Roscioni, decano degli apicoltori
«Per un buon miele
vanno rispettati i tempi»

L'INTERVISTA all'esperto che ha dedicato la vita per la promozione e la divulgazione dell’allevamento delle api in modo naturale e biologico attraverso corsi di formazione, convegni e seminari
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Tiberio Roscioni

di Claudia Brattini

Apicoltore da quarant’anni, ha dedicato la vita per la promozione e la divulgazione dell’allevamento delle api in modo naturale e biologico attraverso corsi di formazione, convegni e seminari.  Tiberio Roscioni di Camerino, dottore in Scienze agrarie, attualmente lavora come ispettore per il controllo dell’agricoltura biologica presso Ccp (Certificazioni per prodotti Biologici ed Ecosostenibili) dove è referente per l’apicoltura. Inoltre, è docente di un corso di apicoltura di primo e secondo livello all’Istituto tecnico agrario di Macerata. E’ di certo il maceratese più adatto a spiegare come il miele è un alimento prezioso, ma soprattutto cosa c’è dietro questa coltivazione e cosa differenzia un miele biologico.

Dottor Roscioni, il miele prodotto nella nostra regione che caratteristiche ha?

«Quest’anno la produzione ha certamente risentito della siccità e anche della forte sciamatura nel mio caso (a maggio si svolge una separazione delle api, e in questa fase non si raccoglie il miele). In generale la migliore qualità di miele viene prodotta in zone dove c’è terreno incolto, ad esempio dove si trova una coltivazione spontanea, che crea miele di bosco, di acacia, quindi in zone montane dove si trovano prati misti. Le Marche, fortunatamente, non hanno molte zone di coltura intensiva eccessive. Sicuramente dove predomina la monocultura, ovvero la coltivazione di una singola varietà di piante per grandi estensioni di terreno, la produzione di polline è sfavorita. In pratica si può riassumere dicendo che le api amano le erbe spontanee».

È noto ormai il nesso tra inquinamento ambientale e qualità del miele, ma oltre a questo quali “impurezze” si possono rinvenire nel miele?

«Nella nostra regione fortunatamente non ci sono grossi impatti di pesticidi sulle api ma un aspetto molto importante è dato dalla presenza di un acaro: Varroa destructor. Questo acaro, purtroppo, è stato importato dall’ape asiatica e da anni ormai infesta l’ape europea. È obbligatorio quindi effettuare trattamenti perché altrimenti, a causa di questo acaro, nell’arco di massimo due anni, la famiglia di api scomparirebbe.
L’apicoltore può scegliere due trattamenti: il biologico, a base di oli essenziali e acidi organici (naturali ma di sintesi, come timolo, eucalipto) oppure trattamenti chimici a base di acaricidi. Io, in qualità di ispettore, effettuo ricerche di questo tipo nella cera, dove si depositano maggiormente questi trattamenti, per capire se sono stati effettuati correttamente».

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Un apiario

Che differenza c’è tra il trattamento biologico e il “convenzionale”?

«Nel trattamento biologico non si possono utilizzare prodotti chimici, da regolamento sono ammessi solo prodotti naturali; nel convenzionale sono ammessi i trattamenti chimici. Specialmente nella cera queste molecole chimiche si conservano e nel tempo si concentrano, per questo ritengo qualitativamente migliore il prodotto di biologico. Gli antibiotici sono vietati in entrambe le tipologie e devo ammettere che comunque nei controlli non si trovano eccessi di residui nel miele convenzionale. Infine, anche se la forbice di prezzo tra miele biologico e convenzionale è minima, per l’apicoltore, però, produrre miele biologico è molto più dispendioso, richiede anche molta più manodopera».

Come si riconosce un buon miele?

«Per prima cosa un buon miele non deve essere fermentato, un problema che spesso ha il miele quando viene estratto dai favi (smielato) con troppa umidità. Il miele, essendo composto da zuccheri, in caso di umidità rischia di diventare alcol. Si riconosce quando nel miele solidificato inizia a crearsi una patina liquida in superficie. In generale il miele è fatto dalle api le quali fanno un ottimo prodotto, ma è l’intervento dell’uomo che può rovinarlo; vanno rispettati tutti i tempi giusti. In generale il miele teme l’umidità e va conservato nel modo giusto, un miele lasciato in una vetrina, al sole, perderà sicuramente di qualità».

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Lo sciame di api

Miele solido o miele liquido, in termini di qualità c’è differenza?

«Questo è solo un discorso di gusti, la differenza tra i due tipi è data solo dalla percentuale di zuccheri, è un fatto fisico. È un po’ come l’acqua, può essere liquida o solida in base alla temperatura ma è sempre acqua. Nel miele quello che condiziona è la predominanza dei due zuccheri di cui è composto: fruttosio e glucosio, se predomina il fruttosio all’interno del nettare di partenza si produrrà un miele più liquido, viceversa un miele più ricco di glucosio sarà più solido. Discorso diverso è se il miele viene scaldato nella produzione e quindi il miele è liquido per quel motivo, l’apicultore “bravo” dovrebbe decantare il miele per alcuni giorni – in cui le impurità galleggiano – per poi invasettarlo subito, lasciandolo nei secchi cristallizza e quindi poi va scaldato per metterlo nei vasetti. C’è anche un parametro che rileva proprio il miele “vecchio” e scaldato»

Al miele vengono attribuite molte qualità, alcune anche in ambito della salute. Cosa ne pensa?

«Il miele chimicamente è composto da zuccheri semplici, facilmente assimilabili, quindi ottimo per dare energia, è un emolliente, contiene antibiotici naturali – come tracce di propoli – ma in tracce, tutto in senso generale. Anche tra le varie tipologie di miele le differenze non sono così sostanziali da giustificare effetti diversi».



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