«Madonna della Pace del Pinturicchio
trasferita dal vescovo nel nuovo museo:
venga riportata nella pinacoteca»

SAN SEVERINO - Gli ex assessori Claudio Scarponi, Simona Gregori e Gabriela Lampa, l'esperto di arte locale Marcello Muzzi e il presidente del circolo di Legambiente "Il grillo" Francesco Ranciaro scrivono a monsignor Francesco Massara e criticano lo spostamento avvenuto «con l'assenso dell'Amministrazione»
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La Madonna della Pace del Pinturicchio

«È con grande rammarico che apprendiamo del trasferimento della Madonna della Pace del Pinturicchio al nuovo museo dell’arte recuperata. Chiediamo al vescovo che venga riportata alla pinacoteca». Gli ex assessori di San Severino Claudio Scarponi, Simona Gregori e Gabriela Lampa, l’esperto di arte locale Marcello Muzzi e il presidente del circolo di Legambiente “Il grillo” Francesco Ranciaro scrivono una lettera rivolta alla cittadinanza e al vescovo Francesco Massara e criticano lo spostamento, avvenuto con l’assenso della giunta comunale.

«Quest’opera è intrinsecamente legata alla storia di San Severino, perché appositamente commissionata dal priore Liberato Bartelli per l’altare della propria famiglia, situato nell’antica cattedrale al monte. Dopo una serie di vicissitudini, che per oltre un secolo sottrassero l’opera alla fruizione dei cittadini settempedani, la tavola fu restituita al pubblico grazie ad un lungimirante accordo di valorizzazione delle proprie opere, stipulato nel 1974 tra il capitolo della cattedrale di San Severino e l’amministrazione comunale, in funzione del quale fu creata la pinacoteca comunale “Tacchi Venturi” con sede a Palazzo Manuzzini in via Salimbeni – si legge nella lettera -. Nell’arco di cinquant’anni vi sono state investite ingentissime risorse pubbliche, grazie alle quali è esplosa l’attenzione sul valore della scuola pittorica locale dei Salimbeni e di Lorenzo d’Alessandro, delle influenti botteghe dei maestri intarsiatori Indivini e Acciaccaferri e degli straordinari influssi apportati dai più noti pittori attivi in tutt’Italia come Allegretto Nuzi, Paolo Veneziano, l’Alunno, Vittore Crivelli, lo Scarsellino e naturalmente il Pinturicchio. Testimone della volontà politica del priore Liberato Bartelli di legare il proprio casato alle sorti della città ed alla sua prestigiosa cattedrale, il capolavoro del Pinturicchio dovrebbe allora essere al più presto reintegrato nella pinacoteca civica settempedana».

PINTORICCHIO-MADONNA-DELLA-PACEDi recente è stato aperto il museo dell’arte recuperata. «Non a caso ha scelto di adottare la stessa filosofia espositiva dedicando una sala ad ogni città o comunità proprio per salvaguardare e non stravolgere quel vivido dialogo identitario che lega le opere al territorio ed alla comunità di appartenenza – prosegue la nota -. Si tratta di uno straordinario e pregevole investimento, realizzato grazie ai contribuenti europei per supportare le comunità ferite dal sisma. Proprio per questo motivo la Madonna della Pace sembra stridere con l’impianto espositivo del nuovo museo. La preziosa tavola, sottratta al suo naturale contesto, è posizionata in una sala dedicata che dovrebbe enfatizzarne la sua essenza di capolavoro. Appare invece isolata, quasi un corpo estraneo rispetto alle altre opere esposte. È evidente a tutti, infatti, che nulla ha a che fare con le tristi vicissitudini del sisma, considerato che la pinacoteca di provenienza è uno dei pochi musei del cratere rimasto miracolosamente illeso ed aperto al pubblico. L’unico legame del capolavoro con palazzo Scina Scentili che lo ospita è la proprietà del capitolo della cattedrale di San Severino che a sua volta dipende dalla diocesi. Più che altro si è voluto utilizzare il capolavoro come attrattore per i visitatori, affermano in molti. Il rischio è però quello di sminuire il valore delle altre opere e la filosofia espositiva del Marec, che è invece la novità ed il vero punto di forza di questo nuovo straordinario museo. Lo sforzo di salvare il lascito culturale del passato per rafforzare il radicamento di una comunità al proprio territorio è il vero attrattore che ha catalizzato l’interesse, al di là dell’eccezionale valore artistico delle opere esposte o di un Pinturicchio furbescamente indicato come un’opera recuperata».

