
Il professor Michele Bellesi
di Alessandra Pierini
Sono più di 200 coloro che hanno deciso di mettere i loro sogni in banca. Non una banca comune ma altrettanto preziosa. E’ il database nazionale dei sogni, obiettivo di uno studio che, da quattro anni, vede impegnati l’Università di Camerino e l’Imt di Lucca e che inizia a dare i primi risultati ma promette di diventare una fonte importante di conoscenza sul mondo onirico.
Intanto gli studiosi hanno scoperto che ricordare i propri sogni, quando ci si risveglia al mattino, non è da tutti. Sono le persone introspettive e quelle che dormono di più ad avere maggiori possibilità di ricordare e raccontare cosa hanno sognato.
A guidare il gruppo di ricerca “Brain and Sleep” Research Lab di Unicam è Michele Bellesi, professore associato alla Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria: «Il primo obiettivo è creare un database dei sogni che non esiste a livello nazionale, ma anche nel resto del mondo non ci sono esperienze così significative. Ma vogliamo anche verificare se è possibile studiare il contenuto dei sogni attraverso un’analisi oggettiva delle caratteristiche linguistiche del sogno, capire se dal contenuto dei sogni si possa risalire alla stato di salute mentale dell’individuo e magari comprendere anche se il contenuto dei sogni può essere predittivo di malattie neurodegenerative».
Per farlo Unicam e Imt hanno reclutato ben 200 donatori di sogni e non finisce qui. «Per studiare l’attività mentale – prosegue il professor Bellesi – che abbiamo di notte sia dal punto di vista fenomenologico, sia per capire se una serie di variabili può caratterizzare i sogni bisogna collezionare un numero elevato di dati. Per questo abbiamo incluso più di 200 persone con circa 3mila resoconti dei sogni e 1350 sogni analizzati».
I partecipanti sono stati chiamati per 15 mattine, a registrare l’ultima esperienza onirica prima del risveglio, indossando contemporaneamente un braccialetto che ne registrava la qualità del sonno. «Continueremo a reclutare soggetti per raccogliere dati – precisa Bellesi – e per rendere il processo anche più agevole abbiamo sviluppato una app per registrare i sogni in maniera più semplice. Questo ci consentirà di avere molti più sogni su cui lavorare e studiare anche ad esempio se c’è correlazione tra sogni e fasce climatiche o territoriali ad esempio».
Se in futuro la “banca dei sogni” si arricchirà e potrà offrire ulteriori elementi, questa prima fase non ha deluso e ha portato a considerazioni importanti tanto da aver già trovato spazio nella rivista scientifica Communications Psychology. «Abbiamo osservato – prosegue lo scienziato – che chi dorme più a lungo la mattina, si trova in una fase Rem che rende più facile ricordare. Abbiamo anche visto che le persone riflessive e introspettive non solo hanno più facilità nel ricordare i sogni, ma hanno anche maggiore predisposizione nel raccontarlo. Un’altra correlazione emersa è quella per cui in inverno si tenderebbe a ricordare meglio i sogni che d’estate. Non emergono differenze tra uomini e donne, mentre gli anziani fanno più fatica rispetto ai giovani a riportare l’esperienza. Dicono di aver sognato ma non riescono a ricordare».
Qual è la novità di questo studio rispetto ai tentativi fatti in passato? «E’ che analizziamo i dati raccolti con tecniche informatiche che garantiscono oggettività come ad esempio la linguistica computazionale e non solo con questionari o scale. Si usano tecnologie informatiche per cogliere significati che ad oggi non erano ancora emersi.
Stiamo scalfendo il fenomeno per sfatare credenze del passato o capire quali variabili influiscono, ad esempio la natura del sonno, la sua durata, le funzioni cognitive come la memoria e linguistiche e come l’attenzione e la personalità stessa del sognatore. Arricchendo il database si riuscirà a fare sempre più correlazioni».
Tra qualche mese uscirà una seconda parte dello studio dedicata alla correlazione del sogno con aspetti semantici e Unicam si sta preparando per celebrare con iniziative ad hoc la Giornata mondiale del sonno del 14 marzo. Lo studio intanto va avanti e si auspica anche una sua utilità in campo medico: «Cercheremo di capire – conclude il professor Bellesi – se il sogno possa essere utile in contesti patologici, ad esempio per monitorare la somministrazione di terapie farmacologiche o come la malattia progredisce o addirittura se l’alterazione del sogno può essere predittivo di eventuali malattie».
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