Gatti avvelenati a Pioraco:
«Siete malati di testa,
se fossi in voi mi preoccuperei»
INTERVENTO - L'assessore alla Sanità, alla Cultura e ai Servizi sociali Luisella Tamagnini condanna il gesto: «Infliggere sofferenze a chi non può difendersi non vi rende molto diversi dagli aguzzini dei lager. Le creature, umane e non, sono sacre»

Il post dell’assessore sulla pagina ufficiale del Comune
«Se c’è qualcosa che non va, la colpa non è del gatto, ma di chi casomai dovrebbe occuparsene. Se poi ammazzare gatti (o altri animali) per diletto, infliggendo terribili sofferenze vi gratifica, sappiate che siete malati di testa e se fossi in voi mi preoccuperei. Infliggere sofferenze a chi non può difendersi non vi rende molto diversi dagli aguzzini dei lager. Le creature, umane e non, sono sacre».

Luisella Tamagnini
Con queste parole, postate sull’account Facebook ufficiale del Comune, l’assessore alla Sanità, alla Cultura e ai Servizi sociali di Pioraco Luisella Tamagnini condanna l’avvelenamento di alcuni gatti nella frazione di Seppio (leggi l’articolo). Con una nota ufficiale intende anche precisare come la legge comunale regolamenta il comportamento da attuare con tali animali, sottolineando tre punti: «Le colonie feline del Comune – spiega – sono censite, registrate e protette; chi si occupa delle colonie è tenuto a mantenere la pulizia del luogo dove sono somministrati pasti e si deve fare carico della rimozione di eventuali deiezioni; chi si occupa delle colonie è tenuto ad accudire i gatti, occuparsi di eventuali necessità sanitarie e contattare l’Asur per la sterilizzazione che, per le colonie feline censite è gratuita. Inoltre, chi somministra del cibo a gatti randagi senza essere responsabile della colonia è punibile a norma di legge».
Chi ammazza un gatto, o è un pazzo, o è un sadico. Evolvendosi diventa un nazista.
Ma c’è di peggio ad Appignano: li impiccano, li briciano, li massacrano a bastonate, li disperdono nelle campagne. E vogliono fare la figura di evoluti con la “Leguminaria”, o con un teatro da 500 posti. Anche Hitler, da buon vegetariano, amava i legumi e il teatro wagneriano.