«Maltrattamenti all’alunna disabile»,
prof e assistente restano libere:
no alla richiesta di domiciliari

TOLENTINO - La procura aveva fatto ricorso al tribunale del Riesame perché fosse ripristinata la misura cautelare
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Marta Morroto con il suo legale, l’avvocato Renato Coltorti

 

Niente arresti domiciliari per l’insegnante e la assistente per l’autonomia e la comunicazione finite in manette lo scorso 20 maggio per l’accusa di maltrattamenti a una studentessa autistica. Il tribunale del Riesame ha respinto il ricorso presentato dalla procura di Macerata. Tutto nasce dalla decisione del gip del tribunale di Macerata aveva valutato di revocare le misure cautelari agli arresti domiciliari per la prof Alessia Cingolani, 41 anni, residente a Caldarola, e l’assistente Marta Morroto, 41, di Tolentino. Entrambe sono indagate nell’ambito di una inchiesta condotta dai carabinieri della Compagnia di Tolentino. I militari, ricevuta una segnalazione, avevano svolto accertamenti nella scuola frequentata da una ragazza autistica a Tolentino relativamente a presunti maltrattamenti che la giovane studentessa avrebbe subito.

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Alessia Cingolani con gli avvocati Nicola Piccinini e Diego Casadidio

I carabinieri avevano ricostruito i comportamenti avuti da insegnante e assistente anche attraverso dei video e, viste le prove raccolte, la procura aveva chiesto e ottenuto una misura cautelare agli arresti domiciliari.

I difensori delle indagate, gli avvocati Renato Coltorti per Morroto, Nicola Piccinini e Diego Casadidio per Alessia Cingolani, avevano chiesto la revoca della misura. Il gip aveva accolto le istanze e a distanza di 8 giorni dall’arresto le due indagate erano tornate libere. Per Cingolani, il gip aveva scritto che «fermo restando il quadro indiziario, occorre prendere atto della aspettativa dal servizio richiesta» dall’insegnante, cosa che ha fatto decadere le esigenze cautelari. Per Morroto la revoca dei domiciliari è arrivata in quanto si era spontaneamente autosospesa dal rapporto di lavoro con la cooperativa che ha la convenzione con la scuola. Per entrambe il giudice aveva disposto il divieto per un anno dal sostegno. La procura in seguito a queste decisioni del gip ha fatto ricorso al tribunale del Riesame per chiedere la misura agli arresti domiciliari, ma questa è stata respinta.

(Gian. Gin.)

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