La guerra della Vernaccia,
quando le Marche non fanno squadra

IL COMMENTO di Ugo Bellesi - Quello che nasce a Serrapetrona è un vino eccellente che andrebbe valorizzato e non certo denigrato con inutili lotte fratricide. Prendete da esempio le reti costituite in Veneto per il Prosecco e a Modena per l'aceto balsamico
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi 

Come al solito i marchigiani sono bravissimi a farsi la guerra per quattro palmi di terra o, come è capitato in questi giorni, per un vino che è eccellente ma in pochissima quantità. E’ il caso della Vernaccia scoppiato in questi giorni attraverso le pagine di Cronache Maceratesi. Ma siamo bravi proprio in questo noi marchigiani: a farci la guerra gli uni contro gli altri senza alzare lo sguardo un po’ più in alto. Guardate un po’ se avviene altrettanto nel Veneto per il Prosecco, di cui se ne conoscono almeno venti varietà in altrettanti territori?

Guardate un po’ cosa avviene a Modena con l’aceto balsamico? Infatti i produttori dell’aceto balsamico tradizionale di Modena e quelli che producono l’aceto balsamico di Modena non si fanno la guerra, tutt’altro. Ovviamente il primo è il migliore e il più costoso. Il secondo ha un prezzo più contenuto ma i contenitori sono spesso un po’ più piccoli. In questa maniera le vendite vanno a gonfie vele sia per gli uni che per gli altri.

Nelle Marche invece ha ottenuto l’Igp il ciauscolo per così dire industriale, ma non si è riusciti ad avere la Doc per il ciauscolo artigianale dei Sibillini. Tutto il contrario che a Modena con l’aceto balsamico. Da noi, ad esempio, per creare l’Istituto marchigiano tutela vini, c’è voluta la caparbietà di Alberto Mazzoni per mettere insieme tutti i produttori di vino delle Marche. Ma oggi i risultati si vedono perché la promozione viene portata avanti praticamente in tutto il mondo (Coronavirus permettendo).

E adesso è invece scoppiata la guerra prenatalizia tra le Vernacce di Serrapetrona, che, è ovvio, finirà con la fine che hanno fatto “i polli di Renzo”. Da una parte alcuni esperti, durante una degustazione a Civitanova, hanno elogiato il lavoro fatto sulla Vernaccia nera negli ultimi anni dalla Cantina Fontezoppa, arrivando però a dire che l’altra Vernaccia, lo spumante dolce, era destinata a morire potendosi abbinare solo con torrone e… tombola. Pronta la risposta di Mauro Quacquarini, storico produttore, a difesa della tradizione.

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Un vigneto a Serrapetrona

Le origini della Vernaccia si fanno risalire al medioevo, forse già al XV secolo. Era un vitigno nero (l’unico in Italia perché gli altri sono bianchi) con il quale era facile la spumantizzazione dolce. E’ così che nel 1971 si crea il disciplinare e si ottiene il riconoscimento Doc per la Vernaccia dolce prodotta nel territorio di Serrapetrona e in parte nei comuni di San Severino e Belforte. E nel 1975 nel bollettino ampelografico del Ministero dell’agricoltura viene inserito anche il vitigno Vernaccia Nera di Serrapetrona.

Già si conosceva l’eccellente vocazione di questo vitigno alla produzione di vini da pasto per cui nel 2003 si ottiene la Doc per il Serrapetrona quale “vino fermo da pasto dopo un anno di invecchiamento”. Lo si era voluto così distinguere dalla Vernaccia spumante legando il vino fermo al territorio e cioè a Serrapetrona. Ma già nel 1976 Luigi Veronelli, nel “Catalogo Bolaffi dei vini d’Italia”, avendo conosciuto il noto produttore Attilio Fabrini, scriveva quanto segue: “Il dott. Attilio Fabrini ha seguito il mio consiglio ed ora produce la sua Vernaccia di Serrapetrona cru Pian delle Mura, nei tipi amabile e secco…”

Nel 2005 la Banca delle Marche dedicò un volume a “La vite e il vino nelle Marche”, opera di valenti professionisti e docenti del settore, nel quale si legge tra l’altro: “Sorprende l’accostamento della Vernaccia, del tipo secco, a formaggi semiduri e piccanti, mediamente grassi, anche a fermentazione fungina, oltre che a carni più impegnative in preparazioni grasse, ai cotechini, zamponi, alle cotenne e salsicce “matte”, come pure ai bolliti salsati alla mostarda di frutta”.

cena-stellata-da-maretto-civitanova-FDM-2-325x217Senza dimenticare che l’ultima denominazione di origine controllata assegnata nel Maceratese è costituita da “I Terreni di San Severino” nelle tipologie Rosso superiore e Moro. A noi in questo momento interessa ricordare il Rosso superiore che, per il 50%, è costituito da Vernaccia Nera.
Dunque la Vernaccia Nera è sempre esistita ed è un vitigno prodigioso capace di dare origine a tanti vini di diverse caratteristiche. Così abbiamo la Vernaccia rosa, il Passito di Vernaccia, il Rosso superiore e negli anni chi sa quali altre varietà saranno create dai nostri enologi!

Perché allora, anziché farsi una guerra inutile e dannosa tra gli uni e gli altri, non riunire tutte queste potenzialità e presentare una gamma di vini di alta qualità, in confezioni di prestigio per spuntare i prezzi più alti. Non insegna proprio niente quanto si è fatto altrove con il Prosecco e con l’aceto balsamico di Modena?

E concludiamo con una frase di Veronelli che, descrivendo la Vernaccia, nella “Guida delle Marche” scrive tra l’altro: “Già mi emoziona scriverne, immagino l’assaggio. Gran vino, degno di “cru”, degno di fama…Forse in Francia si disputerebbero le poche bottiglie; da noi…bando a tristezze!”.
Da noi – è ovvio – ci si fa la guerra…

Serrapetrona, scontro sulla Vernaccia Quacquarini difende la “sua” terra: «Frutto del sudore di tante generazioni»

La Vernaccia nera esiste, i cinque vini di Fontezoppa che hanno sfatato un mito (Foto)

 



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