Turista inglese sequestrato,
spunta un secondo luogo di prigionia:
l’appartamento di uno youtuber

MONTE SAN GIUSTO - Tanti gli aspetti ancora da chiarire in questa vicenda che assume sempre più i contorni di un giallo. Oltre al presunto quinto complice, un ragazzo del Fermano che avrebbe avuto un ruolo nel rapimento del 25enne Sam Demilecamps a Firenze, salta fuori una sesta persona che avrebbe messo a disposizione il suo appartamento dove tenere l'ostaggio qualche giorno. E' stata proprio la vittima a raccontarlo. Le indagini del Ros continuano, al setaccio anche i telefoni cellulari. I quattro giovanissimi accusati del sequestro sono ai domiciliari
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Demilecamps

Sam Kourosh Patrick Demilecamps

 

di Giovanni De Franceschi

Il ruolo del quinto ragazzo con i nonni nel Fermano, il trasferimento in un altro luogo di prigionia messo a disposizione da un blogger, parte del riscatto pagata da due amici, i gioielli spariti, le versioni discordanti. Questi sono solo alcuni degli aspetti ancora tutti da chiarire del rapimento del rampollo inglese Sam Kourosh Patrick Demilecamps, londinese di 25 anni, liberato dai carabinieri del Ros e dai colleghi del Reparto operativo di Macerata durante un’irruzione in un appartamento di Monte San Giusto dove è stato trovato ammanettato ad una scala, scalzo e al buio. Con l’accusa di sequestro di persone a scopo d’estorsione sono stati arrestati e ora sono ai domiciliari: Rubens Beliga Gnaga, 18 anni di Monte San Giusto, Ahmed Rajraji, 21 anni, Dona Conte, 23 anni, e Aurora Carpani, 20enne, questi ultimi tre tutti di  Montegranaro. Demilecamps ha raccontato ai carabinieri di essere arrivato in Italia a giugno come turista. Prima tappa a Bologna, ospite di un amico che aveva conosciuto a Londra. A casa dell’amico avrebbe conosciuto poi anche un altro ragazzo, che pochi giorni dopo però sarebbe ripartito per Fermo, dove vivono i nonni.

ahmed_rajrai_333-325x216Demilecamps l’avrebbe seguito, si sarebbe fatto inviare la carta di credito dalla madre all’indirizzo della casa dei nonni dell’amico, e poi si sarebbe fermato a Civitanova, dove grazie al fermano avrebbe conosciuto Rajraji e Gnaga. Dopo essersi persi per un po’ di vista, mentre Demilecamps girava per l’Italia, si arriva al 6 ottobre: la data fatidica. Demilecamps ha raccontato di essere tornato a Firenze con un amico tedesco per alloggiare in un ostello. E proprio nel capoluogo toscano è tornato a farsi vivo l’amico fermano conosciuto in Emilia. «Mi ha detto di raggiungerlo ad un hotel – ha spiegato ancora il 25enne londinese ai carabinieri – ci siamo seduti su una panchina e qui sono stato aggredito da tre persone. Mi hanno ripetutamente colpito con calci e pugni, stordito con un taser impugnato da Ahmed e con dello spray al peperoncino. Mi hanno caricato in macchina, costretto a prendere sei pastiglie di tranquillanti, e portato a Monte San Giusto. Successivamente ho saputo tramite messaggi Whatsapp che l’amico fermano aveva poi raggiunto il tedesco in ostello e si era fatto consegnare la mia valigia, con dentro anche una collana, un bracciale in oro e due orecchini con diamanti». A portare Demilecamps nel Maceratese, sarebbero stati Gnaga, Rajraji, e Conte, la Carpani si sarebbe unita al terzetto solo in un secondo momento.