Da questa serie di motivazioni nasce la richiesta a Francesco Massara di riportare l’opera al suo vecchio posto. «Chiediamo allora che il vescovo possa rivedere la decisione di spostare definitivamente il capolavoro del Pinturicchio al Marec, evitando così di disarticolare l’impianto espositivo della pinacoteca civica comunale “Tacchi Venturi” che lo ha ospitato per quasi cinquant’anni e sulla quale dal 1974 tutta la collettività ha investito sforzi straordinari e significative risorse – aggiunge la lettera -. Più recentemente ampliato e aggiornato è considerato oggi uno dei siti museali più all’avanguardia della regione per i moderni allestimenti che consentono un’esplorazione virtuale delle opere ed un’esperienza multisensoriale completa, accessibile anche a visitatori ipovedenti i quali, grazie a didascalie in braille e riproduzioni tridimensionali, possono oggi ammirare anche la serafica bellezza della Madonna della Pace. Ci si consenta quindi di dissentire dalle scelte imposte o suggerite dagli specialisti di cui la diocesi si è avvalsa e soprattutto ci sia consentito di ricordare il prestigio, la ricchezza e la straordinaria coerenza storico culturale dell’impianto espositivo della nostra civica pinacoteca. Sia il codice dei beni culturali che le più recenti teorie conservative concordano infatti nella necessità di evitare qualsiasi smembramento di raccolte pubbliche e anche private dotate di una propria coerenza».

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Francesco Massara

L’auspicio di Claudio Scarponi, Simona Gregori, Gabriela Lampa (tutti e tre ex assessori alla Cultura di San Severino), Marcello Muzzi (studioso di arte locale) e Francesco Ranciaro (presidente del circolo di Legambiente “Il grillo”) è quello che «la diocesi e l’amministrazione comunale, la quale forse ha aderito al trasferimento sottovalutandone le importanti implicazioni negative, trovino un accordo per riportare la Madonna della Pace nella pinacoteca civica, senza rendere vani gli sforzi e gli investimenti sino a qui sostenuti e soprattutto senza mortificare il senso di appartenenza di una collettività che orgogliosamente si riconosce nelle proprie istituzioni culturali – proseguono i firmatari della lettera -. Auspichiamo che i due enti, ricucendo quel lungimirante discorso avviato nel lontano 1974, possano valorizzare sinergicamente i rispettivi poli museali senza attuare dinamiche concorrenziali, bensì attuando un percorso espositivo dotato di adeguatezza museologica, organicità storico-artistica e sostenibilità economica. Palazzo Manuzzini potrebbe diventare allora il polo finale di un unico percorso museale, valorizzato mediante accessi integrati, campagne promozionali comuni, moderni e adeguati servizi alla visita. L’appello è anche quello all’adozione di una strategia comune per cogliere le opportunità del nuovo Pnrr al fine di valorizzare l’archivio civico e quello diocesano della nostra città, con azioni di riordino e di uso delle più moderne tecniche di digitalizzazione, in particolare per creare un vero polo archivistico e bibliotecario comune, che permetta di ottimizzare le risorse di personale, necessarie alla fruizione pubblica. L’obiettivo dovrebbe essere anche il rientro in città dell’archivio storico della diocesi di San Severino, avente uno stretto legame con palazzo Scina Gentili, attuale sede del Marec, oggi trasferito a Camerino, con grave pregiudizio del legame tra la città e la sua memoria storica».



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