Santo Stefano, Morgantini direttore medico
«Costi energetici quintuplicati,
adegueremo il modello organizzativo»

POTENZA PICENA - Cambio al vertice della sede storica della struttura. Il dirigente sostituirà Paolo Serafini che lascerà il suo ruolo dopo 23 anni. L'ad del Gruppo Kos Giuseppe Vailati Venturi: «Le Marche sono una regione nevralgica e strategica per noi»
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Antonello Morgantini

Antonello Morgantini, 60 anni, originario di Pavia ma da 3 decenni “marchigiano d’adozione per scelta”, è il nuovo direttore medico del Santo Stefano di Porto Potenza. Cambio al vertice della sede storica del Santo Stefano Riabilitazione. Morgantini, anche direttore di Area Medica del Gruppo Kos e direttore della Clinica Villa Adria Santo Stefano Riabilitazione di Ancona, sostituisce Paolo Serafini, che per oltre due decenni ha guidato il Santo Stefano, «un professionista – dice lo stesso Morgantini – che ha scritto pagine importanti del Santo Stefano Riabilitazione a Porto Potenza e nelle Marche, contribuendone alla crescita e allo sviluppo con il suo rigore per la qualità clinica, il suo approccio attento verso i pazienti, la dedizione al lavoro e l’attaccamento all’azienda».
«Questi 23 anni trascorsi nella direzione della sede di Porto Potenza del Santo Stefano – dice Paolo Serafini, dal 1999 a capo della struttura – sono stati per me un’indelebile esperienza professionale ed umana, vissuta con colleghi di grande valore, equipe rigorosamente multidisciplinari e multiprofessionali, così come nella migliore tradizione riabilitativa del Santo Stefano, con cui quotidianamente ci siamo confrontati per cercare di migliorare e far crescere la qualità dell’offerta riabilitativa complessiva».
Il cambio al vertice della sede portopotentina segue il recente arrivo della nuova coordinatrice regionale, Laura Benedetto, marchigiana originaria di San Benedetto del Tronto, e rappresenta l’occasione per guardare avanti e affrontare le nuove sfide imposte dal particolare momento storico a livello globale.

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Il Santo Stefano a Potenza Picena

«In questa delicatissima fase post pandemica – dice il dottor Morgantini – e nel pieno del boom del costo dell’energia e dei costi di qualsiasi prodotto e materia prima, ogni settore lavorativo si trova a riflettere su nuovi percorsi, nuova organizzazione e nuovi servizi. E’ un tema enorme che coinvolge appieno anche il settore sanitario dove la questione è: come coniugare la qualità dell’offerta clinica, la soddisfazione degli utenti e degli operatori in un contesto post pandemico così complesso e a fronte di costi energetici che sono in pochi mesi quintuplicati? Per affrontare al meglio questa grande sfida, già nei mesi scorsi abbiamo avviato iniziative di adeguamento del modello organizzativo, per continuare a renderci sostenibili e ad investire. Siamo quindi stati contenti di aver trovato la disponibilità delle sigle sindacali a collaborare in questo percorso, tanto da giungere al recente accordo, comunicato alla stampa dai sindacati, che ha trovato la soddisfazione delle parti».

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(Foto Gasparroni)

Sul tema interviene anche Giuseppe Vailati Venturi, Ad del Gruppo Kos: «Le Marche sono una regione nevralgica e strategica per Kos e le cifre fotografano bene il suo peso specifico all’interno di un Gruppo che opera in 11 regioni con un totale di 108 strutture in Italia. Solo nelle Marche, infatti, sono oltre 2.350 gli operatori sanitari, medici, infermieri, oss, terapisti, ogni giorno fianco a fianco dei nostri pazienti. Negli ultimi 5 anni – grazie anche a oltre 54 milioni di investimenti, di cui 11 milioni per la costruzione della Residenza Valdaso a Campofilone e 13,5 milioni per Villalba Macerata – Santo Stefano è ulteriormente cresciuto divenendo un punto di riferimento per il territorio nella riabilitazione delle gravi cerebrolesioni acquisite e delle mielolesioni, nella riabilitazione neurologica, ortopedica e pneumologica. In precedenza, nel periodo tra il 2015 ed il 2017, sono stati investiti 13 milioni per la realizzazione del nuovo padiglione di Porto Potenza e 8 milioni per la costruzione della residenza Santa Maria in Chienti, a Montecosaro».

 



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