sostegno delle categorie più deboli della popolazione».

Una vicenda, quella dell’Inrca di Appignano, che negli anni aveva visto dibattiti e raccolte di firme. Si trattava, in estrema sintesi, del progetto volto alla realizzazione di un centro per anziani, struttura di cui il Comune di Appignano risultava già provvisto prima della donazione, per lascito testamentario dei fratelli Falconi ed alle volontà manifestate di istituire una “Fondazione Falconi” di un immobile da destinare appunto a casa di riposo per i cittadini del Comune di Appignano. «Dedico questa assoluzione a tutti i cittadini che non hanno mai smesso di sostenermi per avere tentato di tutto per chiarire i fatti, andando incontro persino ad una condanna, che mi ha creato non poca preoccupazione e sofferenza – continua il vicepresidente della Provincia – devo ringraziare il mio avvocato, Paolo Giustozzi, che ha sostenuto la mia difesa con scrupolo e preparazione infondendomi fiducia nella affermazione della giustizia, senza smettere mai di crederci».

Giustozzi esprime soddisfazione per l’assoluzione del proprio assistito, ricordando che «la condanna in primo grado era giunta all’esito di un processo in cui era stato negato alla difesa, il diritto primario di difendersi. Era stata infatti preclusa la ammissione di tutti i testi della difesa, ossia la testimonianza di coloro che erano in grado di ricostruire la vicenda oggetto della critica esternata dal Buldorini, allo scopo di dimostrare la verità della notizia ed offrire elementi di valutazione della continenza della forma espressiva utilizzata. Prove indispensabili per confutare le tesi dell’accusa, ma immotivatamente precluse in primo grado».

«Questa vicenda rafforza il mio impegno e a battermi nell’interesse dei cittadini, ed a non perdere fiducia in un sistema che, sebbene a caro prezzo, è stato in grado di ristabilire la verità riformando una condanna assolutamente ingiusta», conclude Buldorini.

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