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Aurora Carpani

A questo punto sarebbero iniziati, sempre secondo il racconto del giovane londinese, almeno otto giorni di prigionia nell’appartamento di via Carducci che Gnaga aveva affittato. «Nel periodo in cui sono stato trattenuto – ha detto Demilecamps ai militari  – ho convinto degli amici a farmi mandare parte del riscatto su una carta intestata a Rubens». Dove in effetti sono arrivate due ricariche per un totale di 1.500 euro su 7mila richiesti, soldi inviati da due amici: uno dalla Spagna e l’altro dall’Inghilterra. Durante gli otto giorni trascorsi nell’appartamento sarebbe stato trattenuto in una stanza buia, con dei mobili davanti alla finestra, ammanettato e avrebbe mangiato gli avanzi dei suoi carcerieri che i carabinieri hanno trovato nell’appartamento al momento del blitz. «Mi colpivano con pugni, calci, scariche di taser, colpi da fucili usati per il softair e tentativi di soffocamento nella vasca piena d’acqua», ha raccontato il giovane, che è stato trovato con una bruciatura procurata, appunto, dal taser. Poi all’improvviso l’8 ottobre, cinque giorni prima del blitz dei carabinieri, il trasferimento temporaneo in un altro appartamento «a cinque minuti di auto» da dove era tenuto prigioniero, messo a disposizione da una sesta persona che Demilecamps dice di aver conosciuto quando era a Civitanova come un blogger di Youtube. Dopo il weekend il 25enne e i suoi presunti carcerieri sarebbero tornati nella casa di Monte San Giusto, dove  mercoledì mattina, in un momento di distrazione dei quattro Demilecamps dice di essere riuscito a prendere il suo telefono ed a inviare la posizione ai genitori, «implorandoli di interessare la polizia». Effettivamente la segnalazione ai Ros di Ancona è arrivata dall’Nca britannica, e il blitz che ha portato alla liberazione del giovane londinese è avvenuto proprio mercoledì pomeriggio.

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Dona Conte

Questa la versione di Demilecamps, secondo cui i 7mila euro di riscatto, «cifra aumentata di giorno in giorno», sarebbe stata chiesta «a causa delle elevate disponibilità economiche mie e della mia famiglia. Basti pensare – ha detto sempre il 25enne ai carabinieri – che nel periodo trascorso a Civitanova ho speso, in compagnia delle persone che frequentavo, diverse migliaia di euro». Inoltre il ragazzo ci ha tenuto a specificare che l’attuale marito della madre è l’ad di una grossa azienda leader nel comparto delle biotecnologie e che la collana, il bracciale in oro e i due orecchini con diamanti che stavano nella valigia sono spariti. Ora, perché un gruppetto di giovanissimi dovrebbe rapire un turista inglese, tenerlo rinchiuso in una casa per almeno otto giorno, rischiare un minino di 25 anni di carcere per 7 mila euro? Questo resta ancora un mistero. Una risposta ha provato a darla uno degli arrestati, il più giovane, davanti al Gip.

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Rubens Beliga Gnaga

Gnaga, infatti, ha raccontato al giudice che Demilecamps aveva accumulato un debito con loro e che il rapimento era solo una messinscena per convincere i genitori del 25enne a inviare i soldi necessari. Ma anche questa della messinscena non convince molto gli inquirenti: perché infatti se era tutta una finta il 25enne è stato trovato in una stanza al buio, ammanettato ad una scala e denutrito? Mentre più plausibile appare la storia del debito contratto. E poi chi sono l’amico fermano e il sesto che ha messo a disposizione un altro appartamento? Che ruolo hanno effettivamente avuto? E i gioielli che il 25enne ritiene siano spariti, dove sono finiti?

Insomma, in questa vicenda, che sta assumendo sempre più i contorni di un giallo, ci sono ancora diversi punti oscuri. E per questo i militari del Ros di Ancona stanno proseguendo con le indagini, con il fascicolo che è in mano sia alla Dda di Ancona sia alla procura di Firenze, luogo dove si sarebbe consumato il rapimento. Qualche risposta potrebbe arrivare dai cinque telefonini sequestrati, quelli dei presunti rapitori e quello della vittima. In attesa che venga fatta piena luce sulla vicenda, Demilecamps, dopo aver preso una stanza in un albergo del centro e aver passato in giro per Macerata il giovedì universitario, tra oggi e domani dovrebbe far ritorno a Londra.

 

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Il comandante del Ros di Ancona Francesco D’Ecclesiis, il comandante provinciale dei carabinieri di Macerata, colonnello Nicola Candido, e il tenente colonnello Massimiliano Mengasini, comandante del reparto operativo

 

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