
A sinistra Alessia Cingolani, a destra l’avvocato Nicola Piccinini
di Alessandro Luzi
Una deposizione durata oltre tre ore quella delle due 43enni, Alessia Cingolani e Marta Morroto, finite sotto accusa per presunti maltrattamenti nei confronti di un’alunna autistica che frequentava un istituto di Tolentino. Cingolani, docente e residente a Caldarola, Morroto, assistente per l’autonomia e la comunicazione e residente a Tolentino, oggi hanno dato la loro versione dei fatti davanti collegio del Tribunale di Macerata, respingendo le accuse. Durante l’udienza hanno risposto alle domande degli avvocati difensori Nicola Piccinini (per Cingolani), Renato Coltorti (per Morroto) e del pm Enrico Riccioni.

L’avocato Nicola Piccinini
La prima a sedersi davanti ai giudici l’insegnante: «Lo schiaffo? È capitato soltanto una volta e me ne vergogno ma era un tocco leggero e non era per punire l’alunna o per farle del male. Col passare dei giorni i suoi comportamenti stavano peggiorando e per l’ennesima volta non stava rispettando le regole, ero frustrata perché ci tenevo al suo miglioramento. Il piccolo colpo è stato come un segnale per cercare di interrompere l’atteggiamento della ragazzina. Se potessi vorrei cancellare quell’episodio che comunque non è mai capitato né prima né dopo quella volta».
Poi Cingolani ha dato le sue spiegazioni anche per altri episodi contestati, come il lancio di un diario: «Non le ho tirato l’oggetto addosso ma da un’altra parte. Lei era agitata e per evitare che questo suo stato peggiorasse ancora ho lanciato il diario. Queste azioni brusche a volte erano l’unico modo per placare i suoi comportamenti eccessivi. A volte quando strepitava la ignoravo per non aumentare la sua carica emotiva».

L’avvocato Renato Coltorti
Dopo la deposizione di Cingolani è stata la volta di Morroto: «Non si può parlare di schiaffi ma di tocchi molto lievi. Non l’ho mai aggredita. Quando l’alunna era agitata subivo dei colpi al seno, allo stomaco e alla schiena. Noi cercavamo di tranquillizzarla ma a volte le parole non erano sufficienti. A quel punto serviva o alzare il tono della voce o esagerare le espressioni del viso. Il tocco fisico poteva capitare ma era per dirle di fermarsi. Erano dei colpetti materni». E qui la voce di Morroto si rompe dall’emozione e poi riprende il racconto: «Quei gesti lievi ma efficaci lei li percepiva come segnali di stop. Sono degli stimoli sensoriali che utilizzavo quando non c’erano altri modi per placare l’agitazione della ragazzina. Le ho voluto sempre bene e mi dispiace non poterla più vedere».
Entrambe le imputate, in seguito alle indagini dei carabinieri, erano state arrestate nel maggio del 2022 ed erano andate ai domiciliari, in seguito sono tornate in libertà.
Secondo l’accusa, durante le ore di lezione le due imputate avrebbero ignorato la studentessa, oppure quando le assegnavano un compito le davano colpetti alla nuca, sul dorso delle mani. L’accusa cita anche denigrazioni, umiliazioni, scherni verso la ragazzina. Il Tribunale di Macerata ha rinviato l’udienza al 3 novembre per ascoltare i testimoni della difesa.
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