«Alunna maltrattata», revocati i domiciliari
per prof e assistente all’autonomia
«Dai genitori tanta solidarietà alla Morroto»

TOLENTINO - Il gip ha deciso, per entrambe però c'è l'interdizione per un anno dal sostegno. L'avvocato Coltorti: «La mia cliente ha ricevuto tanti messaggi da papà e mamme di ragazzi e bambini che ha assistito, sono tutti con lei». La difesa dell'insegnante: «Felice di tornare libera, non vede l’ora di poter dare la sua versione dei fatti»
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Alessia Cingolani insieme ai suoi legali, gli avvocati Nicola Piccinini (a sinistra) e Diego Casadidio

 

di Gianluca Ginella

Revocati gli arresti domiciliari per l’insegnante e l’assistente, per entrambe divieto per un anno dal sostegno. La decisione presa dal giudice Claudio Bonifazi, lo stesso che aveva firmato le misure cautelari eseguite lo scorso 20 maggio, dopo la richiesta dei difensori delle due donne indagate per maltrattamenti a una alunna di una scuola superiore di Tolentino. Il legale dell’assistente Marta Morroto: «E’ un po’ risollevata dai messaggi che sta ricevendo sul cellulare del marito di genitori di ragazzi e bambini che esprimono tutta la loro solidarietà».

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Marta Morroto esce dal tribunale dopo l’interrogatorio di garanzia. A destra il suo legale, l’avvocato Renato Coltorti

Le due insegnanti sono tornate libere a distanza di otto giorni dagli arresti che hanno fatto seguito alle indagini dei carabinieri della Compagnia di Tolentino.

Per Morroto, assistente per l’autonomia e la comunicazione, la revoca dei domiciliari è arrivata in quanto si era spontaneamente autosospesa dal rapporto di lavoro con la cooperativa che ha la convenzione con la scuola e dunque il gip ha ritenuto fossero venute meno le pressanti esigente cautelari e ritiene idoneo limitare la misura al divieto per 12 mesi per svolgere funzioni di assistente in ambito scolastico per studenti che necessitano il sostegno.

«Questo perché, ha sottolineato il giudice, non ci sono elementi portati dalla difesa per eliminare ulteriormente le misure cautelari. Ovviamente prima di produrli dobbiamo leggere tutti gli atti d’indagine» dice l’avvocato Renato Coltorti, legale di Morroto. Oltre alla vicenda giudiziaria c’è anche una vicenda umana, spiega il legale: «La mia assistita sta ricevendo tantissimi messaggi sul telefono del marito, il suo è sotto sequestro, da parte di genitori di altri ragazzi e bambini che lei stava seguendo o ha seguito in passato. Tutti sono con lei – continua Coltorti – e le danno solidarietà. Sanno il suo valore e quello dell’attività che è sempre stata svolta da lei. Addirittura ci sono ragazzini che non voglio andare più a scuola perché non c’è Marta. È un po’ risollevata da questo, oltre che dal provvedimento di oggi, perché era provata per gli articoli e i commenti delle persone su Facebook».

Per Cingolani, il gip scrive che «Fermo restando il quadro indiziario, occorre prendere atto della aspettativa dal servizio richiesta» da Cingolani, cosa che fa decadere le esigenze cautelari. «Al Gip inizialmente è stata rappresentata una situazione unilaterale – dice l’avvocato Nicola Piccinini, che assiste Cingolani insieme al legale Diego Casadidio -, da parte degli inquirenti, che andava necessariamente interrotta, giusta quindi la misura cautelare e per questo non abbiamo fatto ricorso al Tribunale del riesame. Sui comportamenti vedremo se ci sono o meno ipotesi di reato. Oggi secondo noi le esigenze cautelari non ci sono più e ha fatto bene a revocarle. Siccome la nostra assistita è di ruolo in Storia e Filosofia a settembre andrà ad insegnare questo, non si occuperà più di sostegno. Lei è felice di poter tornare libera e non vede l’ora di poter dare la sua versione dei fatti».

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