Maiali di origine danese, venduti come italiani per commercializzare prodotti del circuito prosciutto di Parma dop e prosciutto San Daniele dop: prosciolto l’imprenditore agricolo do Tolentino Stefano Vissano.
L’udienza si è tenuta oggi davanti alla Corte d’appello di Ancona. L’imprenditore era difeso dagli avvocati Gabriele Cofanelli e Paolo Cammertoni. L’imprenditore 52enne era imputato di frode in commercio e contraffazione di prodotti agroalimentari. Vissani era infatti finito nella maxi inchiesta della procura di Torino denominata Prosciuttopoli, che ha visto indagati oltre 200 allevatori in tutta Italia e ha portato al sequestro in 140 aziende di oltre 300mila cosce di maiale per un valore al consumo di circa 90 milioni di euro. Secondo l’accusa, gli allevatori acquistavano e rivendevano maiali “Duruc danesi”, falsificando le certificazioni di qualità in cui risultavano come maiali “Duruc italiani”. Infatti per produrre il Parma dop e il San Daniele dop il disciplinare prevede l’uso esclusivo di maiali “Duruc italiani”. Mentre i maiali “Duruc danesi” possono essere regolarmente utilizzati per produrre e commercializzare prodotti che non facciano parte dei due consorzi dop.

L’avvocato Gabriele Cofanelli
Nel caso di Vissani, la procura maceratese contestava all’imprenditore agricolo di aver commercializzato tramite l’azienda “La cisterna” maiali e cosce di maiali proveniente da seme di “Duruc danese” (acquistato dall’azienda piementose al centro dell’inchiesta), falsificando la certificazione come se provenissero da seme di “Duruc italiano” così da renderli conforme alla produzione di prodotti che potessero rientrare nel disciplinare del Parma dop e del San Daniele dop. In primo grado era stato condannato a sei mesi di reclusione, pena sospesa, e a 1.000 euro di multa, oltre al risarcimento nei confronti dei due consorzi dop

L’avvocato Paolo Cammertoni
In Corte d’appello la difesa dell’imprenditore ha sostenuto come l’azienda agricola, nella realtà, avesse due distinti cicli produttivi dei quali il primo destinato all’allevamento di pura origine “italiana” mentre il secondo era destinato ad una ben diversa commercializzazione che nulla aveva a che vedere con la produzione di Parma o San Daniele. Dopo la camera di Consiglio, il Collegio ha riformat0 la sentenza di primo grado, prosciogliendo l’imprenditore e revocando i risarcimenti. Le motivazioni saranno depositate fra 30 giorni.
Soddisfatti gli avvocati Cofanelli e Cammertoni, che hanno espresso «la più ampia soddisfazione per il risultato processuale raggiunto, che di certo – hanno aggiunto – ristabilisce l’onorabilità ed il prestigio di un imprenditore locale che da moltissimi anni rappresenta un importante punto di riferimento per la nostra economia».
(Redazione Cm)
Prosciuttopoli, condannato allevatore «Maiali danesi per Parma e San Daniele»
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