Rifiuto d’atti d’ufficio, Maccioni denunciato.
Chiesta l’archiviazione: udienza dal Gip

MACERATA - L’ex direttore dell’Area Vasta 3 era stato indagato per la questione della sicurezza del Dipartimento di prevenzione dove era stato aggredito il direttore, Gianni Giuli. La difesa: «Non competevano a lui quelle mansioni»

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Alessandro Maccioni

di Gianluca Ginella

Non avrebbe garantito la sicurezza di chi lavora al Dipartimento dipendenze patologiche di Macerata, in sintesi per questo era stato indagato (rifiuto d’atti d’ufficio) l’ex direttore generale dell’Area Vasta 3, Alessandro Maccioni (ora in pensione). La procura, svolte le indagini, ha chiesto l’archiviazione.

A questa c’è stata l’opposizione presentata dall’avvocato Alberto Feliziani, legale del direttore del Dipartimento, Gianni Giuli.

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Gianni Giuli

Era stato lo stesso Gianni Giuli a fare denuncia. Tutto era nato dopo che Giuli era stato aggredito da un uomo di San Severino (poi arrestato), che era entrato nel Dipartimento e lo aveva colpito alla testa con un martello. Giuli era stato colpito con due martellate alla testa, per fortuna era riuscito a proteggersi evitando il peggio.

A Maccioni la procura contestava di aver rifiutato di compiere atti del suo ufficio per garantire la sicurezza degli operatori del Dipartimento, come previsto dalla raccomandazione (8/2007) del ministero della Salute per la prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari. Poi il 25 novembre 2019 c’era stata l’aggressione a Giuli.

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L’avvocato Alberto Feliziani

Solo dopo questo, diceva l’accusa, era stata disposta la presenza di vigilanza armata durante tutto l’orario di apertura al pubblico del Dipartimento. Poi c’era stata la sostituzione delle porte esterne e di ingresso agli uffici, ripetutamente mal funzionanti, con la dotazione di un citofono, l’inserimento di una porta interna con apertura a codice per la separazione degli uffici infermieristici da quelli ambulatoriali e la dotazione della video sorveglianza esterna.

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L’avvocato Gianfranco Borgani

«La procura ha accolto le tesi difensive – dice l’avvocato Gianfranco Borgani, legale di Maccioni -. Non era un profilo di responsabilità ascrivibile al mio assistito, non gli competeva attuare le direttive, ma spettava alla direzione generale. Ma anche mettessimo che fosse stato di sua competenza, non avrebbe significato con certezza di impedire quanto accaduto. Tra l’altro Maccio aveva anche autorizzato un ampiamento dell’orario di vigilanza, ma la cosa si era arenata sotto il profilo attuativo per cause non dipendenti la sua volontà». Oggi si è svolta l’udienza davanti al gip Giovanni Manzoni che si è preso qualche giorno per decidere se archiviare, se disporre nuove indagini o se chiedere alla procura di formulare il capo di imputazione.

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