di Marco Pagliariccio
Il Tar Marche accoglie il ricorso dei proprietari di palazzo Ferretti di Civitanova, in sintesi: o il Comune definisce una volta per tutte l’acquisto del palazzo, che ospita la scuola media Ungaretti di Civitanova Alta, come non aveva fatto un quarto di secolo fa, oppure restituisce l’immobile ai legittimi proprietari. Secondo il Tar il Comune non aveva mai ultimato le procedure di esproprio prima di acquisire l’immobile e trasformarlo, per l’appunto, nel plesso scolastico che ormai da vent’anni ospita i ragazzini della città alta.
Una storia che affonda le sue radici negli anni Novanta. Con delibera del consiglio comunale del 27 febbraio 1991, il Comune dà l’ok al via del procedimento di esproprio per pubblica utilità di Palazzo Ferretti, che ricade nell’elenco delle proprietà sottoponibili ad esproprio secondo il piano particolareggiato per il centro storico di Civitanova Alta. L’iter va a rilento, ma alla fine, il 10 dicembre 1999, la giunta approva il progetto esecutivo per la realizzazione delle opere necessarie a riconvertire il palazzo, all’epoca poco più di un rudere (era pure crollato il tetto nel 1996) in scuola media. Una settimana dopo, il 18 dicembre 1999, viene disposta, con decreto dirigenziale, a favore del Comune l’occupazione d’urgenza dello stabile per due anni a decorrere dalla data di immissione nel possesso, che avrà luogo poco dopo, il 7 febbraio 2000. In pratica, il Comune può occupare per due anni per i lavori necessari l’immobile, che resta di proprietà privata, e nel frattempo deve completare l’iter per l’esproprio e la definitiva acquisizione. Il cantiere parte e si chiude il 16 dicembre 2002 grazie ad alcune proroghe rispetto al termine dei due anni: l’inaugurazione del plesso arriva con il via dell’anno scolastico 2003/2004 e precisamente il 20 settembre 2003, con la cerimonia battezzata dall’allora sindaco Marinelli.
L’ingresso di Palazzo Ferretti, che oggi ospita la scuola media Ungaretti
Un anno dopo, però, in Comune arriva la richiesta dell’avvocato dei proprietari del palazzo di poter avere copia di tutti gli atti legati all’acquisizione della struttura da parte dell’ente ed ecco saltare fuori il problema: dall’esame della documentazione acquisita, emerge che il Comune non aveva mai provveduto a concludere il procedimento espropriativo, per cui dopo i due anni di tempo per l’esecuzione dei lavori avrebbe dovuto riconsegnare lo stabile ai legittimi proprietari. In pratica, il Comune aveva fatto suo un edificio privato realizzandoci una scuola senza avere titolo per farlo.
L’ente ammette l’errore con delibera del giugno 2005 ma eccepisce di vantare un presunto credito di 115.297,45 euro nei confronti dei proprietari di Palazzo Ferretti a titolo di rimborso delle somme anticipate per l’esecuzione urgente «a salvaguardia della pubblica incolumità» dei lavori di messa in sicurezza a seguito del crollo del tetto del 1996. La battaglia giudiziaria nasce da qui, con i privati a presentare ricorso al Tar per vedere riconosciute le proprie ragioni.
Nella sentenza pubblicata oggi ma redatta il 23 settembre scorso, il giudice non ha dubbi. «E’ del tutto evidente il comportamento illegittimo e illecito del Comune, che ha occupato Palazzo Ferretti per ragioni di pubblica utilità e lo ha trasformato irreversibilmente, ma che non ha adottato, entro il termine previsto dal decreto di occupazione di urgenza, il decreto di esproprio – si legge nella sentenza –. Il Comune dovrà risarcire i ricorrenti per la perdita del diritto di proprietà prendendo a riferimento il valore di mercato del bene occupato senza titolo. Tale valore di mercato, in base alle caratteristiche tecnico-costruttive ed alla consistenza dell’immobile prima di essere demolito per la realizzazione dell’opera pubblica, risulta pari all’importo complessivo di 345.034 euro, come si evince dalla relazione estimativa redatta nell’ottobre 2005». Non solo: «Ai ricorrenti spetta il risarcimento dei danni per mancato godimento del bene a partire dal 7 febbraio 2000, da commisurarsi nella misura non inferiore al 5% annuo del relativo valore di mercato – continua la sentenza – va inoltre risarcito il danno non patrimoniale patito dai ricorrenti, da quantificarsi nella misura non inferiore al 10% del valore di mercato dell’immobile in oggetto o nella diversa somma ritenuta di giustizia da liquidarsi anche in via equitativa. Sulle somme così determinate andranno calcolati la rivalutazione monetaria e gli interessi legali sulle somme rivalutate». Insomma, un bel po’ di soldi, ammesso che la strada che si scelga sia quella dell’acquisizione dell’edificio al patrimonio comunale.
Erminio Marinelli, sindaco di Civitanova dal 1995 al 2001 e poi dal 2002 al 2007
L’edificio che oggi ospita la scuola secondaria di primo grado è conosciuto come Palazzo Ferretti in quanto appartenuto alla nobile famiglia originaria della provincia di Ancona. Il conte Marone Ferretti di Senigallia si stabilì a Civitanova nella seconda metà del Settecento per gestire alcune proprietà terriere in loco.
Fece ristrutturare alcuni edifici fatiscenti di via del Paradiso, ora via del Piceno, per edificare un palazzo di architettura rinascimentale, munito di giardino e di stalle per cavalli, ricco di affreschi, stucchi e marmi. La famiglia Ferretti resta a Civitanova Alta per i successivi due secoli: l’ultima rappresentante della dinastia a Civitanova fu Maria Giuseppina Francesca Ferretti, la “contessina”, come veniva chiamata dai vicini. Essa non si sposò e visse nel palazzo in compagnia di una governante che si dedicava in particolare alla cura del giardino interno. Alla sua morte, avvenuta nel 1962, la governante continuò ad abitare nel palazzo, aiutata dalla carità dei vicini. Ma quando è deceduta anche lei, l’edificio, rimasto abbandonato, senza alcun tipo di intervento, ha cominciato a deteriorarsi. Fino agli anni Novanta e alla scelta del Comune di riconvertirlo in scuola.
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